La “deterritorializzazione” di Musk: “nuova destra” o “vecchia sinistra”?

La “deterritorializzazione” di Musk: “nuova destra” o “vecchia sinistra”?
FONTE IMMAGINE: Open (https://www.open.online/)

Elon Musk è tornato nuovamente sulle prime pagine dei giornali italiani in seguito al suo intervento in video collegamento, lo scorso 5 aprile, al Congresso della Lega, dove, intervistato dal neo rieletto segretario Matteo Salvini ha profetizzato «uccisioni di massa in Europa», in seguito alle folli politiche immigrazioniste portate avanti negli ultimi anni dagli Stati europei. Sul tema, il tycoon sudafricano ha evidenziato come tale atteggiamento in materia di accoglienza degli stranieri porterà alla «distruzione» tutti quei paesi che adotteranno tali politiche in quanto, secondo il pensiero di Musk, «un paese è la gente che lo vive non è un concetto geografico. Se gli italiani si trasferiscono in Nord America quel pezzo di territorio sarebbe l’Italia. Se un altro popolo si trasferisse in Italia quella terra non sarebbe più la stessa». 

Tali parole, senza alcun dubbio, racchiudono una condivisibile verità, in quanto lo spostamento da un paese all’altro di grandi numeri di persone, e in particolare di coloro che, provenendo da culture opposte come quella islamica, non hanno alcuna volontà di integrarsi, contribuisce nel lungo periodo a cambiare la fisionomia di quel paese. Tuttavia, allo stesso tempo, queste dichiarazioni, aiutano a comprendere meglio le idee di Musk e di una parte non irrilevante della “nuova destra” americana su un concetto centrale nel discorso politico come quello di “Patria” o “Stato-Nazione”. 

Secondo quella che viene definita la “tecnodestra”, influenzata dal pensiero del filosofo britannico Nick Land e del blogger Curtis Yarvin, alias Mencius Moldbug, racchiuso in un testo-manifesto intitolato The Dark Enlightenment, infatti, il modello tradizionale di Nazione e di Stato dovrebbe cedere il posto all’innovativo e più efficiente modello di “Stato-Azienda”. Dei moderni Stati ideali, progettati sulla falsariga delle aziende e governati da un CEO-Monarca, dove scompare anche il concetto stesso di cittadino, il quale viene trasformato in un semplice cliente, libero di “uscire dal patto” in qualsiasi momento, ovvero di rescindere il contratto, così come si fa normalmente nei rapporti commerciali con le aziende, secondo il motto “soddisfatto o rimborsato”. In questa prospettiva, lo Stato per la “New Right” americana, seguace delle idee di Land e Moldbug, corrisponde in realtà ad un’organizzazione statuale del tutto artificiale che non ha nulla a che vedere con il concetto di Stato-Nazione tradizionale fondato su una comunità di persona legate alla Patria intesa come “terra dei padri” e, quindi, a dei confini e ad un territorio ben definito, in cui si radicano e si sviluppano le famiglie, secondo l’ordine naturale della società. 

