Kiev la città di santa Olga

CR1732-Foto-02
Print Friendly, PDF & Email

La storia della Russia e la storia dell’Ucraina non solo si intrecciano da sempre, ma la Russia affonda le sue origini proprio a Kiev fra lotte di sovranità e di identità.

Popolazioni slave vivevano nelle foreste dell’Ucraina del nord fin dal VI secolo. Intorno alla metà del IX secolo si insediarono, sovrapponendosi agli Slavi, anche elementi di un popolo scandinavo, i Rus’, appartenenti al grande gruppo dei Variaghi da cui discesero anche altri ceppi normanni. Un parente di Rurik (798-879), Oleg, nell’882 unificò tutte le terre Rus’ e pose la capitale del suo regno a Kiev. Per lungo tempo i Rus’ costituirono l’élite militare e politica della regione, la cosa particolare è che si slavizzarono con grande rapidità, acquisendo le stesse tradizioni del resto della popolazione. L’unificazione di un territorio così vasto sotto un’unica autorità conferì per due secoli una grande prosperità alla regione di Kiev, che divenne un punto di passaggio obbligato del commercio lungo il porto fluviale del Dnepr (il terzo in Europa per ampiezza, dopo il Volga e il Danubio: lungo 2.201 km, il suo bacino idrografico comprende un’area di 516 000 km²), che si trova fra il Mar Baltico e il Mar Nero.

Kiev è anche il cuore della cristianizzazione di tutta la Russia, qui ebbero origine, infatti, le due colonne dell’evangelizzazione russa, santi sia per la Chiesa cattolica sia per le Chiese ortodosse: Olga (905 ca.-969) e suo nipote Vladimiro (958 ca.-1015). Olga, che dopo il battesimo assunse il nome di Elena, fu principessa della Rus’ di Kiev, membro dell’aristocrazia variaga, nonché consorte di Igor (877-945), sovrano della Rus’ di Kiev dal 912 al 945, figlio del menzionato Rurik. Nel giorno di san Benedetto, patrono d’Europa, la Chiesa ricorda anche Olga tra i primi santi russi inseriti nel calendario cattolico, ella è considerata l’anello di congiunzione tra l’epoca pagana e quella cristiana.

Le fonti per conoscere la sua biografia sono l’Elogio del monaco Iakovla e la Cronaca degli Anni Passati del monaco Nestor di Pečerska (1056-1114 ca.), dove è raccolta la storia della Rus’ di Kiev, il più antico Stato slavo orientale, opera primaria per attingere informazioni sulla storia dell’Europa orientale nel Medioevo, oltre ad essere fondamentale per la storiografia della Russia, della Bielorussia e dell’Ucraina.

Figlia di un nobile variago (di popolazione normanna, di origine scandinava) della casata degli Izborsk, Olga nacque nel 905 circa in un villaggio presso il fiume Velikaja, a pochi chilometri da Pskov, dove il padre si occupava di traffici e commerci lungo la via del Volga, del Mar Nero e del Caucaso. Si unì in matrimonio con il principe Igor’, Gran Principe di Kiev, ma quando nel 945 il marito venne assassinato dalla tribù dei Drevljani, ella divenne sovrana fin quando il figlio Svjatoslav, che all’epoca contava tre anni, non raggiunse l’età adulta. Fu proprio all’inizio del suo governo che si consumò una violenta vendetta contro gli assassini di Igor’. I Drevljani ambivano ad un matrimonio fra Olga e il loro principe Mal, rendendolo signore di Kiev, ma la sovrana fu non solo risoluta nel tenere il potere, conservandolo per figlio, ma fu pronta ad azioni di intrepida e sanguinosa difesa, atti che si susseguirono tappa dopo tappa con dei veri e propri massacri, imponendo ai superstiti forti tributi, finché tale popolazione scompare totalmente dalle cronache russe. 

