La giusta risposta cattolica ai “gay pride”

Esclusivo: riportiamo un appello di Sua Eccellenza mons. Athanasius Schneider, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Maria Santissima in Astana.

Nei decenni passati hanno iniziato a diffondersi nelle città del mondo occidentale manifestazioni pubbliche, dette “gay pride” (orgoglio gay). Questo fenomeno in costante crescita ha il chiaro obiettivo di conquistare la piazza pubblica di tutte le città del mondo occidentale e, a lungo termine, le città del mondo intero, fatta eccezione per i paesi islamici a causa del timore di prevedibili violente controreazioni.

Tali manifestazioni sono effettuate con enormi impegni finanziari e logistici, accompagnate da una pubblicità propagandistica sostenuta all’unisono dai poteri più influenti della vita pubblica, cioè dalla nomenclatura politica, dai social media, da potenti enti economici e finanziari. Un tale unanime sostegno da parte delle suddette istanze pubbliche era tipico dei sistemi storici totalitari al fine di imporre alla società una determinata ideologia. Le manifestazioni dette “gay pride” assomigliano inconfondibilmente alle marce propagandistiche di diversi regimi politici totalitari del passato.

Resta però un’istanza importantissima della vita pubblica che non è ancora entrata ufficialmente o in larga misura in questo coro unanime di sostegno alle marce dette “gay pride”. Questa voce è quella della Chiesa Cattolica. Il totalitarismo dell’ideologia omosessualista ossia del gender, persegue il suo obiettivo più ambizioso, cioè conquistare l’ultimo bastione di resistenza che è la Chiesa Cattolica. Nel frattempo questo obiettivo ha purtroppo conseguito alcuni successi, giacché si constata che un numero crescente di sacerdoti e persino alcuni vescovi e cardinali esprimono pubblicamente e in diversi modi il loro sostegno a tali marce totalitarie, dette “gay pride”. Con ciò tali sacerdoti, vescovi e cardinali diventano agenti e promotori di una ideologia che rappresenta un’offesa diretta a Dio e alla dignità dell’essere umano, creato maschio e femmina, creato a immagine e a somiglianza di Dio.

L’ideologia del gender ossia l’ideologia dell’omosessualità rappresenta una rivolta contro l’opera creatrice di Dio ammirevolmente saggia e amorevole. Si tratta di una rivolta contro la creazione dell’essere umano nei due sessi necessariamente e mirabilmente complementari del maschile e del femminile. Gli atti omosessuali o lesbici profanano il corpo maschile o femminile, il quale è tempio di Dio. Di fatti, lo Spirito Santo dice: «Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi» (1 Cor 3, 17). Lo Spirito Santo dichiara nella Sacra Scrittura che gli atti omosessuali sono un’ignominia, poiché sono contrari alla natura tale come fu creata da Dio: «Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne» (Rom 1, 26 – 28). Lo Spirito Santo dichiara poi che persone che commettono atti gravemente peccaminosi, tra i quali anche gli atti omosessuali, non erediteranno la vita eterna: «Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio» (1 Cor 6, 9-10). 

Tuttavia, la grazia di Cristo ha tale potere da trasformare un idolatra, un adultero, un omosessuale praticante in un uomo nuovo. Il testo citato della Parola di Dio continua dicendo: «E tali eravate alcuni di voi [idolatri, adùlteri, sodomiti]! Ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio» (1 Cor 6, 11). Davanti a questa verità e realtà della grazia, risplende nello scenario anti-Divino e anti-umano dell’ideologia e della pratica dell’omosessualità la luce della speranza e del vero progresso, cioè la speranza e la possibilità reale della trasformazione di una persona, che compie atti omosessuali, in un uomo nuovo, creato nella verità della santità: «Ma voi non così avete imparato a conoscere Cristo, se proprio gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, per la quale dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera» (Ef 4, 20 – 24). Queste parole di Dio sono l’unico messaggio degno di speranza e di liberazione che un cristiano, e a maggior ragione un sacerdote e un vescovo, dovrebbero offrire alle persone che compiono atti omosessuali o che propagano l’ideologia del gender.

Il totalitarismo e l’intolleranza dell’ideologia del gender richiede secondo la sua logica anche una adesione totalitaria. Tutti i componenti della società, inclusa la Chiesa Cattolica, devono quindi essere obbligati ad esprimere in qualche modo la loro accettazione di questa ideologia. Uno dei mezzi pubblici più diffusi e concreti di tale imposizione ideologica è rappresentato dalle marce dette “gay pride”.

Non si può escludere che la Chiesa Cattolica si troverà in un futuro non lontano davanti ad una situazione simile alla situazione della persecuzione da parte dell’Impero Romano nei primi tre secoli, quando l’adesione alla ideologia totalitaria dell’idolatria era obbligatoria anche per i cristiani. In quei tempi il test o la verifica di tale adesione consisteva nell’atto civilmente e politicamente corretto del bruciare alcuni grani d’incenso davanti alla statua di un idolo e dell’imperatore.

Oggi, al posto del bruciare alcuni grani d’incenso, è entrato il gesto di solidarietà con le marce dette “gay pride” tramite i saluti di benvenuto da parte dei chierici e persino tramite un apposito servizio di preghiera in sostegno dei presunti diritti alle attività omosessuali e alla diffusione della loro ideologia. Siamo testimoni dell’incredibile scenario in cui alcuni sacerdoti e persino vescovi e cardinali, senza arrossire, stanno già offrendo i grani d’incenso all’idolo dell’ideologia dell’omosessualità ossia del gender sotto l’applauso dei potenti di questo mondo, cioè, sotto l’applauso dei politici, dei social media e delle potenti organizzazioni internazionali.