Non è un caso che uno dei temi chiave del pensiero cosiddetto “accelerazionista”, che costituisce il sostrato culturale dell’attuale movimento della “nuova-destra” statunitense, sia proprio quello di “deterritorializzazione”, inteso come processo di liberazione e sradicamento di qualsiasi tipo di relazione sociale, culturale od economica dai loro rispettivi contesti “territoriali” tradizionali. Le sue radici culturali affondano nella “filosofia del desiderio” francese degli anni Sessanta e Settanta che ha i suoi principali esponenti in Gilles Deleuze (1925-1995) e Felix Guattari (1930-1992), i quali, contrariamente al pensiero marxista ortodosso allora dominante, sostenevano che bisognava, malgrado tutto, riconoscere un “merito” al capitalismo, che era quello di aver liberato il desiderio umano ed innescato un, fin a quel momento, sottovaluto processo rivoluzionario di disarticolazione di qualsivoglia schema, gerarchia o vincolo tradizionale. Il lato, per così dire, “positivo” della dinamica libertaria capitalista era appunto quello di essere riuscito ad avviare un processo di deterritorializzazione dell’uomo, spingendolo ad affermare i propri desideri rivoluzionari ed uscire dai territori socialmente imposti dalle sovrastrutture sociali come la religione, la famiglia, la scuola, il partito, in altre parole dalla tradizione. Il capitalismo, incarnando la “politica del desiderio”, era stato in grado dunque di “deterritorializzare” l’uomo, ovvero di liberarlo da tutte le catene che lo opprimevano e che, in ogni modo, ne ostacolavano l’emancipazione individuale. In quest’ottica, l’accelerazionismo afferma che il motivo principale per cui la maggior parte delle teorie anticapitaliste hanno fino ad oggi fallito risiede, paradossalmente, nel fatto di non aver compreso che il capitalismo stesso costituisce, per così dire, la soluzione al problema. In questo senso, secondo il credo accelerazionista, è necessario scendere a patti con il capitalismo e prendere atto che, dal momento che non è possibile arrestare la sua marcia trionfale, l’unica via per cambiare l’ordine sociale esistente sia quella di “cavalcarlo”, accelerandone lo sviluppo e “valorizzando” i suoi aspetti intrinsechi “positivi” come il concetto di “deterritorializzazione”, per farlo andare ancora più forte, fino spingerlo al collasso e alla sua autodistruzione.

Tale prospettiva di “deterritorializzazione” è al cuore dell’ideologia del movimento NRx americano secondo il quale tutti gli uomini dovrebbero fare proprio l’ideale tecno-liberatario della Silicon Valley ed allacciare legami non più sulla base di confini nazionali ma in relazione ai flussi economici e agli interessi comuni per costruire una nuova identità fluida determinata dai propri egoistici obiettivi. 

Uno dei principali sostenitori di tali idee è il fondatore di Palantir Peter Thiel il quale ha donato 500.000 dollari di capitale iniziale, ai quali hanno fatto seguito ulteriori ingenti finanziamenti, al Seasteading Institute, un’organizzazione no-profit fondata da Wayne Gramlich e dall’imprenditore e teorico libertario Patri Friedman, per «dare vita a comunità autonome e permanenti sull’oceano per consentire l’innovazione e la sperimentazione tramite sistemi sociali, politici e giuridici di vario tipo». Un progetto anarco-capitalista di colonizzazione degli oceani attraverso la creazione di comunità autonome e mobili su piattaforme marittime che operano in acque extra-territoriali internazionali, sul modello dell’Isola delle Rose, l’esperienza di micro-nazione dal 1958 al 1969, resa famosa dall’omonimo film del 2020, ideata dall’ingegnere bolognese Giorgio Rosa e realizzata su una piattaforma artificiale sul mare Adriatico, al di fuori delle acque territoriali italiane dell’epoca.

Colonizzare, conquistare nuovi spazi e fondare nuove comunità per terra, per mare e per aria, fino a Marte, questa è dunque la parola d’ordine del movimento tecno-libertario che ha i suoi alfieri in personaggi come Elon Musk e Peter Thiel, la cui unica regola è liberarsi dalle regole. È anche questa una chiave per leggere le parole di Musk al Congresso della Lega, quando afferma che un paese non è legato a «un concetto geografico», vincolato ad un territorio specifico. La negazione del tradizionale concetto di frontiera, intesa come realtà naturale costitutiva dell’identità di una Nazione, è inquietante perché apre la strada al rifiuto di qualsiasi tipo di frontiera, di carattere naturale, morale o divino. In ultima analisi, si propone come una miscela tecnologica dello slogan del ‘68 “Vietato vietare”, con l’utopia socialista del conte Claude Henry de Saint-Simon (1760-1825), che teorizzava la riforma della società secondo una grande azienda in cui il potere politico sugli uomini sarebbe stato sostituito dell’amministrazione dei beni. Più che di “nuova destra” sarebbe meglio parlare di “vecchia sinistra”.

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