La «Corredentrice» tra ‘600 e ‘700

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(Padre Paolo M. Siano) Dal 1995 al 2013, attraverso conferenze, simposi in Italia e all’estero, libri, studi, articoli, i Francescani dell’Immacolata hanno dato un grande sostegno e contributo alla promozione:

1) della dottrina della cooperazione subordinata, immediata e attiva di Maria Santissima alla Redenzione operata da Cristo; Maria, Nuova Eva, subordinata a Cristo, Nuovo Adamo (cf. P. Stefano Manelli, La Corredenzione Mariana, in Corredemptrix – Annali Mariani 1995, Casa Mariana Editrice, Castelpetroso (IS) 1996, pp. 13-45). Tale dottrina è anche in Lumen gentium, nn. 56, 61, 63;

2) del titolo mariano di «Corredentrice» che il Concilio Vaticano II, pur non usandolo nei suoi documenti per riguardo ai Protestanti, tuttavia riconosce come vero e legittimo («expressiones et vocabula quaedam a Summis Pontificibus adhibita, quae, licet in se verissima, […]. Inter alia vocabula adnumerari queunt sequentia: “Corredemptrix humani generis” [S. Pius X, Pius XI]; […]»: cf. Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Oecumenici Vaticani Secundi, Vol. 1, Periodus Prima, Pars IV, Typis Poliglottis Vaticani 1971, p. 99).

Memore del mio “DNA” vocazionale, francescano-mariano e corredenzionista, offro anch’io un modesto contributo e omaggio alla «Corredentrice».


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Sin dal secolo XVII gli ambienti cattolici influenzati o intimoriti dal Protestantesimo (che non accetta alcuna cooperazione umana alla Redenzione) rigettano la Corredenzione mariana e/o il titolo di Corredentrice. Nell’opera “Monita salutaria Beatae Mariae Virginis ad cultores suos indiscretos” (Gand 1673, monita 10) il giurista Adam von Widenfeld contesta i titoli mariani «Salvatricem aut Corredentricem». L’opera era diffusa con particolare impegno dai circoli giansenisti (cf. Manfred Hauke, Introduzione alla mariologia, Eupress FTL, Lugano 2008, p. 266). Lo studioso Carlo Francovich osserva che nel ‘700, a Praga, Vienna, Toscana, Stato Pontificio ci sono contatti, convergenze di idee, o doppia appartenenza, tra ambienti massonici e ambienti giansenisti (“Storia della Massoneria in Italia. Dalle origini alla Rivoluzione francese”, versione digitale, 2012, pp. 21, 34, 65, 88, 126-127, 207).

Purtroppo anche il Sant’Uffizio censura quel titolo mariano nel 1620 a Mantova, nel 1723 a Bologna e nel 1747 ad Ascoli Piceno (cf. Andrea Villafiorita Monteleone, “Alma Redemptoris Socia. Maria e la Redenzione nella teologia contemporanea”, EUPRESS FTL, Lugano 2010, pp. 6-10). Nonostante ciò, al di fuori del territorio pontificio, tra Sei e Settecento il titolo «Corredentrice» compare in opere di teologia e di predicazione, specialmente ad opera di Gesuiti.

Uno dei primi compagni di Sant’Ignazio di Loyola, P. Alfonso Salmeron S.J. (1515-1585), teologo al Concilio di Trento, nell’opera postuma “Commentarii in Evangelicam Historiam, et in Acta Apostolorum” (Tomus III, Nunc primum in lucem editus. Permissu Superiorum, Coloniae Agrippinae, 1602), chiama la Madonna: «corredemptrix, mediatrix, & cooperatrix salutis humani generis, […] singularem advocatam» (p. 38).


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In “Commentarii in Matthaeum” (Tomi primi Pars secunda, Madrid 1640), P. Jeronimo De Guevara S.J. afferma che Cristo è il Redentore, Maria è la Corredentrice («conredemptrix»), Cristo il Nuovo Adamo, Maria la Nuova Eva. Adamo, con il consiglio di Eva ha portato la morte, Cristo con l’aiuto di Maria ha portato la vita (cf. p. 81). Maria: «conredemptricem & subsidiatricem» (p. 82).

Nell’opera “Deipara ab originis peccato preservata” (Lugduni, 1642) P. Andrés Pinto Ramirez S.J. (1595-1654), docente all’Università di Salamanca, parla della Corredentrice unita al Redentore: «Christus ad meritum, peccati Redemptor destinatur: Maria Corredemptrix ad intercessionem: imo et ipsius Christi piissime captivi pia Redemptrix» (pp. 23-25). Ramirez chiama Maria: «Corredemptrix Deipara», «Maria Sponsa conregnatrix», «Corredemptrix humani generis» (p. 495).

P. Fernando de Quirino Salazar S.J. (1576-1646) nella sua “Defensio pro Immaculata Deiparae Virginis Conceptione” (Coloniae Agrippinae, 1622) chiama la Madonna «corredemptrix generis humani» (p. 205).