Il sangue e la cultura dei teutonici Variaghi si manifestò chiaramente in Olga e alcuni caratteri di quell’ardita e guerriera stirpe rimarrà ancora lungo i secoli fra gli Slavi orientali. Nel 955, lasciato al figlio il governo della Rus’ di Kiev, Olga si recò a Costantinopoli, dove si convertì drasticamente e con la forza del suo temperamento al cristianesimo, assumendo il nome di Elena. Da questo momento in poi la sua vita fu ricca di misericordia. Sia la Cronaca degli Anni Passati, sia l’Elogio concordano nel descrivere la santità della prima sovrana cristiana della Russia. Venne battezzata dal vescovo bizantino Polieucte (?-970), patriarca ecumenico, mentre suo padrino fu l’imperatore Costantino VII Porfirogenito (905-959). Il patriarca Poliecto la salutò in tono profetico: «Benedetta sei tu tra le donne russe, perché amasti la luce e cacciasti via le tenebre. Perciò ti benediranno i figli russi fino all’ultima generazione» (cfr. F. Gumilevskyj, Vite dei Santi, t. luglio, Pietroburgo 1900, p. 106).

Olga era partita per Costantinopoli per stringere alleanza contro i popoli della steppa, in particolare Bulgari e Khazari; ma là trovò la Fede e l’abbracciò in maniera totalizzante. Al suo ritorno a Kiev, fu assai attiva nel diffondere nella Rus’ il cristianesimo di rito bizantino. L’Elogio la descrive intenta «a distruggere gli altari sui quali si facevano sacrifici al diavolo e a dedicarsi in opere caritatevoli verso la fascia più indigente del suo popolo» (cfr. F. Chiti, Santi dell’antica Russia, Milano, Gribaudi, 2001).

Era molto difficile convertire quelle tribù, soprattutto l’élite, ovvero i boiari e i družina, che rimasero pagani. Fu così che nel 959 Olga, l’indomita, inviò un’ambasciata all’imperatore germanico Ottone I di Sassonia (912-973), per chiedergli di mandare nella Rus’ un missionario per evangelizzare quelle genti. Dopo una diatriba intercorsa fra gli arcivescovi di Amburgo/Brema e di Magonza sulla scelta del missionario, nel 961 arrivò a Kiev il monaco Adalberto di Treviri, il quale rimase nella Rus’ solo un anno: nel 962, infatti, fu costretto a tornare in patria per i forti dissidi sorti con la popolazione di Kiev. Neppure il figlio di Elena, ormai Gran Principe della città sovrana, decise di convertirsi.

Rileggiamo con attenzione un brano della Lettera apostolica Euntes in Mundum, che papa Giovanni Paolo II stilò il 25 gennaio, festa della conversione di San Paolo, del 1988 per celebrare il millennio della «Battesimo della Rus’ di Kiev», si tratta di un documento di grande peso e di potente valore: «Andate in tutto il mondo, ammaestrate tutte le nazioni battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (cfr. Mc 16,15; Mt 28,29).

Dalla tomba dei santi apostoli Pietro e Paolo in Roma, la Chiesa cattolica desidera esprimere a Dio Uno e Trino la propria profonda gratitudine, perché queste parole del Salvatore hanno trovato mille anni fa il loro compimento sulle rive del Dniepr, a Kiev, capitale della Rus’, i cui abitanti – sulle orme della principessa Olga e del principe Vladimiro – furono «innestati» in Cristo mediante il sacramento del Battesimo.

