Iraq: cristiane vendute come schiave, l’appello dell’on. Dakhil

Cristiane schiave«Salvateci! Salvateci! Un’intera religione sta per essere cancellata dal nostro Paese!»: così, in lacrime, con la forza della disperazione e l’orrore negli occhi, una deputata irachena, Vianne Dakhil, lo scorso 5 agosto ha avuto il coraggio di prendere la parola in Parlamento e fare appello al Presidente ed ai suoi colleghi, per urlare che si ponga fine alla disumana sorte riservata alla comunità yazidita ed alle altre minoranze del Paese. A darne notizia, è stato il quotidiano Tunisia Daily.

L’onorevole Dakhilha rivolto un pensiero particolare alle donne cristiane, vendute come schiave nelle regioni occupate dall’Isil, come lei stessa ha confermato in aula, con la voce rotta dal pianto: «Sono state condotte come una mandria di bestiame al suk di Mosul e vendute all’asta. Intanto, trentamila famiglie sono tenute in ostaggio sul monte di Sinjar, senza acqua e senza cibo, in attesa di morire. Già 70 bambini e 50 anziani sono deceduti per la sete». Ci sono le foto, che comprovano e documentano quanto detto.

Un altro allarme è apparso sul sito d’informazione tunisino Kapitalis: «La Croce Rossa irachena fa appello alla comunità internazionale – si legge – affinché intervenga per salvare queste donne, vittime dello Stato islamico. Gli jihadisti impongono ormai le loro leggi arcaiche nelle zone che occupano al centro ed al nord dell’Iraq, specialmente a Mosul. Tutte le popolazioni vengono maltrattate e umiliate, soprattutto quelle cristiane. Queste ultime vivono in questa regione da duemila anni, ma sono oggi spogliate dei loro beni e scacciate dalle loro case. Chi tra loro si oppone, viene addirittura giustiziato». E l’Occidente tace… Nei migliori dei casi, la sua voce è così flebile, da non sentirsi neppure. E’ questo, per certi versi, l’aspetto più scandaloso e più sconcertante dell’intera vicenda.

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