Quale dovrebbe essere la risposta giusta di un cristiano, di un cattolico, di un sacerdote e di un vescovo di fronte al fenomeno così detto “gay pride”?

In primo luogo si deve proclamare con carità la verità Divina sulla creazione dell’essere umano, proclamare la verità dell’oggettivo disordine psicologico e sessuale della tendenza omosessuale, quindi parlare sulla verità del necessario e discreto aiuto per le persone di tendenza omosessuale perché ricevano cura e liberazione dalla loro disabilità psicologica.

Poi si deve proclamare la verità Divina sul carattere gravemente peccaminoso degli atti omosessuali e dello stile di vita omosessuale, poiché sono offensivi della volontà di Dio. Si deve proclamare con preoccupazione veramente fraterna la verità Divina sul pericolo della perdita eterna dell’anima dei omosessuali praticanti ed impenitenti.

In oltre si deve con coraggio civile, ed impiegando tutti i mezzi pacifici e democratici, protestare contro il vilipendio delle convinzioni cristiane, contro l’esibizione pubblica di oscenità degradanti. Si deve protestare contro l’imposizione di marce con carattere di militanza politico-ideologica alla popolazione di intere città e paesi.

La cosa più importante, tuttavia, si trova nei mezzi spirituali. La risposta più potente e più preziosa si esprime negli atti pubblici e privati di riparazione alla santità e maestà Divina, così gravemente e pubblicamente offesa con le marce dette “gay pride”.

Inseparabile agli atti di riparazione è la preghiera fervida per la conversione e per la salvezza eterna delle anime dei promotori e degli attivisti dell’ideologia dell’omosessualità e soprattutto delle anime delle persone commiserevoli che praticano l’omosessualità.

Che le seguenti parole dei Sommi Pontefici rafforzino la giusta risposta cattolica al fenomeno cosiddetto “gay pride”.

Papa Giovanni Paolo II protestava contro il “gay pride” di Roma nell’anno 2000 dicendo: «Un accenno ritengo, poi, doveroso fare alle ben note manifestazioni [gay pride] che a Roma si sono svolte nei giorni scorsi. A nome della Chiesa di Roma non posso non esprimere amarezza… per l’offesa ai valori cristiani di una Città che è tanto cara al cuore dei cattolici di tutto il mondo. La Chiesa non può tacere la verità, perché verrebbe meno alla fedeltà verso Dio Creatore e non aiuterebbe a discernere ciò che è bene da ciò che è male» (Parole prima della preghiera dell’Angelus, 9 luglio 2000).

Il Pontefice regnante Papa Francesco in varie occasioni ha messo in guardia sul pericolo dell’ideologia del gender, quando p.e. diceva: «Tu, Irina, hai menzionato un grande nemico del matrimonio, oggi: la teoria del gender. Oggi si assiste a una guerra mondiale per distruggere il matrimonio che non si distrugge con le armi, ma si distrugge con le idee. Ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono» (Discorso durante l’incontro con sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi e agenti di pastorale, Tbilisi, 1 ottobre 2016).

Noi stiamo vivendo un momento di annientamento dell’uomo come immagine di Dio. In Europa, in America, in America Latina, in Africa, in alcuni Paesi dell’Asia, ci sono vere colonizzazioni ideologiche. E una di queste – lo dico chiaramente con “nome e cognome” – è il gender! Oggi ai bambini – ai bambini! – a scuola si insegna questo: che il sesso ognuno lo può scegliere. E perché insegnano questo? Perché i libri sono quelli delle persone e delle istituzioni che ti danno i soldi. Sono le colonizzazioni ideologiche, sostenute anche da Paesi molto influenti. E questo è terribile. Parlando con Papa Benedetto, che sta bene e ha un pensiero chiaro, mi diceva: “Santità, questa è l’epoca del peccato contro Dio Creatore!”. E’ intelligente! Dio ha creato l’uomo e la donna; Dio ha creato il mondo così, così, così…, e noi stiamo facendo il contrario. Dio ci ha dato uno stato “incolto”, perché noi lo facessimo diventare cultura; e poi, con questa cultura, facciamo cose che ci riportano allo stato “incolto”!  Quello che ha detto Papa Benedetto dobbiamo pensarlo: “E’ l’epoca del peccato contro Dio Creatore!» (Discorso duranti l’incontro con i Vescovi Polacchi in occasione della Giornata della Gioventù a Cracovia, 27 luglio 2016).

I veri amici delle persone che promuovono e compiono degradanti azioni durante le cosiddette marce “gay pride”, sono i cristiani che dicono:

“Non brucerò nemmeno un grano d’incenso davanti all’idolo dell’omosessualità e della teoria del gender, anche se – Dio non voglia! – il mio parroco o il mio vescovo lo facesse.

Farò atti privati e pubblici di riparazione e di preghiere d’intercessione per la salvezza eterna dell’anima di tutti coloro che promuovono e praticano l’omosessualità.

Non avrò paura del nuovo totalitarismo politico-ideologico del gender, poiché Cristo è con me. E giacché Cristo ha vinto tutti i sistemi totalitarie del passato, Egli vincerà anche il totalitarismo dell’ideologia del gender ai nostri giorni”.

Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat! (Astana, 28 luglio 2018)

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