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Circa vent’anni dopo, P. Fernando de Quirino Salazar, divenuto consigliere regio nel Supremo Senato dell’Inquisizione generale di Spagna, anche nell’opera “Canticum Canticorum Salomonis, Allegorico Sono, et Prophetica, Mystica, Hypermistica expositione productum” (T. primus, Lugduni 1642) scrive di Maria: «adiutrix fuit redemptionis Christi», «corredemptrix, & salutis humanae causa, & autrix» (p. 128).

In “Rutham. Commentarii Litterales & Morales” (1651), P. Diego de Celada S.J. (1586-1661), Rettore del Collegio Imperiale della Compagnia di Gesù di Madrid, scrive della: «Corredemptricis, seu Reparatricis gloriam» (p. 595) e aggiunge «Te Reparatricem intelligant Corredemptricis nomine, & Restauratricis vocabulo» (p. 595). E circa la Beata Vergine Maria che offre il Sacrificio del Figlio come prezzo della nostra Redenzione, P. de Celada esclama: «O Deiparae gloriosa passio, quae illi Corredemptricis gloriosam fœneravit!» (p. 596).

Nello scritto “De concordia debiti peccati negata in Deipara cum gratia Redemptioni”, pubblicato in “Opera parthenica de super-eximia et omni-moda Puritate Matris Dei” (Lugduni, 1659) P. Juan Eusebio Nieremberg y Otin S.J. (1595-1658) afferma che Maria è stata eletta per essere mezzo della Redenzione umana, cooperatrice e corredentrice subordinata a Cristo unico Redentore («ut esset medium Redemptionis humanae, & cooperatrix atque corredemptrix cum Christo primario, solum efficace, & unice sufficiente Redemptore» (p. 437). Maria è «Corredemptrix data in Adiutorium Redemptionis» (p. 449), «Corredemptricem humani generis» (p. 451). Maria è «Adiutrix Redemptionis» e «Corredemptrix Mundi» (p. 480). Eva, con Adamo, ha rovinato il genere umano; invece Maria ha riparato con Cristo il genere umano («illa humanam Naturam debilitavit, haec reparavit»), perciò Maria è «Corredemptrix & Adiutrix eius fuit ad opus Redemptionis» (p. 496), Maria «utilissimum adiutorium Christi fuit» (p. 496). In tutto Maria è opposta a Eva: «Per omnia Maria fuit opposita Evae» (p. 496).

Nel “Commentarius litteralis, panegyricus, moralis, in caput 24. libri Ecclesiastici” (Antwerpiae, 1661), P. Ildefonso De Flores S.J. chiama Maria: «humani generis corredemptrix» (Index Concionatorum, Dominica in Passione, n° 2, senza numero di pagina).

Nell’ opera “De Deo Uno” (Tomus secondus, Lugduni 1671) P. Christophoro de Ortega S.J. (1598-1686) chiama Maria: corredentrice e madre di tutte le grazie («corredemptricis, & gratiarum omnium Matris gloria»: p. 412).

P. Cristobal (Cristophoro) de (la) Vega S.J. (1595-1672) nell’opera “Theologia Mariana sive Certamina litteraria De B.V. Dei Genitrice Maria” (Tomus Primus, Editio prima neapolitana, Neapoli 1866), chiama Maria: «Corredemptrix» (pp. 207-208, 379), «primorum parentum corredemptrix una cum Filio, totiusque naturae reformatrix» (p. 457).

P. Pietro Paolo Gherardi, Definitore Generale della Provincia fiorentina dell’Ordine dei Servi di Maria, nelle sue “Prediche Quaresimali” (Firenze 1671) chiama Maria: «Corredentrice della natura umana» (p. 465), «Corredentrice dell’huomo» (p. 480).
Nel “Tractatus de Incarnatione Verbi Divini: Opus posthumum locupletissimis” (Tomus Quartus, Lugduni, 1678), P. Leonardo Peñafiel S.J. (1597-1657), teologo, professore e Provinciale della Provincia Peruviana, chiama Maria: «Corredemptrix, & Mediatrix, ut loquuntur Sancti Patres» (p. 232).

Tra i “Panegirici in lode del Santissimo Nome di Maria” (Presso la Gran Curia Innocenziana, Roma 1699), libro pubblicato con l’Imprimatur dell’allora Maestro del Sacro Palazzo Apostolico (ossia il Teologo del Papa) P. Gregorio Sellari O.P., c’è il panegirico tenuto in Roma nel 1697 da Don Roberto Valia, «Arcidiacono di Nazzaret, Dottore delle Leggi, e della Sacra Teologia Professore» il quale definisce Maria: «Corredentrice dell’huomini» (p. 64), «hominum Corredemptrix» (p. 64, corsivo del testo), «la Crocefissa d’amore col Figlio crocefisso in redenzione del Mondo» (p. 64).

