KOSOVO: preoccupazioni in Europa

Le autorità kosovare hanno proclamato l’indipendenza unilaterale. La provincia diventata il settimo Stato ex jugoslavo, fra festeggiamenti e invettive da parte serba e russa.





Le autorità kosovare hanno proclamato l’indipendenza unilaterale. La provincia diventata il settimo Stato ex jugoslavo, fra festeggiamenti e invettive da parte serba e russa.

«La Serbia non riconoscerà mai l’indipendenza del Kosovo», commenta a caldo il Presidente Boris Tadic. Il Kosovo ha dichiarato «illegalmente la propria indipendenza ed è così nato uno Stato fantoccio dell’Alleanza atlantica», afferma il Premier serbo Vojislav Kostunica, osservando che «ha vinto la politica della forza degli Stati Uniti».

Il dito puntato contro gli Usa indica anche l’Europa: «mettendo la violenza davanti al diritto internazionale – dice Kostunica – con la forza cieca hanno spinto l’Unione Europea a calpestare i principi a cui essa stessa si richiama».

Mentre il Presidente americano Bush rinnova il suo sostegno all’indipendenza del Kosovo, la Russia chiede all’Onu e alla Nato un’azione «immediata» per fare annullare la proclamazione di indipendenza. Mosca pretende che la decisione di Pristina sia «annullata» dalla missioni locali della Nato e delle Nazioni Unite e che siamo presi «provvedimenti» contro «gli organi di auto-governo di Pristina», la cui decisione «rischia di scatenare un’escalation della tensione e della violenza interetnica nella provincia e un nuovo conflitto nei Balcani».

L’UE si appella alla calma e ammonisce che «la Comunità internazionale non tollererà alcuna azione violenta in Kosovo». Il portavoce del Consiglio UE, Jens Mester, si è rivolto sia alla maggioranza albanese che alla minoranza serba: «ci appelliamo a tutte le parti in Kosovo e nella regione allargata a rimanere calmi e a non reagire a qualsiasi provocazione». La Nato da parte sua ha annunciato che continuerà a garantire la sicurezza del Kosovo e ha esortato tutte le parti in causa a muoversi con cautela. Appello alla calma anche dal Dipartimento di Stato Usa, che ha «preso atto» della dichiarazione di indipendenza. Un invito alla moderazione, rivolto sia a Pristina che a Belgrado, è giunto anche dalla Santa Sede.

Il Commissario UE alla Giustizia, Libertà e Sicurezza Franco Frattini, “guardiano” europeo dell’immigrazione e del terrorismo, è «superpreoccupato per la Bosnia e il diffondersi del radicalismo islamico». Il Paese balcanico corre il maggior rischio di essere contagiato dall’instabilità a seguito dell’indipendenza del Kosovo. In un’intervista a “La Stampa” del 18 febbraio 2008, Frattini promette che la missione civile dell’UE di 2.000 uomini contrasterà con determinazione la criminalità in Kosovo.

«La Srpska Republika è lì che scalpita e Sarajevo è la capitale che sta mostrando le maggiori debolezze nell’avvicinamento all’Unione», sostiene Frattini, riferendosi ai serbo-bosniaci che, prendendo a modello il Kosovo, potrebbero optare per la secessione dal resto della Bosnia.

«Se dovessimo lasciargli aprire una ferita interna, non faremmo certo del bene alla regione e a tutto il Continente» osserva il Commissario UE. «La Bosnia è diventata un centro di insediamento di pericolose cellule della Jihadismo di ritorno dall’Iraq e dall’Afghanistan. Approfittano della religione musulmana e delle assenze di controllo per proliferare liberamente».

L’allarme di Frattini fa eco a quello lanciato il 15 febbraio scorso dall’Alto Rappresentante a Sarajevo, Miroslav Lajcak, giunto a Bruxelles per esortare l’UE e gli Usa a non dimenticare la crisi bosniaca.
Secondo l’ex ministro degli Esteri italiano la Bosnia deve essere «bersagliata di messaggi da un lato positivi e dall’altro deterrenti» e, rammentando che «in due anni non s’è visto nulla» sulla riforma di polizia, «non è causale che la Commissione abbia deciso di lasciare fuori la Bosnia dal programma di liberalizzazione dei visti. È una fonte di monito in più. Non esistono diritti senza doveri».

Quanto alla missione Eulex Kosovo, a cui l’Italia partecipa con 200 uomini e guidando, con il magistrato torinese Alberto Perduca, l’unità di 250 giudici, Frattini usa toni duri: «È noto a tutti che il Kosovo è il primo luogo di provenienza dei documenti falsificati in Europa. Trovo sorprendente e terrorizzante la capacità con cui qui si occultano identità e beni, e con cui si pratica il riciclaggio del denaro sporco. Sarà questo chiaramente uno dei compiti di Eulex. Non dovremo stare a guardare sennò ci sommergeranno, come è successo con l’Unmik» ammonisce il Commissario UE, parlando dell’amministrazione Onu. «Se fra due anni o tre la situazione non sarà cambiata potremmo dire che la nostra operazione è finita nel nulla».

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