La dichiarazione dei redditi e il problema dell’8×1000 alla CEI

(di Nicodemo Graber) Ormai prossimi alle dichiarazioni dei redditi, anche quest’anno per molti cattolici si pone il problema in coscienza dell’8×1000. Che fare? Firmare o no per la Chiesa Cattolica? Sempre più fedeli, infatti, si rendono conto che l’8×1000 alla Chiesa Cattolica va a finanziare non l’azione evangelizzatrice voluta da Nostro Signore ma quella CEI che sempre più si dimostra organizzazione ideologica e strumento italiano di quella autodemolizione che sta da decenni funestando la Chiesa.

Basta ascoltare il presidente CEI Bassetti o il segretario Galantino o leggere il quotidiano CEI Avvenire per averne costante conferma. Sull’immigrazione clandestina, sull’islamizzazione in atto in Italia e in Europa, sui così detti “diritti civili”, sulle questioni bioetiche, in materia socio-economica, etc. la voce della CEI è quasi indistinguibile da quella di una forza partitica socialdemocratica. Tanto che un noto giornalista italiano ha provocatoriamente riconosciuto nella CEI l’Ufficio affari religiosi del PD.

L’appiattimento sulla linea ONU-UE giunge poi persino al ridicolo con globalismo ed europeismo elevati a dogma, le linee guida del politicamente corretto mondiale partorite dalle varie agenzie ONU elevate a nuovi comandamenti …

Ed è proprio con i soldi dell’8×1000 che vivono gli uffici CEI e sempre con i soldi dell’8×1000 che riesce a stare in piedi Avvenire … e poi ci sarebbe tutto il capitolo delle varie iniziative culturali, formative, etc. finanziate dalla CEI con i soldi dell’8×1000 che, se esaminate nel contenuto, si rivelano di volta in volta socialisteggianti, pro-immigrazionismo, filo-islamiche, ecologiste in senso neomalthusiano, filo-protestanti, omoeretiche o semplicemente moderniste, in ogni caso sempre e comunque non veramente cattoliche!

Quanti denari dell’8×1000 vengono poi annualmente dirottati dalla CEI nelle casse di associazioni, movimenti e gruppi vari sterili se non anche di danno per l’apostolato cattolico e la buona battaglia?

Tutto questo mette sempre più cattolici in difficoltà innanzi alla scelta sulla destinazione dell’8×1000. Molti buoni sono giunti alla conclusione che sia bene togliere alla CEI il proprio contributo economico, molti di questi tuttavia continuano a firmare l’8×1000 in favore della Chiesa Cattolica spinti da nobili preoccupazioni circa la sorte economica del clero: senza l’8×1000 di cosa vivranno i poveri preti? Urge dunque fare chiarezza! Il problema del sostentamento del clero è antico quanto la Chiesa essendosi posto sin dal tempo degli Apostoli.

Le donazioni dei fedeli hanno rappresentato sempre la fonte ordinaria di sostentamento dei chierici. Donazioni che, nei secoli, anche grazie a generosi monarchi e signori feudali, hanno permesso il costituirsi di patrimoni immobiliari anche considerevoli. E veniamo così al sistema beneficiale che ha garantito il sostentamento del clero per più di un millennio.

Per tutta l’Età Cristiana il clero ha tratto sostentamento da quei beni immobiliari di proprietà ecclesiastica messi a frutto e assegnati ai diversi uffici. Ogni ufficio ecclesiastico (parroco, cappellano, canonico, pievano, etc.) era dotato d’un beneficio, ovvero di un patrimonio – su modello di fondazione – capace di dare reddito, da cui il titolare dell’ufficio traeva il proprio sostentamento.

Questo sistema antico e solido fondato sulla redditività della terra entrò in crisi con le spogliazioni rivoluzionarie, napoleoniche (e, ad es. per l’Italia, risorgimentali) che “rapinarono” alla Chiesa gran parte del suo millenario patrimonio immobiliare.

Il caso italiano è emblematico con la Chiesa spogliata dei propri beni prima dai francesi e poi dal governo massonico piemontese. Un clero numeroso e, da sempre, élite culturale del Paese privato di quel patrimonio che ne garantiva l’indipendenza economica ma, nonostante ciò, non domo. La Chiesa italiana dell’800 scrisse pagine gloriose di storia cristiana, il clero come il laicato, pur in una condizione politica ostile e con gravi ristrettezze economiche.

