Istigazioni radicali al suicidio

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(di Danilo Quinto) Recita l’art. 580 del codice penale: «Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da 5 a 10 anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da 1 a 5 anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima».
A diritto vigente, quindi, l’istigazione al suicidio è un reato. Non stiamo qui a chiedere che Vittorio Feltri risponda ad alcuno, se non alla propria coscienza, dell’editoriale dello scorso 7 ottobre con il quale solidarizzava con Pannella sull’eutanasia e in particolare per lo spot con il quale l’Associazione Luca Coscioni, attraverso il sito “eutanasialegale.it”  «invita i malati terminali a raccontare le proprie sofferenze e, magari – scriveva Feltri, per il quale «Pannella non sarà mai senatore a vita perché la vita, lui, l’ha dedicata sul serio ai diritti civili» ‒ a esprimere il desiderio di farla finita in anticipo sulla scadenza naturale della vita».

È questo, però, il punto. Quello spot (A.A.A. Cerchiamo malati terminali per ruolo da protagonista. Donne e uomini dai 18 anni in su. Anche prima esperienza), che è in rete da un mese, incita all’eutanasia: «Ammalarsi fa parte della vita. Come guarire, morire, nascere, invecchiare, amare. Le buone leggi servono alla vita: per impedire che siano altri a decidere per noi, in nome di Stati o religioni; per garantire libertà e responsabilità alle nostre scelte, drammatiche e felici. Fino alla fine».

Oggi ‒ dicono i radicali ‒ il diritto costituzionale a non essere sottoposti a trattamenti sanitari contro la nostra volontà è costantemente violato, anche solo per paura, o per ignoranza, e chi aiuta un malato a morire rischia fino a dodici anni di carcere. Senza peraltro ricordare che grazie ad una sentenza di un magistrato di Roma, il medico Mario Riccio, che aveva assistito e accompagnato alla morte Piergiorgio Welby, nel 2007 fu prosciolto dall’accusa di omicidio del consenziente (l’art. 579 del codice penale, recita: «Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni»). «Una vittoria straordinaria della nonviolenza radicale», la definì Marco Cappato, per il quale lo spot ideato oggi «non è una provocazione». «Per noi – dice ‒ è importante aiutare e fornire informazioni a chi chiede l’eutanasia. Ma l’idea è anche quella di raccogliere testimonianze pubbliche».

Aiutare e fornire informazioni per chi vuole praticare l’eutanasia – dice Cappato ‒ che s’intende rendere legale, attraverso una proposta di legge sulla quale si stanno raccogliendo le firme.


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«Ci affidiamo a Pannella», dice Feltri. È in buona compagnia, perché in questo paese Pannella gode di larghissima credibilità. Anche chi lo avversa, è abituato a non farlo fino in fondo, ad essere tiepido e dialogante, a volte conciliante e sempre rispettoso. A usare il rispetto che si deve a quell’ideologia anti-umana che tanto affascina e seduce, devastando i principi dell’ordine naturale, validi sia per i miscredenti sia per coloro che credono e per questo strenuamente avversati.

Coloro che fanno credere di battersi strenuamente in Parlamento contro l’eutanasia – ci riferiamo all’Intergruppo parlamentare per la vita ‒ sono pronti a varare un disegno di legge sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, che non è altro che l’usbergo all’eutanasia. Perfino la Conferenza Episcopale Italiana, attraverso le parole del suo portavoce e responsabile delle Comunicazioni Sociali, Monsignor Domenico Pompili, che si è fatto intervistare proprio da “Radio Radicale”, ha inteso aderire alla proposta di Pannella sull’amnistia. Il “cortile dei gentili” non produce conversioni, ma intese e accordi certamente sì. (Danilo Quinto)


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