ISLAM: madre lapidata per aver difeso la figlia

Novi di Modena, 3 ottobre 2010. Storie di ordinaria Shari’a: Hamad Kahn Butt, operaio pakistano di 53 anni, e il figlio Humair (19 anni) «puniscono» a sprangate la figlia e sorella Nosheen (20 anni) che rifiuta un matrimonio combinato. Poi, con una pietra, Hamad Kahn Butt mette a tacere la disperata difesa della madre Begm Shnez, 46 anni. Nosheen è in ospedale, grave, ma non rischia la vita.


La mamma è morta, sotto i colpi di una storia che ricorda un altro triste episodio: la fine di Hina Saleem, pakistana ventunenne che voleva vivere «alla occidentale» e, per questo, sgozzata il 10 agosto 2006 a Sarezzo (Brescia) nella casa dei genitori. In quel caso, però, morì la giovane e la madre di fatto accettò le scelte del padre. Mohamed Saleem, padre di Hina, è stato condannato a 30 anni di reclusione, insieme con i due cognati della vittima, Mahmood Kalid e Mahmood Zahid, che dovranno scontare 17 anni a testa per avere aiutato il padre ad occultare il cadavere. Più recentemente, il 15 settembre 2009, a Montereale Valcellina (Pordenone), la diciottenne marocchina Saana Dafani è stata ammazzata dal padre mentre si recava al lavoro nel ristorante di cui il fidanzato italiano è proprietario in società. Il padre, che non condivideva la relazione della figlia, è a tutt’oggi in attesa di giudizio.

La tragedia di Novi di Modena scatta quando Nosheen si ribella alla decisione familiare di darla in sposa a un connazionale. Pare che in casa, in quel momento, ci siano anche due degli altri tre figli della coppia. Secondo la ricostruzione dei fatti, a colpire la ragazza con una spranga è il fratello, anche lui operaio, aiutato dal padre. Poi quest’ultimo, impugnato un sasso, colpisce la moglie intervenuta in difesa della figlia e la uccide. Alcuni vicini vedono e chiedono aiuto. Interviene il 118, Nosheen viene condotta di corsa all’ospedale di Baggiovara, poi intervengono i carabinieri, che riescono a fermare padre e figlio e a portarli in caserma per un serrato interrogatorio.
I carnefici si rifiutano di rispondere alle domande del Pm Pasquale Mazzei e degli ufficiali dell’Arma. Scattano le manette: Hamad è accusato dell’omicidio della moglie, il figlio per il tentato omicidio della sorella.

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