La legge 194 non è più tabù

(di Alfredo De Matteo) Com’era ampiamente prevedibile, la Consulta ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale della legge 194, nello specifico dell’articolo 4, sollevata nei giorni scorsi da un giudice tutelare del Tribunale di Spoleto. Egli ha preso a pretesto il caso di una minorenne che intendeva abortire senza coinvolgere i genitori per sollevare incidente di costituzionalità della legge 194, facendo riferimento ad un pronunciamento della Corte Europea che definisce l’embrione “un soggetto da tutelarsi in maniera assoluta”.

Inoltre, il giudice tutelare ha avanzato la tesi secondo cui l’articolo 4 dell’infame legge (il nucleo omicida) è in contrasto con i principi fondamentali della Costituzione ed in particolare con gli articoli 2 e 32, rispettivamente a tutela dei diritti inviolabili dell’individuo e del suo diritto alla salute, nonché con gli articoli 11 (cooperazione internazionale) e 117 (diritto all’assistenza sanitaria ed ospedaliera).

La Consulta, chiamata ad esprimersi, ha dichiarato “manifestamente inammissibile, la questione di legittimità costituzionale”.

Ora, l’episodio ci induce ad alcune riflessioni: innanzitutto, le buone intenzioni ed i lodevoli propositi non sono sufficienti a garantire risultati positivi nella buona battaglia contro l’aborto di Stato. Anzi, iniziative sacrosante ma velleitarie o inopportune dato il panorama storico contingente, le cui probabilità di riuscita sono pressoché pari a zero, possono sortire l’effetto opposto di quello atteso e portare al rafforzamento ideologico, politico e culturale della legge 194.

Di contro, c’è da osservare che il fuoco di sbarramento alzato dagli abortisti a difesa della legge 194, del tutto spropositato visto il prevedibile esito scontato del pronunciamento della Consulta, è il segno che l’avanzata lenta ma progressiva, in Italia e nel mondo, del fronte antiabortista incute timori e preoccupazioni. Sono ormai numerosi i paesi (su tutti gli Stati Uniti) in cui i movimenti pro life vedono costantemente aumentare di numero i propri simpatizzanti e parallelamente l’efficacia delle strategie e delle politiche a difesa della vita nascente.

Anche l’Italia, fino a qualche tempo fa fanalino di coda per quanto riguarda la forza di opposizione alle leggi ed alla cultura dominante, sta alzando la testa: nuova linfa all’antiabortismo militante è stata data dallo storico evento della Marcia Nazionale per la Vita, ormai un appuntamento fisso per la Capitale, che ha avuto il grande merito di far uscire allo scoperto il popolo della vita, finora costretto ad agire quasi esclusivamente sul versante, seppur nobile, del sostegno economico e psicologico alle donne a rischio aborto. Grazie all’encomiabile lavoro dei volontari dei movimenti per la vita operanti nel territorio migliaia di vite umane, in questi ultimi decenni, sono state strappate a morte certa; eppure, lo strapotere politico, culturale e mediatico dei nemici di Dio e della vita umana non lasciava spazio ad alcuna speranza di una seppur lieve virata verso le ragioni della vita.

Ora, questa speranza comincia a concretizzarsi ed il nemico è meno sicuro e spavaldo di quanto voglia apparire, tanto che sui social network è stata lanciata, nei giorni immediatamente precedenti la decisione della Consulta, una furiosa campagna ideologica a difesa della legge 194 che ha visto scendere in campo personaggi di punta come l’onnipresente regista cinematografico Roberto Saviano e l’ex magistrato Antonio Di Pietro.

L’ennesimo insulto a Dio ed alla ragione scaturito da un organismo istituzionale non deve scoraggiarci ma, al contrario, spingerci ad intensificare la spinta propulsiva, fatta di iniziative decise e fattibili, contro la cultura dominante.

Laddove le forze umane non possono arrivare sarà la Divina Provvidenza ad aprire opportunità insperate.

Alfredo De Matteo

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