ISLAM: Imam di Stato in Mauritania

Un vasto programma di reclutamento, con l’obiettivo di creare 500 nuovi imam “di Stato” ovvero pagati con soldi pubblici: è quanto si ripropongono le autorità mauritane.

Secondo un articolo pubblicato dal periodico “Jeune Afrique”, il Ministero per gli Affari islamici vede in loro una risorsa. Ufficialmente si ripropone di strappare dalla miseria nera gli imam emarginati, nonché di spiegare meglio l’Islam e di lottare contro il fondamentalismo religioso in un Paese dove, però, si sono già verificati diversi attentati, attribuiti ai nazionalisti di Al-Qaeda, compiuti specie nel Magreb.

La strategia, ideata dal Presidente Mohamed Ould Abdelaziz, di una collaborazione con le autorità religiose per contrastare il terrorismo, insomma, non pare aver pagato in termini di risultati. A meno che per risultati non si intenda una nuova stagione di indottrinamento di Stato.

Requisiti essenziali per i novelli imam: avere tra i 25 ed i 75 anni, officiare in una moschea ove si svolga la preghiera del venerdì – un modo come un altro, per eliminare i luoghi di culto non autorizzati – e non esser già funzionari pubblici.

Non tanto per evitare una sorta di “conflitto d’interessi”, bensì – ciò che sembra stare ben più a cuore alle autorità del posto – per evitare il cumulo dei salari. Per questo, in ottobre, era stato realizzato uno scrupoloso censimento degli imam, delle moschee e delle madrasa, nonché un’inchiesta sul tipo di insegnamento dispensato dai professori di religione. Ognuno dei nuovi prescelti, avrà a disposizione un salario mensile di 50 mila ouguiyas pari a circa 150 euro, a carico dello Stato. Poco per noi. Ma non per loro.

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