ISLAM: aumentano nel mondo gli investimenti nella finanza islamica

La finanza islamica è uno dei segmenti commerciali che cresce più rapidamente, attirando investitori in tutto il mondo: il suo tasso di crescita complessivo dal 2004 al 2009 è stato del 26 per cento, totalizzando un valore di mercato pari a 822 miliardi di dollari alla fine di questo periodo.


È quanto sostiene Stefan Leins, analista del Crédit Suisse, evidenziando come la finanza islamica abbia avuto un andamento relativamente positivo durante la crisi finanziaria e le sue prospettive di crescita futura sembrano intatte. Gli asset conformi alla sharia, infatti, potrebbero triplicare nei prossimi sei anni, raggiungendo i 3.000 miliardi di dollari entro il 2016.

La finanza islamica – ricorda l’analista della banca svizzera che fa il punto su questo settore – concilia l’operato economico con la prassi giudiziaria della sharia. Il confronto permanente tra gli esperti del settore bancario e gli analisti islamici ha partorito alcuni fondamentali concetti da applicare nella pratica finanziaria. Il divieto di percepire interessi (riba) è il fulcro stesso delle strategie d’investimento conformi alla sharia. Gli interessi sono equiparati all’usura. Invece – dice Leins – il commercio è esplicitamente incoraggiato dalle dottrine giuridiche dell’Islam. I giurisperiti sottolineano che il commercio deve avere effetti benefici per la comunità. Il legame tra comportamento economico e responsabilità sociale – affermano – è messo in risalto dal divieto della speculazione (gharar) e delle transazioni considerate ad alto rischio (maisir/qimar). (“L’Osservatore Romano”, 7-8 marzo 2011)

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