ISLAM: appello all’ONU per la libertà religiosa in Indonesia

«Negli ultimi mesi la questione della libertà di religione è diventata un problema che preoccupa molto e per questo abbiamo voluto affrontarla» dichiara Rafendi Djamin ad “Aki-Adnkronos Iinternational”.






«Negli ultimi mesi la questione della libertà di religione è diventata un problema che preoccupa molto e per questo abbiamo voluto affrontarla» dichiara Rafendi Djamin ad “Aki-Adnkronos Iinternational”.

Il gruppo Human Rights Working Group Indonesia, di cui Djamin è coordinatore, denuncia la tendenza negativa in atto in Indonesia alla sezione plenaria dello United Nations Human Rights Council, in corso a Ginevra. «Siamo tutti preoccupati (…). Ci stiamo avviando verso una strada pericolosa per la democrazia e per la solidarietà interreligiosa».

Tra le maggiori apprensioni, Rafendi cita la proliferazione di leggi ispirate alla sharia già promulgate in almeno 50 distretti del Paese. Le leggi, teoricamente dirette alla popolazione musulmana, finiscono per coinvolgere anche le minoranze. Ad accrescere i timori anche un decreto del ministero degli Interni, che definisce tali leggi non in contraddizione con la Costituzione laica nazionale.

Il trend integralista non risparmia le minoranze islamiche, bollate come “eretiche” e spesso oggetto di rappresaglie violente da parte di gruppi autoproclamatisi difensori del vero Islam.

«Il Governo è complice perché non fa rispettare la legge e ignora questi abusi» lamenta Rafendi Djamin. Poi critica anche il ruolo dell’istituzione denominata Pakem (Pengawas Aliran Kepercayaan Masyarakat), ente parastatale – il cui nome suona più o meno come Guardiani della fede della gente – formato da rappresentanti dell’Ufficio generale della procura, della polizia, dei Servizi segreti e del ministero degli Affari Religiosi: «Pakem dovrebbe sorvegliare sul fatto che tutti possano praticare la propria religione, ma in realtà commette tanti abusi ed è solo il guardiano dell’Islam».

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