Una Chiesa relativamente povera (patrimonialmente) ma estremamente forte e attiva! Il clero italiano sino al 1986, in forza del Concordato del 1929, godette di diretto sostentamento da parte dello Stato (sino al 1932 il Ministero della Giustizia, dal 1932 il Ministero degli Interni) che attraverso gli uffici provinciali del tesoro provvedeva alla paga mensile dei ministri di culto cattolici.

Già precedentemente lo Stato italiano versava “supplementi di congrua” al clero più povero ma tutto ciò in un regime non pattizio e avvelenato dal giurisdizionalismo come dalla Questione Romana.

Oggi il clero italiano vive la condizione retributiva successiva al 31 dicembre 1986 regolata dalla legge 20 maggio 1985, n. 222. Al sostentamento del clero sono preposti gli Istituti diocesani per il sostentamento del clero e, in via sussidiaria, l’Istituto centrale per il sostentamento del clero. Sono gli Istituti diocesani a dover provvedere con il proprio patrimonio al sostentamento del clero.

Tali istituti, eretti nel 1986, hanno incamerato tutti i beni corrispondenti ai benefici ecclesiastici di ogni relativa diocesi e sono ora gestori di ingentissimo patrimonio immobiliare. Solo nel caso in cui l’Istituto diocesano per il sostentamento clero di una specifica diocesi non riesca a provvedere con il proprio patrimonio a garantire il sostentamento previsto per il clero diocesano, solo allora interviene sussidiariamente l’Istituto centrale.

Istituto centrale dotato di ampio patrimonio immobiliare e non. Al sostentamento del clero, tramite l’Istituto centrale, devono poi essere destinate le offerte liberali previste dalla legge 222 del 1985. Certo è vero che ogni anno l’Istituto centrale per il sostentamento del clero riceve dalla CEI parte della quota 8×1000 sull’IRPEF ad esse attribuita ma ciò dice solamente l’azione sussidiaria della CEI rispetto agli Istituti per il sostentamento del clero, non che senza 8×1000 i preti non avrebbero di che vivere! Si deve poi considerare che il sistema del sostentamento del clero riguarda unicamente il clero diocesano mentre i religiosi debbono provvedere autonomamente al proprio mantenimento (frati, suore, monaci e altri religiosi vivono dei beni del proprio Ordine/Monastero/Istituto e delle offerte dei fedeli) … e vi riescono con buoni risultati! Si deve anche considerare che in altre Nazioni la Chiesa cattolica non gode di alcun finanziamento statale e che al mantenimento del clero deve provvedere in assoluta autonomia … e vi riesce con buoni risultati! Sul sistema dell’8×1000 ci sarebbero molte cose da dire a partire da una critica cattolica ai principi sostanzialmente relativistici e laicisti che informano il Nuovo Concordato del 1984 e, di conseguenza, la stessa legge 222 del 1985.

Si dovrebbe contestare l’accesso al finanziamento pubblico delle false religioni, di eretici e scismatici. Si dovrebbe contestare il meccanismo per il quale il cittadino, all’atto della scelta circa la destinazione dell’8×1000, non opera una scelta circa l’8×1000 dell’IRPEF da lui versata al Fisco ma esprime un voto che concorre, assieme a tutti gli altri voti espressi per le diverse opzioni, a fissare le percentuali di attribuzione dell’8×1000 complessivo ai diversi soggetti ammessi all’assegnazione. Così che l’8×1000 di ogni italiano è, lui volente o nolente, attribuito!

Si dovrebbe chiedere la revisione del meccanismo di attribuzione dell’8×1000 sul modello del 5×1000 così che ogni cittadino sia veramente libero di destinare o meno il proprio 8×1000 sull’IRPEF, per esempio, alla CEI. Speriamo il nuovo governo consideri questa istanza di giustizia riformando il meccanismo dell’8×1000 sul modello del 5×1000.

In attesa di ciò, stanti le attuali norme, il contribuente può scegliere se firmare o meno per l’8×1000 e, se sì, per chi tra i diversi soggetti ammessi (tra i quali lo Stato stesso e la Chiesa Cattolica). (Nicodemo Graber)

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