ISLAM: islamizzazione forzata in Indonesia

Velo obbligatorio per le dipendenti della pubblica amministrazione e licenziamento in tronco per chi viene sorpreso a mangiare durante le ore diurne nel mese sacro del Ramadan. In varie zone dell’Indonesia è in atto una vera e propria “islamizzazione” forzata attraverso normative sempre più ispirate alla Shari’a.

Le direttive – riferisce l’agenzia del Pontificio istituto Missioni Estere, “AsiaNews” – coincidono con l’inizio del mese di digiuno e preghiera, in cui ogni musulmano dovrebbe astenersi da cibo e liquidi dall’alba al tramonto. Il capo del distretto di Pamekasan, isola di Madura, nella provincia indonesiana di East Java, ha stabilito che le donne impiegate nella pubblica amministrazione devono indossare lo jilbab, il velo che copre il capo lasciando scoperto il volto. Per promuovere una maggiore adesione ai precetti dell’islam, la norma varrà per quante lavorano negli uffici distrettuali e per le donne che vendono cibo in strada. Kusari, capo del distretto di Pamekasan, conferma che questa scelta servirà a «rafforzare la fede» fra le musulmane.

Giro di vite anche nei confronti di ristoranti e locali pubblici che durante il Ramadan sono chiusi durante il giorno, per riaprire dopo il tramonto. Club, bar e altre attività legate all’intrattenimento notturno chiuderanno i battenti per un mese. Alcuni esponenti del Fronte di difesa islamico (Fpi), movimento filo-estremista indonesiano, compiono raid per colpire quanti violano le “direttive” e tengono aperti i locali.

Nel distretto di Bengkulu, isola di Sumatra, il sindaco Ahmad Kanesi ha stabilito che verranno licenziati in tronco tutti gli impiegati pubblici che non rispetteranno il digiuno. Il funzionario ha inoltre messo una taglia di un milione di rupie (circa 118 dollari) come premio a tutti i cittadini che denunceranno un pubblico ufficiale di Bengkulu sorpreso a mangiare durante la giornata di digiuno. L’Indonesia è il Paese musulmano più popoloso al mondo: su 231 milioni di abitanti, l’87% è mussulmano (per lo più sunniti), i protestanti sono il 6,1%, i cattolici il 4%, mentre induisti e buddisti l’1% circa.

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