La Fede cattolica rimedio al “sabba” contemporaneo

La Fede cattolica rimedio al “sabba” contemporaneo
FONTE IMMAGINE: Repubblica - Roma (https://roma.repubblica.it/)
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Sabato 25 novembre, nella laicissima e scristianizzata società, si è tenuta la Giornata internazionale delle violenza sulle donne, a pochi giorni dall’assassinio di Giulia Cecchetin da parte del suo ex fidanzato. È stata una mobilitazione di massa allucinogena: cortei, corse, passeggiate, visite ginecologiche gratuite, rassegne, flash mob, sit-in

Protagoniste le piazze di Roma, Torino, Genova e Milano, dove il sindaco Sala era in prima fila al presidio denominato “Il patriarcato uccide”. Roma è stata mobilitata da “Non Una di Meno”, che ha chiamato le persone in piazza per l’ottavo anno consecutivo, «con più rabbia che mai». Attiviste con colori fucsia e viola, con maschere verdi e gialle hanno dato vita ad una bieca danza per simulare la lotta irosa contro l’universo maschile. Poi, dulcis in fundo, dalle ore 19 in poi, nella Stazione di Porta San Paolo, si è svolto l’evento ad ingresso libero «Tango Solidale dalle scarpe rosse» perché, gridavano le fanatiche, invasate, redivive Dolores Ibarruri, la pasionària: «Siamo implacabili ci vogliamo viver libere e ci prenderemo tutto». A cosa potremmo paragonare un tale scenario? Potrebbe essere un contemporaneo sabba.

Siamo di fronte ad un’isteria collettiva, dove neppure il Papa riesce a sottrarsi, visto che non ha mai parole cattoliche a riguardo delle manifestazioni Lgbt e non ne ha avute neppure per sabato scorso, dove il patriarcato tout court è stato vilipeso.

Ma ci rendiamo conto? Il modello di famiglia cattolica qual è? È quello patriarcale della Sacra Famiglia e dovremmo vergognarcene? Anzi, i cattolici ne vanno fierissimi perché la famiglia cattolica, che pone al centro Cristo, l’unico Salvatore, è un nucleo d’affetti dove i membri che pregano e vanno alla Santa Messa, che esercitano le virtù e con serenità pazientano e vivono bene i sacrifici quotidiani delle piccole e grandi prove, raffreddano i propri bollenti spiriti, cancellano odi e rancori, rispettano il proprio corpo e quello degli altri, come ancor prima del Vangelo insegnavano i Dieci comandamenti (oggi tutti calpestati): no abusi sessuali, no omicidi, no divorzi, no infanticidi (aborti), no eutanasia, no brutture, no corruzione… Volontà di versamento del sangue dei propri simili? I principi cattolici lo vietano in modo assoluto, in quanto essere credenti in Santa Romana Chiesa significa essere disposti a santificarsi. Semmai l’adorazione per il Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù, che viene elevato ad ogni Santo Sacrificio dell’altare per la salvezza eterna delle anime.

Il femminismo, la scomparsa delle normali e tradizionali figure paterne e materne, la libertà sessuale (oggi dicesi “di genere”), il gender, la cultura della morte, della pornografia, dell’edonismo, del protagonismo… continuano a getto continuo a produrre mostri, giovani e meno giovani; a generare sia violenza psicologica (pensiamo alle allucinanti statistiche di numero impressionanti di suicidi fra le nuove generazioni e le terapie psicanalitiche o psichiatriche, con l’uso di psicofarmaci anche fra i bambini dell’asilo e delle elementari), sia violenza fisica dentro relazioni sentimentali di amore/odio. Questa è la società rivoluzionaria voluta dal ‘68 in poi, dove l’identità femminile si riconosce solo più nella bieca volontà di gareggiare contro i maschi: le donne si ergono ad esseri speciali, infinitamente migliori rispetto agli uomini, offrendo però pessimi risultati.

Tutto ciò è contro natura e, dunque, contro le Leggi di Dio; ecco perché si scatena l’effetto boomerang, come testimonia l’elenco quotidiano della tragica cronaca nera senza soluzione di continuità e ciò, non c’è dubbio, proseguirà, norma più, norma meno, processi più, processi meno, manifestazioni di piazza e imprecazioni,  fintanto che non ci sarà una lucida autocritica del male cresciuto e sviluppato laddove si voleva cambiare il mondo secondo concezioni ideologiche già marce alla radice, dove ira e odio continuano a servire il peggior nemico dell’umanità, Satana, che sta ridendo di questo succulento sabba fatto di sangue umano, di grida inconcludenti, di persone che si dannano, inconsapevoli persino di avere un’anima da curare.

