ISLAM: secondo il Muftì saudita cinema e teatro «violano la shari’a»

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Cinema e teatro messi al bando dalla più importante autorità religiosa dell’Arabia Saudita: il Gran Muftì Shaikh Abdulaziz Al-Ashaikh, li giudica contrari alla shari’a (la legge islamica mutuata dal Corano, dalla Sunna, che raccoglie atti e detti del Profeta, e dalla interpretazione dei giuristi) e colpevoli di distogliere gli uomini dal Bene.


«Le rappresentazioni teatrali, si tratti di cinema o di spettacoli musicali con la partecipazione di cantanti, sono generalmente contrarie alla shari’a», ha dichiarato il Gran Muftì durante un incontro con un gruppo di studenti all’Università Re Saud di Riad. Riferisce la notizia il quotidiano saudita “Gulf News” (26 marzo 2009). «La gente necessita solo di ciò che è utile per cambiare il suo modo di vivere in un modo aderente all’Islam», ha aggiunto. Il Gran Muftì ha risposto a domande sui problemi più svariati e ha, tra l’altro, esortato i giovani a non fumare. Banditi anche gli scacchi che fanno perdere «tempo» agli uomini mentre tra gli hobby non è un peccato la fotografia, definita «una necessità della vita».

L’anno passato Al-Ashaikh s’era scagliato contro due popolari serie televisive turche: Nour e The last years, giudicate contrarie alla morale islamica. “Gulf News” riferisce pure che un gruppo di religiosi sauditi ha intimato al nuovo ministro dell’Informazione saudita, Abdul Aziz Khoja, di bloccare il processo di liberalizzazione nel mondo dei media, tenendo le donne saudite alla larga dallo schermo della Tv di Stato.

In una dichiarazione pubblicata da siti online sauditi, i 35 religiosi – tra cui l’autorevole Abdul Rahman Al Barrak – hanno accusato il governo saudita di «violazione delle sue stesse leggi in materia di religione e di morale». (E. G.)


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