Iraq: sì all’intervento armato, si contano le vittime dell’Isil

IraqE’ giunto direttamente ai microfoni di Radio Vaticana l’avallo all’intervento armato in Iraq: è giunto dal Vescovo, mons. Silvano Maria Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’ufficio Onu di Ginevra, secondo il quale «l’azione militare forse in questo momento è necessaria». E’ insomma «evidente che vi sia l’urgenza di difendere anche fisicamente i Cristiani, provvedere all’aiuto umanitario – acqua e cibo -, perché i bambini ed i vecchi stanno morendo per mancanza di alimentari». Allo stesso tempo il prelato ritiene urgente che «coloro che forniscono armi e denaro ai fondamentalisti», nonché «i Paesi che tacitamente li appoggiano, vengano allo scoperto e smettano questo tipo di supporto». Nel mirino anche «una certa indifferenza da parte del mondo occidentale», dei media soprattutto, quando «si tratti di Cristiani perseguitati».

Intanto, mentre iniziano ad arrivare, pur tra molte difficoltà, i primi aiuti umanitari agli esuli, si tenta un primo bilancio dell’avanzata degli jihadisti e delle sue conseguenze: decine di migliaia di persone sono state gettate di punto in bianco in mezzo alla strada, per la maggior parte Cristiani, oltre ai membri della minoranza curdofona degli Yazidis. Han trovato rifugio sui monti di Sinjar, dove tuttavia sono stati e sono tuttora decimati dal caldo soffocante, nonché dalla scarsità di acqua e di cibo. Almeno 20 mila individui (nella foto) sono riusciti a fuggire sani e salvi dalla regione di Ninive in Siria, prima di rientrare in Patria, a Sulaimaniye, nel Kurdistan iracheno, scortati dalle forze curde.

Secondo quanto dichiarato dal ministro iracheno dei diritti dell’uomo, Mohammed Shia al-Sudani, gli jihadisti avrebbero assassinato almeno 500 yazidisti. Alcune vittime, specialmente donne e bambini, sarebbero state seppellite ancora vive nelle fosse comuni attorno alla città conquistata di Sinjar – ha precisato-, aggiungendo che sono 300 le donne, nella stragrande maggioranza cristiane, ridotte in stato di schiavitù e vendute al suk di Mosul.

Donazione Corrispondenza romana