La Dichiarazione Dignitas infinita e il mistero della Chiesa nel nostro tempo

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FONTE IMMAGINE: Aciprensa (https://www.aciprensa.com/)
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L’8 aprile 2024 il Dicastero per la Dottrina della Fede, presieduto dal cardinale Víctor Manuel Fernández, ha pubblicato la Dichiarazione Dignitas infinita sulla dignità umana, con l’approvazione “ex audientia” di papa Francesco. Il cardinale Fernández, soffermandosi nell’Introduzione della Dichiarazione sulla sua genesi, chiarisce che il primo impianto del testo, che risale al 2019, si deve al suo predecessore, il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer. 

La «dignità infinita» che dà il titolo alla Dichiarazione, ha il suo fondamento nella definizione classica della persona come «sostanza individuale di natura razionale» secondo la classica formula di Severino Boezio (n. 9). Il documento critica «i fraintendimenti» di chi ritiene che «sia meglio usare l’espressione “dignità personale” (e diritti “della persona”) invece di “dignità umana” (e diritti dell’uomo)» (n. 24), deducendo la dignità e i diritti da quella capacità di conoscenza e di libertà, di cui non sono dotati tutti gli esseri umani. «Non avrebbe dignità personale, allora, il bambino non ancora nato e neppure l’anziano non autosufficiente, come neanche chi è portatore di disabilità mentale». La Chiesa, al contrario, «insiste sul fatto che la dignità di ogni persona umana, proprio perché intrinseca, rimane “al di là di ogni circostanza”, ed il suo riconoscimento non può assolutamente dipendere dal giudizio sulla capacità di intendere e di agire liberamente delle persone» (ivi). 

Siamo qui lontani da un certo personalismo, che pretende di fondare la dignità e i diritti dell’uomo sulla “persona”, invece che sulla natura umana. La riaffermazione della legge naturale costituisce un cardine del documento. Per questo, di fronte ai cosiddetti “nuovi diritti”, Dignitas infinita afferma che «la difesa della dignità dell’essere umano è fondata, invece, su esigenze costitutive della natura umana, che non dipendono né dall’arbitrio individuale né dal riconoscimento sociale. I doveri che scaturiscono dal riconoscimento della dignità dell’altro e i corrispondenti diritti che ne derivano hanno dunque un contenuto concreto ed oggettivo, fondato sulla comune natura umana» (n. 25).

 Il cardinale Fernández, ha sottolineato nella presentazione del documento, che il Papa ha chiesto di evidenziare in esso alcuni temi a lui cari: il dramma della povertà, la situazione dei migranti, le violenze contro le donne, la tratta delle persone, la guerra ed altro. Tutti gli osservatori hanno però sottolineato che la parte più significativa della Dichiarazione è quella dedicata alle violazioni della dignità umane perpetrate nel mondo contemporaneo contro la vita e la famiglia.

Per quanto riguarda l’aborto, «la Chiesa non cessa di ricordare che “la dignità di ogni essere umano ha un carattere intrinseco e vale dal momento del suo concepimento fino alla sua morte naturale…”» (n. 47). Il documento, citando l’Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II, afferma che «nessuna parola vale a cambiare la realtà delle cose: l’aborto procurato è l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita» (ivi).

Particolarmente significativa è la condanna della pratica della maternità surrogata, che «viola la dignità della donna» (n. 50) e quella «del bambino» (n. 49), che «ha il diritto, in virtù della sua inalienabile dignità, di avere un’origine pienamente umana e non artificialmente indotta, e di ricevere il dono di una vita che manifesti, nello stesso tempo, la dignità di chi dona e di chi riceve. (…) Il legittimo desiderio di avere un figlio non può essere trasformato in un “diritto al figlio” che non rispetta la dignità del figlio stesso come destinatario del dono gratuito della vita». Papa Francesco auspica un impegno della Comunità internazionale«per proibire a livello universale tale pratica» (n. 48). Va ricordato che in Italia un progetto per rendere la maternità surrogata «reato universale» è stato approvato dalla Camera dei Deputati e si trova ora in discussione a Senato.

