ISLAM: brucia una scuola in Pakistan

L’ultimo obiettivo del fondamentalismo religioso islamico è stato, il 13 settembre scorso, la piccola scuola della comunità di Tangmarg, a 40 km da Sringar, nel distretto di Baramula. (“La Stampa”, 14 settembre 2010).

Tutto è iniziato appena la “Press tv” del governo iraniano ha diffuso, il 12 settembre sera, anche a Sringar, in Kashmir, le immagini di un uomo che bruciava il Corano in America. Dopo ciò la moschea locale ha chiamato a raccolta tutta la gente e le persone si sono radunate fin dalle 4 del mattino (del 13 settembre). Gruppi di studenti, soprattutto sciiti fedeli a Teheran, hanno guidato migliaia di persone in corteo e una folla imponente ha finito per assaltare la scuola, dandola alle fiamme. L’intera struttura di tre piani, con 26 aule, la biblioteca, i laboratori di computer e di scienza sono stati completamente distrutti. Per via del coprifuoco e della chiusura di ogni istituto, all’interno non c’era nessuno, ma i soldati delle forze speciali sono intervenuti massicciamente per farla sgombrare e, dopo essere stati accolti da una sassaiola, hanno reagito con le armi da fuoco uccidendo almeno cinque manifestanti e ferendone una cinquantina (“La Repubblica”, 14 settembre 2010). Durante la furia della folla, qualcuno commentava: “Perché dovrebbe esserci una scuola cristiana nel nostro villaggio?”.

La Tyndale Biscoe School, in realtà, appartiene alla Chiesa del Nord India ed è un ramo della Tyndale Biscoe and Mallinson Educational Society, che opera in Jammu e Kashmir. La scuola era fatta per servire la popolazione rurale dell’area. Tangmarg fa parte della fascia agricola e non vi è presenza di alcun cristiano. La comunità che la scuola serviva è al 100% musulmana, era lì dal 1880, rappresentava un contributo alla società rurale e si basava su valori globali basati sulla laicità e sulla qualità dell’educazione. Tutto il personale, insegnante e non, era composto da musulmani. Attualmente la scuola aveva 500 studenti – tutti musulmani – provenienti da 150 villaggi. Per ironia, la biblioteca conteneva diverse copie del Corano.

Le violenze scatenatesi ultimamente in alcuni Paesi, e segnatamente in India, in Pakistan e in Afghanistan, sono seguite «con preoccupazione» dal Santo Padre, che in un appello ha affermato: «prego per le vittime e chiedo il rispetto della libertà religiosa e la logica della riconciliazione e della pace prevalgano sull’odio e la violenza» (“Asia News”, 15 settembre 2010).

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