Islam: la spada, il soldo, la fede, ecco le tre vie della conquista

CattedraleDa una parte prosegue l’espansione armata, conquistata a colpi di terrore e crudeltà disumana: lo dimostra la decapitazione dello statunitense Peter Kassig, quinto ostaggio occidentale ammazzato dall’Isis ed ostentato come “trofeo” nell’ennesimo truculento video.

Dall’altra sorge il dubbio che il mondo islamico consideri già Roma come il “giardino di casa”, dato che proprio Roma è stata scelta quale primo Paese occidentale ad aver ospitato la convention annuale, la decima per la precisione, della National Commercial Bank, che è la più grande banca del mondo arabo. La tre giorni finanziaria si è svolta, nella seconda settimana di novembre, presso il lussuoso hotel Rome Cavalieri a cinque stelle, dove si è svolto un fitto programma di incontri ad altissimo livello con la presenza dei massimi esperti di comunicazione digitale, di credito, di economia e di formazione, a dimostrazione di come la sponda musulmana del Mediterraneo non voglia davvero lasciare nulla al caso o all’approssimazione. Circa 500 in tutto i partecipanti, affascinati anche dalle coreografie encomiastiche e dagli spettacoli celebrativi, predisposti per l’occasione da un’agenzia romana “di grido” nella promozione di eventi.

Spostiamoci dall’altra parte del pianeta. Washington, Stati Uniti: qui la resa all’islam diviene evidente, dopo la decisione assunta dai protestanti episcopali di concedere la loro cattedrale, la Washington National Cathedral, intitolata (sic) ai Santi Pietro e Paolo, alle decine di musulmani della capitale Usa per la loro preghiera del venerdì (nella foto). Dimostrando così non solo una profonda ignoranza della sensibilità islamica, bensì anche una malintesa e confusa concezione del dialogo interreligioso. Facendosi un autogoal clamoroso.

In ciò la Chiesa Cattolica si è dimostrata infinitamente più lungimirante. Nell’introduzione alla XVI Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, svoltasi nel dicembre 2004, l’allora Presidente, Card. Stephen Fumio, è stato molto chiaro: «Ad evitare fraintendimenti e confusioni, considerate le diversità che reciprocamente riconosciamo – affermò – per rispetto ai propri luoghi sacri ed anche alla religione dell’altro, non riteniamo opportuno che quelli cristiani – chiese, cappelle, luoghi di culto, locali riservati alle attività specifiche dell’evangelizzazione e della pastorale – siano messi a disposizione di appartenenti a religioni non cristiane, né tanto meno che essi siano usati per ottenere accoglienza di rivendicazioni rivolte alle autorità pubbliche». Niente di realmente nuovo, semmai l’inevitabile conferma di quanto già previsto nel 1993 dalla Commissione Ecclesiale per le Migrazioni nel documento dal titolo Ero forestiero e mi avete ospitato, laddove, al n. 34, quasi ricorrendo ai medesimi termini, si legge: «Le comunità cristiane, per evitare inutili fraintendimenti e confusioni pericolose, non devono mettere a disposizione, per incontri religiosi di fedi non cristiane, chiese, cappelle e locali riservati al culto cattolico, come pure ambienti destinati alle attività parrocchiali».

Sarebbe bene che non solo in ambito cattolico, bensì più in generale nelle comunità cristiane, pur ritenendosi non vincolate dall’obbedienza a Roma, si facesse tesoro di queste indicazioni, estremamente chiare e di grande buon senso…

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