ISLAM: non è integrabile ma è solo fonte di conflitti

«L’Islam non è integrabile», ha affermato, in un’intervista al quotidiano “Liberal” (18 giugno 2008) lo scrittore indiano Vidiadar Surajprasad Naipul, nato in un’isola dei Carabi 75 anni fa, indiano d’origine e vissuto a Londra, Premio Nobel per la Letteratura 2001, autore di venticinque romanzi e molti saggi.






«L’Islam non è integrabile», ha affermato, in un’intervista al quotidiano “Liberal” (18 giugno 2008) lo scrittore indiano Vidiadar Surajprasad Naipul, nato in un’isola dei Carabi 75 anni fa, indiano d’origine e vissuto a Londra, Premio Nobel per la Letteratura 2001, autore di venticinque romanzi e molti saggi.

Naipul, commentando in generale i temi dell’immigrazione e dell’integrazione, auspica una legislazione in materia molto più severa di quella che si è avuta finora «non solo per la sicurezza dei cittadini o per questioni economiche, ma anche perché in un mondo dove tutto è interconnesso e gli scambi culturali sono continui i popoli rischiano lo sradicamento, l’impoverimento, la perdita della propria storia e il senso di se stessi. Accogliere va bene, ma bisogna che nessuno perda il senso della propria storia».

Secondo il Premio Nobel, bisogna stare attenti con l’integrazione e l’accoglienza, soprattutto dal punto di vista religioso. Profondo conoscitore dell’Islam, Naipul individua nel suo propagarsi una delle maggiori cause dell’inquietudine mondiale e attribuisce alla sua espansione molta della responsabilità degli attuali conflitti tra le diverse identità e quindi tra le diverse religioni.

Cita il caso dell’India: «Il conflitto religioso, in India, non è mai stato tanto forte, e si vive in un clima teso, come se tutto fosse pronto ad esplodere e nessuno facesse niente per evitare la spaventosa deflagrazione. Credo che una delle cause di questo clima sia un Islam sempre più forte, ma pure sempre più aggressivo, in cui l’estremismo sembra sul punto di avere la meglio».

Lo scrittore precisa, allargando il discorso dall’India alla situazione mondiale: «l’Islam è una enorme civiltà e certo non coincide con Al Quaeda o con il terrorismo mediorientale. Ma non ritengo che esso possa essere assimilato alla cultura occidentale, o trovare una fusione col modo di vita delle democrazie dell’Europa.

Quindi ritengo che chi parla di Islam europeo non solo compia un grave errore, ma anche agisca per interesse. Non crediamo, per favore, a quegli intellettuali islamici che, per vendere meglio i loro libri, si presentano con una faccia diversa in Occidente, ingannando i creduloni sulla possibile esistenza di un Islam integrato con i valori dell’Europa!».

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