La Gran Loggia inglese accoglie i transgender

(di Lupo Glori) Anche i frammassoni inglesi si adeguano al “gender diktat” globale e aprono le porte della loro istituzione riservata esclusivamente agli uomini alle persone transgender che siano “transitate” da donna a uomo.

La United Grand Lodge of England (Ugle), storica Gran Loggia anglosassone fondata nel 1717, che conta circa 200 mila membri e che ha giurisdizione su Inghilterra, Galles ed alcuni distretti d’oltreoceano, ha infatti recentemente stabilito che una “donna” che «è diventata un uomo» debba essere trattata «allo stesso modo di qualsiasi altro candidato maschile». Qualsiasi “donna” potrà dunque diventare un “massone” a tutti gli effetti a patto che si unisca alla loggia nelle “vesti” maschili, ovvero nell’identità di genere di uomo.

Il documento di orientamento in fatto di identità di genere, che è stato trasmesso alle 7 mila logge presenti in Inghilterra e Galles, sottolinea infatti come la riassegnazione di genere di un massone dovrebbe essere «trattata con la massima compassione e sensibilità». A riguardo, continua il testo, «nessun candidato dovrebbe essere soggetto a questioni riguardanti il proprio genere che potrebbero causargli sensazioni scomode». Per questo, se un aspirante membro alla loggia è una persona transgender ci si aspetta che «riceva il pieno sostegno dei suoi fratelli».

Michael Baker, portavoce dell’Ugle ha spiegato come la novità appena introdotta non sia il frutto di una particolare richiesta interna, quanto della volontà di adattarsi preventivamente al mutato contesto sociale in fatto di identità sessuali, dichiarando: «sebbene non ci sia stata una richiesta generale di orientamento sulla riassegnazione di genere, le domande sull’argomento diventeranno sempre più comuni in futuro, e ora sembra essere un momento opportuno per fornire orientamenti generali ai nostri membri».

Al di là dell’ammissione di coloro che hanno transitato dal sesso femminile a quello maschile all’interno della Gran Loggia riservata agli uomini, Baker precisa come la United Grand Lodge of England continuerà comunque a mantenere ben distinti il ramo maschile e quello femminile, sottolineando che «le persone che la legge classifica come femmine non potranno ancora aver accesso all’UGLE. Queste, potranno, naturalmente, divenire membri delle due logge esclusivamente femminili: l’Order of Women Freemasons, l’Ordine delle Donne Massoniche (Owf) e l’Honourable Fraternity of Ancient Freemasons, l’Onorevole Fraternità degli Antichi Massoni (Hfaf) – entrambe si riferiscono ai propri membri con il termine di fratelli».

Il documento di allineamento al nuovo diktat etico in fatto di sessualità appena pubblicato dalla Gran Loggia inglese non stupisce affatto dal momento che la massoneria, nella sua acerrima lotta contro il cattolicesimo, ha, da sempre, appoggiato e promosso tutte quelle teorie, che di volta in volta si sono presentate nel corso del processo rivoluzionario, tese a ad aggredire e scardinare l’ordine naturale e cristiano.

Uno scontro plurisecolare tra due visioni del mondo contrapposte ed inconciliabili, quell’«antagonismo tra due civiltà» efficacemente descritto dal canonico francese Mons. Henri Delassus (1836-1921) nella sua celebre opera del 1907 Il problema dell’ora presente, così espresso dal massone Paul Lafargue al Congresso massonico di Liegi del 1865: «Sono quattrocento anni che noi scalziamo il cattolicesimo, la macchina più forte che sia stata inventata in fatto di spiritualismo. Essa è ancora solida, disgraziatamente».

In tale prospettiva, la massoneria di oggi, che va a braccetto con le teorie promosse dall’ideologia LGBT e dall’agenda gender internazionale, è la stessa che ieri, nel pieno della contestazione globale del 1968, appoggiava il movimento femminista, esprimendo così sulla rivista massonica L’Humanisme il proprio punto di vista in fatto di “liberazione” della donna: «La prima conquista da fare è la conquista della donna. La donna deve esser liberata dalle catene della Chiesa e dalla legge […]. Per abbattere il cattolicesimo, bisogna cominciare col sopprimere la dignità della donna, la dobbiamo corrompere assieme alla Chiesa. Diffondiamo la pratica del nudo: prima le braccia, poi le gambe, poi tutto il resto. Alla fine, la gente andrà in giro nuda, o quasi, senza più batter ciglio. E, tolto il pudore, si spegnerà il senso del sacro, s’indebolirà la morale e morirà per asfissia la fede». (Lupo Glori)

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