Isis: pare che la “festa”, ora, stia (quasi) per finire…

IsisUna pessima notizia: la jihad ha un sacco di soldi. Secondo l’International Business Times, anzi, l’Isis rappresenterebbe l’«organizzazione terroristica più ricca al mondo». Ma c’è anche un’ottima notizia: ne sta spendendo un sacco. Tanto da far ritenere che la “festa” stia volgendo finalmente al termine. Lentamente. Ma inesorabilmente.

Fonti ufficiali irachene hanno tentato una stima al ribasso del budget del sedicente “Stato islamico”. Grazie alle chiavette usb recuperate nel covo d’Abdulrahman al-Bilawi, è stato possibile sapere che, all’inizio del 2014, il suo attivo sarebbe stato di 875 milioni di dollari. Ma il denaro saccheggiato nelle banche dopo la presa di Mosul, avrebbe loro fruttato un altro miliardo e mezzo di dollari. Ed un giro d’affari attorno ai 2 miliardi dovrebbe essere realistico immaginare anche per il 2015. Cifre da prendere assolutamente con le pinze, anche perché è nell’interesse dei gruppi jihadisti mostrare i muscoli, incutendo timore all’Occidente e convincendo così altri ad unirsi alle loro fila. Tuttavia, questi numeri sarebbero realistici, anche grazie ai saccheggi perpetrati, alla schiavitù ed al racket. Quanto al traffico di petrolio transitante dalla Turchia, per mesi tutto è filato liscio: ora però gli affari non van più così bene, grazie anche agli interventi delle forze della coalizione internazionale, che hanno bombardato gli impianti di raffinazione. Per non parlare dei propri veicoli, che voracemente pescano – eccome! – dalle riserve di combustibile.

Al punto da far ritenere alquanto incerto il futuro del sedicente “Stato islamico”. Secondo quanto dichiarato all’agenzia Atlantico da Alain Rodier, esperto in forze presso il CF2R-Centro francese di ricerca sull’intelligence, l’Isis «da diversi mesi starebbe gradualmente perdendo terreno, le offensive sarebbero state poche e limitate, non si registrerebbero effettivi progressi anche per assenza di spazi ulteriori d’espansione, inoltre l’organizzazione terroristica si troverebbe ad affrontare enormi sfide, anche finanziarie». Dopo le ultime conquiste, infatti, volente o nolente, lo “Stato islamico” deve «mantenere una popolazione di circa 8 milioni di persone e questo costa caro, credo – prosegue Rodier – che in questo momento le spese siano ben più elevate dei ricavi. C’è un bottino di guerra, ma questo diminuirà poco a poco. Anche l’entusiasmo dei volontari stranieri pare indebolito: da indiscrezioni, sembra che venga loro impedito di rientrare a casa, come vorrebbero fare, in quanto in questo momento hanno bisogno di uomini, sempre insufficienti rispetto al territorio controllato ed ai combattimenti condotti contro i curdi e contro le tribù sciite, che ora iniziano a rivoltarsi».

Di certo ciò mina lo strapotere finora esercitato dall’Isis: qui eran confluite le defezioni registratesi nell’esercito siriano prima ed in al-Nusra poi. E per una sola ragione: il denaro, che era e che resta il principale motivo di coesione tra differenti tribù. Del resto, i terroristi islamici lo sanno quanto gli jihadisti fluttuino facilmente da un’organizzazione all’altra, a seconda di vari fattori, soldi in primis.

Tutto questo sembra spinga al-Qaeda a sperare di poter rialzare la testa: tra le due organizzazioni, la sfida per la supremazia del terrore internazionale sarebbe ormai aperta. Ciò rappresenta un potenziale pericolo, poiché non è escluso che il terreno scelto per lo scontro possa essere quello estero. In ogni caso, pur tenendo alta la guardia, secondo Rodier «ci troviamo in una guerra di posizione, che rischia di durare a lungo».

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