Iraq: cristiani ridotti di oltre due terzi in 10 anni dalla furia jihadista

MosulUna strage: la furia jihadista in Iraq non accenna a diminuire ed a farne le spese sono i cristiani, il cui numero nella regione è sceso drammaticamente dal milione e mezzo circa presente nel 2003 ai soli 450 mila attuali, riducendosi di oltre due terzi nel giro di dieci anni. A Mosul erano 130 mila nel 2003, 10 mila nel 2013, meno di 2 mila lo scorso 16 giugno. Un massacro.

Intanto, secondo fonti governative locali, gli insorti sarebbero riusciti ad impadronirsi anche di gran parte della regione di Tallafar, ad ovest di Mosul, lungo la frontiera con la Siria. Decine i morti. Di altre 7 vittime ed una ventina di feriti è il bilancio dell’autobomba esplosa il 17 giugno in un quartiere sciita nella zona est di Baghdad, come ha riferito il corrispondente della televisione Al Jazira dalla capitale.

Che la violenza islamica dell’Isis rappresenti ormai una minaccia generalizzata lo ha dimostrato il colloquio, che ha siglato a Vienna l’altrimenti inedita “alleanza” tra Stati Uniti ed Iran. Il che comporterà inevitabilmente anche cambiamenti a livello internazionale circa il programma nucleare iraniano. Un segnale, in tal senso, è giunto dalle parole del ministro degli Esteri inglese, William Hague, per il quale sussisterebbero le condizioni, affinché «la Gran Bretagna riapra la propria ambasciata a Teheran», chiusa dal novembre del 2011.

Il clima, intanto, nella regione diviene sempre più arroventato con uno scambio di accuse incrociato: secondo l’emittente Al Arabiya, di proprietà saudita, le autorità irachene accuserebbero l’Arabia di finanziare il terrorismo e di sostenere i gruppi degli insorti armati. A sua volta, Riad accuserebbe Baghdad di aver provocato il caos nel Paese dopo l’offensiva dei miliziani di Al Qaeda nelle zone del Centro e del Nord. Lo scacchiere internazionale pare insomma divenire, giorno dopo giorno, sempre più intricato e sanguinario.

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