Seguendo il mio predecessore Pio XII di venerata memoria, il quale volle celebrare solennemente il 950° anniversario del Battesimo della Rus’ (cfr. Pii XII «Epistula ad Cardinalem Eugenium Tisserant, Sacrae Congregationis pro Ecclesia Orientali Secretarium», die 12 maii 1939: AAS 31 [1939] 258-259), desidero con questa lettera esprimere lode e gratitudine all’ineffabile Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, per aver chiamato alla fede e alla grazia i figli e le figlie di molti popoli e nazioni, che hanno accolto il retaggio cristiano del Battesimo amministrato a Kiev. Essi appartengono prima di tutto alle nazioni russa, ucraina e bielorussa nelle regioni orientali del continente europeo. Mediante il servizio della Chiesa che ebbe inizio nel Battesimo a Kiev, questo retaggio è giunto oltre gli Urali a molti popoli dell’Asia settentrionale, fino alle coste del Pacifico ed anche più lontano. Davvero, fino ai confini della terra è corsa la loro voce (cfr. Rm 10,18).

[…] Il Battesimo della Rus’ di Kiev segna, dunque, l’inizio di un lungo processo storico, in cui si sviluppa e si espande l’originale profilo bizantino-slavo del cristianesimo nella vita sia della Chiesa sia della società e delle Nazioni, che trovano in esso, lungo i secoli ed anche oggi, il fondamento della propria identità spirituale».

Nel corso della storia, quando tempestose vicende colpirono ripetutamente e profondamente gli Slavi di questa terra, proprio il Battesimo e la cultura cristiana, attinta dalla Chiesa universale e sviluppata in base alle ricchezze spirituali, divennero le forze che decisero la creazione di un’energica e vigorosa sopravvivenza identitaria dei russi, tanto robusta da resistere anche con il totalitarismo sovietico che cercò di spazzare via, ma inutilmente, la tradizione zarista e la religione.

Il Battesimo dell’intera popolazione arrivò nel 988, per ordine del gran principe Vladimir, il nipote di Elena, che si era prodigata nel gettare i primi semi della Buona Novella, che attecchirono soprattutto nel Khaganato di Rus’. Le cronache di Halyč e di Smolensk attestano che già prima di Vladimir, infatti, esistevano delle chiese di legno, delle quali sono rivenute tracce durante gli scavi archeologici effettuati nella regione di Minsk: erano chiese con pianta a croce greca.

La venerazione per Olga-Elena iniziò proprio con Vladimir il Grande, che nel 966 fece traslare il corpo della nonna nella chiesa della Dormizione della Vergine, la prima chiesa in pietra di Kiev, da lui fatta erigere fra il 989 e il 996 da manovalanza locale e bizantina al fine di commemorare il Battesimo della Rus’ di Kiev. In principio era chiamata chiesa di Nostra Signora, in onore della Theotókos, la Madre di Dio. Il Gran Principe destinò una decima delle entrate statali per finanziare l’edificazione del sacro luogo e per questo acquisì il soprannome di «chiesa delle Decime», che sarà poi incendiata dai Mongoli. Alcuni esperti ritengono che la cattedrale del Salvatore di Černihiv, risalente il 1036, tuttora esistente, ricalchi le dimensioni e l’originale aspetto esteriore della chiesa di Nostra Signora.Nella prima metà del 1600 la chiesa in legno di San Nicola fu costruita sulle fondazioni della chiesa della Dormizione su iniziativa del metropolita Petro Mohyla. Fra il 1828 e il 1842, per ordine del governo zarista, venne innalzata una nuova chiesa delle Decime, in pietra, su progetto dell’architetto Vasilij Stasov, ma in modo diverso rispetto a quello originale. Tuttavia, nel 1935 anche questa fu distrutta e per volontà delle autorità sovietiche, che seguivano un comandamento assoluto: cancellare la religione con le carceri, la tortura, i soprusi, i manicomi, i gulag e le condanne a morte, producendo martiri su martiri. La Chiesa ucraina greco-cattolica è stata coperta, come dichiarò l’indimenticabile metropolita e cardinale della Chiesa cattolica Josyp Ivanovyč Slipyj (1892-1984), «da montagne di cadaveri e fiumi di sangue», ma questa è una storia che a scuola, sui media e dagli amboni non si racconta…

Iscriviti a CR

Iscriviti per ricevere tutte le notizie

Ti invieremo la nostra newsletter settimanale completamente GRATUITA.