ISLAM: totem della “multiculturalità” vacilla in Francia

Anche in Francia, il totem della “multiculturalità” vacilla. Nel Paese in cui entro i prossimi vent’anni – secondo lo studio recentemente pubblicato dal Pew Forum on Religion & Public Life – la presenza musulmana potrebbe passare dal 7,5 al 10,3 % della popolazione, sull’islam si è scatenato un acceso dibattito, da cui emergono con chiarezza le prime voci critiche ed i primi allarmati segnali di un crescente disagio, dovuto alla consapevolezza da parte dei cugini d’Oltralpe di vedere progressivamente compromessa la propria coscienza di popolo.


Diverse inchieste hanno ormai mostrato in merito un notevole irrigidimento da parte dell’opinione pubblica. Secondo una ricerca condotta dall’Ifop, istituto di studi d’opinione e marketing, per il 76% della classe media l’islam avanzerebbe troppo in Francia. Percezione, ampiamente confermata dal sondaggio choc pubblicato lo scorso 5 gennaio da Le Monde: il 42 % dei francesi ritiene che «la presenza di una comunità musulmana in Francia costituisca una minaccia per il Paese», soprattutto per il suo «rigetto dei valori occidentali» e per il suo «fanatismo». In vent’anni, il numero dei francesi che si oppongono al velo per le strade è cresciuto del 28 %. Anche tra l’elettorato di sinistra, per il 39 % del quale sarebbero «troppo importanti» l’influenza e la visibilità dell’islam in Francia.

Il maggior consenso lo stesso Presidente, Nicolas Sarkozy, pur a corto di popolarità in questo momento, lo ha riscosso quando lo scorso 16 novembre si è espresso contro l’apertura di «minareti» in Francia e quando lo scorso 31 dicembre ha promesso che la legge anti-burqa sarebbe stata «applicata tanto nello spirito quanto nella lettera». La Francia ha fretta, insomma, di recuperare un’identità nazionale ed i propri valori fondamentali di riferimento, che sente minacciati dall’avanzata sociale, culturale e politica di un islam, guardato sempre più con sospetto. Nel momento in cui spuntano come funghi ristoranti e catene commerciali, che propongono carne halal (tra cui anche il colosso internazionale Carrefour), il settimanale “L’Express” ha evidenziato nel numero dello scorso 22 gennaio come del problema sia stato investito il ministro per l’Alimentazione Bruno Le Maire, perché la gente non si sente «più a casa propria». Il Centrodestra francese, l’Ump in particolare, vuole tanto più impadronirsi di questo cavallo di battaglia quanto più percepisce il malessere della sinistra in merito. Il Ps arranca da tempo, sin da quando ha vacillato ondivago sul voto relativo alla legge del burqa. Il socialista Alain Bergounioux ha ammesso come islam ed immigrazione restino «coni d’ombra» nella strategia politica del partito.

Proprio su questi temi Marine Le Pen miete invece consensi tanto a destra quanto a sinistra. A Tours, lo scorso 16 gennaio, in occasione del suo primo discorso come Presidente dell’Fn, è stata particolarmente applaudita, quando si è scagliata contro i «tabù religiosi» in campo alimentare e quando ha dichiarato con chiarezza e fierezza di volersi battere per «tradizioni», «stili di vita» e «costumi», che han reso grande la Francia. Dopo un’ubriacatura ideologica sul multiculturalismo, insomma, anche Oltralpe paiono riemergere la consapevolezza e l’identità di popolo.

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