ISLAM: si allarga la cyber war

I cyber attacchi non sarebbero un’ipotesi così remota: una simulazione del 2008 del governo americano avrebbe infatti svelato che gli Usa non sono ancora in grado di sopportare un assalto ai propri canali informatici vitali. Questo genere di attacco – osserva John P. Avlon (“Liberal”, 25 marzo 2010) risulta infatti appetibile per i nemici degli Stati Uniti, in quanto, nello scenario delle “guerre asimettriche”, permetterebbe a realtà più deboli di competere con quelle più forti, oltre a determinare una trasformazione della potenza tecnologica in una debolezza.

È risaputo come Al Qaeda sia interessata al cyber-terrorismo: computer sequestrati ad Al Qaeda hanno fatto trapelare dettagli relativi ai sistemi di Supervisione e di Acquisizione Dati (Scada) in America, i quali controllano l’infrastruttura strategica, comprese reti elettriche, centrali nucleari, cavi a fibre ottiche, condotti di gas e di petrolio, infine dighe, ferrovie e depositi di acqua e relativi impianti di distribuzione. L’avversario della rete più pericoloso per l’America sembra però essere “l’hacktivista”, l’equivalente tecnologico del bandito solitario.

Ogni giorno il Dipartimento della Difesa segnala tre milioni di sonde non autorizzate nei suoi network, mentre il Dipartimento di Stato deve fronteggiarne due milioni. Il Dipartimento di Polizia di New York registra 70.000 tentativi giornalieri di intrusioni elettroniche. Nel 2007 il Comitato di Stato di Sorveglianza e Riforma del Governo ha assegnato al Dipartimento di Stato, al Dipartimento del Tesoro e alla Commissione per la Regolamentazione Nucleare una “F” (un voto molto basso) sulla Pagella Federale di Sicurezza del Sistema Informatico.

Nel 2008 le campagne elettorali per la presidenza, sia di Obama che di Mc Cain, sono state infiltrate da spie informatiche di presunta origine cinese, che hanno avuto accesso ai documenti programmatici interni e ai piani di viaggio con l’obiettivo di ottenere informazioni sul futuro Presidente degli Stati Uniti. Il problema non sarebbe però limitato allo spionaggio dei segreti governativi, ma riguarderebbe l’intrusione nella rete elettronica Usa, tesa alla distruzione delle infrastrutture cardine. Nel 2009 il “Wall Street Journal” ha riportato la notizia secondo cui Parti del programma Joint Strike Fighter, costato 300 milioni di dollari, erano stati intaccati da hacker-spia cinesi.

Anche il presidente Obama, all’inizio del suo mandato, ha dichiarato che la cyber-infrastruttura deve essere considerata elemento strategico nazionale ed ha annunciato la nomina di un “cyber-zar” per dirigere gli sforzi federali della Casa Bianca in coordinamento sia con il Consiglio Nazionale di Sicurezza e il Consiglio Economico Nazionale. Ad alcuni mesi da questo annuncio, tuttavia, i propositi risultano disattesi. Il Dipartimento di Sicurezza di Stato intende impiegare fino a 1000 esperti di sicurezza informatica nei prossimi tre anni.
La questione del cyber terrorismo è dunque quanto mai attuale e prendere sul serio questa minaccia – sottolinea Avlon – sembra ormai essere un imperativo imprescindibile, al fine di scongiurare una possibile Pearl Harbor digitale.

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