 Condannata anche l’eutanasiae il suicidio assistito, «un caso particolare di violazione della dignità umana, che è più silenzioso ma che sta guadagnando molto terreno».  «E’ assai diffusa l’idea che l’eutanasia o il suicidio assistito siano coerenti con il rispetto della dignità della persona umana. Davanti a questo fatto, si deve ribadire con forza che la sofferenza non fa perdere al malato quella dignità che gli è propria in modo intrinseco e inalienabile, ma può diventare occasione per rinsaldare i vincoli di una mutua appartenenza e per prendere maggiore coscienza della preziosità di ogni persona per l’umanità intera» (n. 51).

Dopo la condanna della cultura dello «scarto dei diversamente abili»(n. 53), la Dichiarazione passa ad esaminare la Teoria del gender, che definisce «pericolosissima perché cancella le differenze nella pretesa di rendere tutti uguali» (n. 56). «Voler disporre di sé, (auto-determinarsi, nella versione inglese) così come prescrive la teoria del gender (…) non significa altro che cedere all’antichissima tentazione dell’essere umano che si fa Dio ed entrare in concorrenza con il vero Dio dell’amore rivelatoci dal Vangelo» (n. 57). La teoria del gender «vuole negare la più grande possibile tra le differenze esistenti tra gli esseri viventi: quella sessuale» (n. 58), «prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia» (n. 59).  «Non si deve ignorare che sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender), si possono distinguere, ma non separare». «Sono, dunque, da respingere tutti quei tentativi che oscurano il riferimento all’ineliminabile differenza sessuale fra uomo e donna» (ivi).

Altrettanto radicale è la condanna del cambio di sesso, anch’essa basata«sulla necessità di rispettare l’ordine naturale della persona umana» (n. 60). Dignitas infinita afferma che «qualsiasi intervento di cambio di sesso, di norma, rischia di minacciare la dignità unica che la persona ha ricevuto fin dal momento del concepimento». Evidentemente, questo non significa escludere la possibilità che una persona affetta da anomalie evidenti alla nascita possa scegliere di risolvere tali anomalie, ma, sottolinea il documento, «in questo caso, l’intervento non configurerebbe un cambio di sesso» (ivi).

Nella dichiarazione Dignitas infinita un’affermazione contraddice l’insegnamento cattolico: la pena di morte è condannata non in quanto inopportuna, ma in quanto considerata intrinsecamente immorale. L’insegnamento costante della Chiesa, fino al Nuovo Catechismo di Giovanni Paolo II, ne afferma invece la liceità di principio. Qualche altra lacuna può essere sottolineata, ma con la prudenza che si deve nei confronti dei documenti pontifici. A meno di non rilevare in essi errori od ambiguità, che possono nuocere direttamente alle anime, come è stato il caso della esortazione Amoris laetitia (2016) per quanto riguarda i divorziati risposati o la dichiarazione Fiducia supplicans (2023),per quanto riguarda la benedizione delle coppie omosessuali. In questo caso una filiale resistenza è stata e rimane doverosa. Però, se è vero che le parole di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II sui valori non negoziabili costituiscono un importante aiuto contro la dittatura del relativismo, senza necessariamente significare adesione ad ogni atto od affermazione di questi Pontefici, anche l’insegnamento di papa Francesco deve essere accolto con soddisfazione, quando si situa sulla linea dei suoi predecessori, come accade nell’ultimo documento.  La storia è fatta di ombre e di luci e non si può dimenticare che la Chiesa è un mistero, come il sacrificio della Croce da cui Essa è nata sul Calvario (Pio XII, Discorso del 4 dicembre 1943). Nell’ora di confusione in cui viviamo, questo mistero deve essere accettato e contemplato con tutta la nostra compenetrazione e pietà.

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