ISLAM: pena di morte per chi si converte ad altra fede

Due iraniani convertiti al cristianesimo, Mir Mehdi Mussavi e Assad Heidari, fanno lo sciopero della fame in Tagikistan per non essere rimpatriati: rischiano la condanna a morte per apostasia. Mohamed Hegazy, egiziano, anche lui convertito al cristianesimo, riceve minacce di morte e il suo avvocato rinuncia ad assisterlo nella causa per la registrazione dell’avvenuto cambio di religione. Sono soli i casi dell’ultima ora, ma richiamano l’attenzione sulle persecuzioni di coloro che nei paesi islamici si convertono al cristianesimo e per questo rischiano la condanna alla pena capitale. La condizione del convertito nei paesi Islamici, infatti, è più difficile di quella del cristiano di nascita, a cui in alcune nazioni è garantito un minimo di tutela.





Due iraniani convertiti al cristianesimo, Mir Mehdi Mussavi e Assad Heidari, fanno lo sciopero della fame in Tagikistan per non essere rimpatriati: rischiano la condanna a morte per apostasia. Mohamed Hegazy, egiziano, anche lui convertito al cristianesimo, riceve minacce di morte e il suo avvocato rinuncia ad assisterlo nella causa per la registrazione dell’avvenuto cambio di religione. Sono soli i casi dell’ultima ora, ma richiamano l’attenzione sulle persecuzioni di coloro che nei paesi islamici si convertono al cristianesimo e per questo rischiano la condanna alla pena capitale. La condizione del convertito nei paesi Islamici, infatti, è più difficile di quella del cristiano di nascita, a cui in alcune nazioni è garantito un minimo di tutela.

    L’apostasia è punibile con la morte in molti paesi a maggioranza musulmana, tra cui Arabia Saudita, Afganistan, Iran, Pakistan e Egitto. Poco più di un anno fa l’Italia ha concesso asilo a un cittadino afgano, Abdoul Rahman, convertitosi al cristianesimo e condannato a morte in Patria. In Iran, secondo gli osservatori cristiani, si registrano negli ultimi tempi ulteriori restrizioni nei confronti delle minoranze religiose. I cristiani, per la maggior parte protestanti, hanno paura e per questo impediscono l’ingresso degli sconosciuti nelle chiese o nelle loro piccole comunità. Nel 2005 il pastore protestante iraniano Hamid Pourmand, convertito dall’Islam, è stato accusato di apostasia e proselitismo e ha rischiato la condanna capitale, fino a quando queste accuse non sono state fatte cadere dal giudice del tribunale islamico, grazie anche a una vasta mobilitazione internazionale.

Negli anni precedenti al caso di Pourmand, in Iran, tre cristiani sono stati accusati di apostasia e condannati alla pena di morte: il pastore Hussein Soodman è morto impiccato nel 1989; stessa sorte nel ’92 per Deacon Maher, dopo aver firmato la sua abiura; nel dicembre 1993 era stato condannato a morte il pastore Mehdi Dibaj, rilasciato dopo tre settimane per le pressioni della comunità internazionale, ma trovato morto alcuni mesi più tardi.

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