Jihad: condannata banca araba, spunta una nuova sigla

Arab BankSi chiama Khorasan ed è la crudele formazione islamica, costituitasi soltanto un anno fa da una branca di al-Qaeda. E’ accusata dai servizi segreti americani di voler preparare un attentato negli Stati Uniti o in Europa. Secondo l’Amministrazione Obama rappresenterebbe una «minaccia imminente». «Khorasan può costituire un pericolo addirittura più grande dello Stato islamico», ha dichiarato James Clapper, direttore dell’intelligence a stelle e strisce. A suo avviso, la guerra contro l’Isis non deve assolutamente distogliere l’attenzione dalle altre sigle radicali.

Il Pentagono, dal canto suo, ha confermato: le bombe sganciate nell’area di Aleppo, distante dalla zona di occupazione del sedicente “Stato islamico”, avevano come obiettivo quello di azzerare la leadership del gruppo, in particolare Muhsim ad Fadhli, ex-dirigente di al-Qaeda, in strettissimo contatto con Osama bin Laden. Costui avrebbe saputo dei tragici attentati dell’11 settembre a New York e Washington ancor prima che fossero compiuti. Sarebbe poi fuggito in Afghanistan, quindi in Iran, poi in Siria, all’inizio del conflitto scoppiato nel Paese. Ora non si sa se sia morto o meno dopo l’attacco mirato, attacco di cui il Dipartimento della Difesa americano si è dichiarato piuttosto soddisfatto per la precisione del tiro.

Ma lo scontro non avviene soltanto sul campo: un’ampia fetta della battaglia si gioca in Borsa. Lo rivela la sentenza emanata martedì scorso dalla Corte Federale di Brooklyn, a New York. Sentenza, che ha riconosciuto l’Arab Bank (nella foto) colpevole di aver finanziato attività terroristiche islamiche e sigle quali Hamas e la jihad. «Un verdetto, che rappresenta una parodia della Giustizia» è stata l’immediata replica della multinazionale del credito, con sede in Giordania. I cui legali starebbero valutando l’eventualità di un ricorso in appello.

Il caso ha preso le mosse lo scorso agosto, a seguito della denuncia sporta da 300 cittadini americani, vittime o rappresentanti delle vittime di una ventina di attentati, consumatisi tra il 2001 ed il 2004 in Israele, Gaza e Cisgiordania. Attentati, secondo l’accusa, compiuti da kamikaze, le cui famiglie, dopo i blitz, avrebbero beneficiato di 5.300 dollari, erogati proprio dall’Arab Bank per conto dell’organizzazione non governativa Comitato saudita. Circostanza sostanzialmente confermata dall’istituto di credito, limitatosi ad osservare come i nominativi dei beneficiari in quanto tali non figurino come terroristi in alcuna lista “nera”.

Notizie come queste rivelano quanto illusorio sia ritenere che il tentativo di ferire e magari d’invadere l’Occidente avvenga esclusivamente con le armi. Ormai la finanza rappresenta una minaccia non meno temibile.

Donazione Corrispondenza romana