La festa di Cristo Re e l’epopea dei Cristeros

(di Cristina Siccardi) La Solennità di Cristo Re dell’Universo nella Chiesa cattolica, secondo il calendario legato al rito liturgico di sempre, cade nell’ultima domenica di ottobre. Il Salvatore nacque Re e i Re Magi andarono proprio ad adorare non un Re, ma il Re, la cui Regalità sulle nazioni e sugli Stati è oggi messa in discussione in nome del concetto di libertà religiosa, figlio dell’Illuminismo e della visione massonica dell’esistenza umana.

La festa non è stata abolita, ma ha subito delle modifiche: nel nuovo calendario essa cade nell’ultima domenica dell’anno liturgico e sottolinea che la figura di Cristo rappresenta per i cattolici il Signore della storia e del tempo, perdendo quella concretezza di identità (non simbolica) della Regalità Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo.

Nel 1923 fu presentata una supplica a Pio XI, firmata da 340 cardinali, arcivescovi, vescovi e superiori generali; in essa si chiedeva: «Per riparare gli oltraggi fatti a Gesù Cristo dall’ateismo ufficiale, la Santa Chiesa si degni stabilire una festa liturgica che, sotto un titolo da essa definito, proclami solennemente i sovrani diritti della persona regale di Gesù Cristo, che vive nell’Eucaristia e regna, col Suo Sacro Cuore, nella società». Da qui nacque l’Enciclica Quas primas dell’11 dicembre 1925. Proprio sotto il Pontificato di Papa Ratti si scatenò una feroce persecuzione legata a Cristo Re, nella quale morirono 70/85.000 persone. Come conseguenza della politica anticlericale il numero di sacerdoti in Messico passò da circa 4.500 prima del 1926 a 334 nel 1934.

Nel 1917 venne promulgata in Messico una nuova Costituzione, ispirata a principi anticlericali, alla quale si rifece la presidenza di Don Plutarco Elìas Calles (1877-1945). Il «Nerone messicano» scatenò una tale persecuzione ai danni della Chiesa da ricordare le guerre di Vandea. Ebbe inizio la guerra civile (1926-1929), meglio conosciuta come Movimiento cristero. La rivolta dei Cristeros è chiamata anche guerra Cristera o Cristiada. Il nome Cristeros, contrazione di Cristos Reyes, fu dato spregiativamente dalle autorità governative ai ribelli, a motivo del loro grido di battaglia: «¡Viva Cristo Rey!».

Le logge contro le chiese, le leggi della plutocrazia contro le tradizioni della fede, eppure questa tragica vicenda fa parte degli omissis della storia: tutto si conosce della Shoah, nulla del martirio dei Cristeros. Qualcuno oggi, però, ha osato fare un film, boicottato in Europa. Si tratta di Cristiada: il regista è Dean Wright, gli attori: Peter O’Toole, Andy Garcia, Eva Longoria, Catalina Sandino Moreno, Oscar Isaac. Il produttore del Kolossal è il messicano Pablo Jose Barroso: 40 milioni di dollari, la produzione più impegnativa della storia del cinema messicano.

La persecuzione contro i messicani cattolici fu una vera ecatombe: fedeli, sacerdoti, parroci di villaggi, seminaristi, monaci barbaramente uccisi. Alcuni sono già stati canonizzati, altri beatificati o attendono di esserlo. Ai sacerdoti che lasciavano in vita venivano tagliate le braccia, per impedire che potessero celebrare la Santa Messa. Padre David Uribe Velasco (1889-1927) fu strappato al suo gregge. Il generale governativo Castrejon propose ai parrocchiani di riscattare il sacerdote consegnando tremila pesos. Furono raccolti, ma invano: si pretendeva un pubblico atto di apostasia e di adesione alla scismatica chiesa patriottica.

San David Uribe rifiutò, fu sottoposto a lunghe torture, tra le quali il supplizio della graticola; spirò la domenica delle Palme. Le sue ultime parole furono: «la morte piuttosto che rinnegare il Vicario di Cristo, io amo il Papa! Viva il Papa!». Si badi «io amo il Papa! Viva il Papa!» e non «Pio XI», perché, come sosteneva anche san Giovanni Bosco (1815-1888), i massoni possono tollerare che si inciti ad una figura precisa di Papa, ma non al Pontefice come istituzione. (Cristina Siccardi)

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