Dai palchi italiani si sono letti i nomi delle oltre 100 donne assassinate nel 2023, mentre si sbandieravano vessilli inneggianti l’aborto. Chi legge i nomi dei bimbi assassinati nei ventri materni? Ma essi non sono neppure degni di avere un nome, come Giulia Cecchettin, perché sono stati uccisi senza poter vedere la luce.

Chiara Ferragni non poteva certo mancare a Milano. L’influencer mondiale, maestra di vita senza veri valori, ma elargitrice di vizi e corruttiva immanenza, ha documentato la sua partecipazione all’iniziativa con post e storie rilanciati sui suoi social. Sul cartello che teneva in mano c’era scritto: «We should all be feminist», ovvero «Dovremmo essere tutti femministi». No grazie, basti guardare a quanto orrore hanno portato fino ai nostri giorni femministe e femministi.

Dovremmo, invece, essere tutti “armati” della Medaglia Miracolosa, che la Chiesa ha celebrato due giorni fa e due giorni dopo lo scempio della Giornata delle scarpe rosse brandite dal femminismo, movimento in guerra da oltre duecento anni contro il sistema patriarcale cristiano, il quale ha in San Giuseppe e Maria Santissima gli esempi più luminosi, più amorosi e meravigliosi di cosa significhi essere padre e madre delle proprie creature, e così vivere in serenità e in armonia, morendo poi in pace con se stessi e il mondo, in vista della beatitudine eterna.

I francesi e credenti mariani, il barone Teodoro de Bussières e il conte Augusto de la Ferronays, sfidarono Alfonso Ratisbonne (1814-1884), miscredente, ad indossare la Medaglia Miracolosa, cosa che lui fece proprio per dimostrare quanto fossero inutili e ridicole queste pratiche cattoliche. Ebbene a Roma, il 20 gennaio del 1842, nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, mentre l’amico di suo fratello, Teodoro de Bussières, si era recato per organizzare i funerali del conte Augusto de la Ferronays, morto improvvisamente, Ratisbonne ebbe la visione di una donna di straordinaria bellezza, nella quale riconobbe subito la Vergine Maria nella stessa posa della Medaglia Miracolosa e, seduta stante, si convertì grazie alla Beata fra tutte le donne. Lascia scritto nella sua autobiografia: «La Vergine non pronunciava alcuna parola, ma compresi perfettamente… provavo un cambiamento così totale che credevo di essere un altro, la gioia più ardente scoppiò nel profondo dell’anima; non potei parlare… non saprei render conto delle verità di cui avevo acquisito la fede e la conoscenza. Tutto quello che posso dire è che il velo cadde dai miei occhi; non un solo velo, ma tutta la moltitudine di veli che mi aveva circondato, scomparve… uscivo da un abisso di tenebre, vedevo nel fondo dell’abisso le estreme miserie da cui ero stato tratto a opera di una misericordia infinita… tanti uomini scendono tranquillamente in questo abisso con gli occhi chiusi dall’orgoglio e dall’indifferenza… mi si chiede come ho appreso queste verità, poiché è certo che non ho mai aperto un libro di religione, non ho mai letto una sola pagina della Bibbia: tutto quello che so è che, entrando in chiesa, ignoravo tutto, e uscendone, vedevo tutto chiaro… non avevo alcuna conoscenza letterale ma interpretavo il senso e lo spirito dei dogmi, tutto avveniva dentro di me, e queste impressioni, mille volte più rapide del pensiero, non avevano solamente commosso l’animo, ma l’avevano diretto verso una nuova vita».

Ricevette il battesimo, acquisendo il nome Alphonse Marie, il 31 gennaio dello stesso anno ed entrò nella Compagnia di Gesù, diventando sacerdote nel 1848. Regaliamo, allora, la Medaglia Miracolosa a più donne possibili, potrebbero ricevere la grazia di essere illuminate dall’Immacolata, risolutiva ancora di soccorso, lasciando perdere le Bonino e le Ferragni di turno.

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