La Chiesa fra le tempeste

(di Gianandrea de Antonellis su Riscossa Cristiana del 04-11-2012) “Nave sanza nocchiero in gran tempesta” è la famosa metafora usata da Dante per indicare lo stato politico dell’Italia dei suoi tempi; Benedetto XVI ha utilizzato l’immagine di una battaglia navale notturna in un mare in burrasca per sottolineare le difficoltà attraversate dall’attuale Chiesa cattolica, riprendendo una frase di San Basilio (IV secolo) sulle discussioni seguite al Concilio di Nicea (325 d.C.).

La storia della Chiesa, più volte paragonata da Gesù stesso ad una imbarcazione, ha visto la navicella di Pietro quasi costantemente sballottata tra i flutti delle persecuzioni esterne e vittima degli ammutinamenti delle rivolte interne: le persecuzioni degli antichi imperatori romani trovano un riscontro nelle attuali persecuzioni nei Paesi a maggioranza islamica, dopo quelle attuate dai regimi rivoluzionari (dal Terrore francese alla barbarie bolscevica in tutte le sue forme, solo per citare i casi più eclatanti). Parimenti, alle correnti eretiche degli Ario e dei Marcione nei primi secoli, fecero seguito quelle dei Catari e dei Valdesi nel Medioevo, quelle di Calvino e Lutero in epoca moderna, fino ai nostri contemporanei vescovi appartenenti alla teologia della liberazione o al sacerdote (!) Hans Küng, libero di sputare veleno sulla Chiesa e di proporre riforme estreme dall’evidente sapore modernista.

Alla guerra continua, spesso subdola, talvolta più esplicita, dei nemici della Chiesa, non di rado travestiti da amici, Roberto de Mattei propone una resistenza compendiata nel motto “Orare et pugnare”: pregare e combattere con le armi della cultura. E poiché uno dei motivi ricorrenti nella polemica modernista post-conciliare è quella del “ritorno alle origini” della Chiesa, l’Autore ha riproposto in forma cartacea una serie di conversazioni tenute nella rubrica “Radici Cristiane” dell’emittente Radio Maria ed incentrate sulla storia della Chiesa (materia che insegna presso l’Università Europea di Roma) nei suoi iniziali secoli di vita. Il risultato è un agile manuale che percorre il primo millennio del Cristianesimo, dalle persecuzioni alle Crociate – le quali non furono altro che una risposta alle persecuzioni islamiche nei confronti delle popolazioni cristiane residenti nei territori mediorientali, nonostante un’astuta propaganda, avallata purtroppo anche da molti cattolici, ha sempre cercato di farle passare come un’aggressione imperialista.

La Chiesa delle origini, correttamente ricostruita e sfrondata da tutte le falsità accumulate nei secoli, fu tutt’altro che quell’assemblea democratica immaginata dai “progressisti”: Essa fu fin dal proprio nascere monarchica e gerarchica, con il Papa al suo vertice ed i Vescovi a lui sottoposti, ma superiori ai sacerdoti come questi lo sono ai laici. Ogni tentativo di stravolgimento di questa struttura, voluta da Gesù stesso, è arbitraria ed in malafede: infatti non risulta, anche a leggere il solo Vangelo, tralasciando (come amano fare i modernisti) gli insegnamenti della Tradizione, che Gesù si considerasse pari ai suoi discepoli, né che discutesse con loro i vari argomenti, rimettendo ogni decisione ad una votazione…

Se molti conoscono (più o meno bene, ma questo è un altro problema) le vicende della Chiesa moderna e contemporanea (indicativamente dal Concilio di Trento in poi), assai meno frequentato è il periodo dell’Alto Medioevo: ripercorrere le vicende della Chiesa in quell’epoca, con particolare riferimento al monachesimo, serve a far comprendere quale sia stato l’apporto che il Cristianesimo dette alla nostra civilizzazione, che non sarebbe potuta nascere senza l’aiuto della Chiesa: non a caso «i benedettini sono i padri della civiltà europea […] e perfino le regole del galateo che oggi rispettiamo a tavola (tovaglie, tovaglioli, fiori, silenzio, pulizia, sequenza dei cibi, cortesia reciproca, modo di comportarci) furono inventate dai monaci […]. L’etichetta, la cortesia, i modi civili sono frutto della civiltà cristiana e l’imbarbarimento contemporaneo dei costumi è frutto della perdita dello spirito cristiano». (p. 70).

Il volume ha mantenuto intatto lo spirito delle conversazioni radiofoniche: sono state evitate note che lo avrebbero eccessivamente appesantito (anche se all’inizio del volume viene riportata una sintetica bibliografia di riferimento) con il risultato di farne un testo di agile lettura, in nove capitoli di cui ciascuno merita una riflessione dopo essere stato letto, poiché non si limita ad una fredda ricostruzione cronologica, ma rende di volta in volta, epoca per epoca, il senso cristiano della storia, spingendo alla meditazione, in vista del quotidiano scontro con chi – dall’interno o dall’esterno – attacca costantemente la Chiesa. Un ottimo strumento, dunque, per Orare et pugnare.

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