L’agostiniano scalzo P. Angelo Maria da S. Filippo, Lettore di Teologia, nelle sue “Orazioni Panegiriche” (Milano 1699) afferma che negli «eterni decreti» di Dio, Maria è «corredentrice del Mondo» (p. 57).

Nel “Rosetum Theologicum Scholasticum Marianum” (Hispali 1702), il teologo P. Pedro de Medrano S.J. afferma che la Madonna è chiamata “corredentrice” dai Santi Padri («corredemptrix»: p. 261) e anch’egli condivide questo titolo mariano: «corredemptrix» (p. 304), «Deipara Domina corredemptrix nostra» (p. 380).

P. Simone Bagnati S.J. (1651-1727) nell’opera “Il Venerdì santificato cioè la Passione Santissima di Gesù Cristo” (Venezia 1714) chiama Maria: «Corredentrice» (p. 138).

P. Alessandro Diotallevi S.J. (1647-1722), nei suoi “Trattenimenti spirituali. Per chi desidera d’avanzarsi nella Servitù e nell’amore della Santissima Vergine” (Parte Prima, Venezia 1723) chiama Maria: «Corredentrice del Mondo» (pp. 22, 230, 241).

In “Calendarium veritatis, id est: Cogitationes, sive Considerationes Christianae pro singulis anni diebus. Trimestrem Secundum” (Viennae, Austriae, 1720), P. François Nepveu S.J. (1639-1708) chiama Maria: «Corredemptricis hominum» (p. 86).

In “Palaestra biblica, seu Enchiridion Neotericorum pro sacrisi codicibus rite tractandis, et difficultatibus Sacrae Scripturae scholasticae discutiendis” (Tomus secundus, Matriti 1727) P. Diego De Quadros S.J., professore di Filosofia e Teologia Scolastica, nonché di Lingua Ebraica al Collegio Imperiale di Madrid, dopo aver citato alcuni Santi Padri sostiene il titolo di Corredentrice: «ergo B.V.M. titulo, Corredemptricis, verum habet dominium creaturarum» (p. 395).

Nell’“Opera omnia ascetica” (Tomus primus, Ingolstadt 1732) il gesuita polacco P. Kasper Druzbicki S.J. (1589-1662), per due volte Ministro Provinciale, chiama Maria: «Corredemptrix mundi» (p. 506).

Nell’opera “Discursus praedicabiles super Litanias Lauretanas Beatissimae Virginis Mariae, in duo Tomos distributi” (Tomus primus, Augustae Vindel & Dillingae, 1735), in un discorso sull’onore e la dignità che deriva alla Beata Vergine dall’essere Madre del Salvatore, P. Justin Mieckow O.P. la chiama: «nostra corredemptrix, orbis reparatrix, humani generis renovatrix, redemptionis nostrae adjiutrix, & cooperatrix salutis generis humani» (p. 443).

Nell’opera “Delle grandezze di Gesù Cristo e della gran madre Maria Santissima” (Tomo III, Napoli 1746), P. Francesco Pepe S.J. (1684-1759), scrittore gesuita molto stimato da Sant’Alfonso de’ Liguori, afferma che la Santissima Trinità ha voluto Maria quale «Corredentrice del genere umano» (p. 213); è «verità innegabile» e «negare tanta gloria alla Divina Madre» sarebbe smentire i Santi Padri, i Teologi e le stesse Divine Scritture che ci mostrano Maria «causa secondaria della nostra Redenzione». Gli eretici con Lutero e Calvino negano questa verità (cf. pp. 213-214).

Maria «deve dirsi nostra Corredentrice» (p. 227), Gesù ha voluto che «noi vivessimo obbligati alla Madre come a Corredentrice di tutto l’Essere sovrannaturale riacquistato» (p. 227). P. Pepe parla di «Maria Riparatrice delle rovine di Eva. […]. Tanto basterebbe per coronar Maria col Diadema di Corredentrice nostra, una col Suo Figlio» (p. 227). Maria ha offerto il suo Figliolo, perciò merita «l’alto titolo di Corredentrice del genere umano» (p. 318). E ancora: «Ella perché è Corredentrice del genere Umano è un’oceano di tutti i beni, per arricchirne tutti» (p. 318). Maria non è semplicemente parte della Chiesa ma è superiore, Ella è «Corredentrice» della Chiesa (p. 319), «vera Corredentrice del genere umano» (p. 321).

Nell’ “Opera Dogmatica contro gli eretici pretesi riformati. Dedicata alla Santità di N.S. Papa Clemente XIV” (Bassano 1770) anche Sant’Alfonso de’ Liguori (all’epoca Vescovo di Sant’Agata dei Goti e Rettore Maggiore della Congregazione del SS.mo Redentore) afferma che Maria è «Corredentrice» (p. 394) perché ha cooperato con Cristo affinché gli uomini «nascessero alla Grazia», ella «cooperò alla loro salute» (cf. p. 395). 

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