IRAN: resta in vigore la pena di morte per i minorenni

In Iran si continuerà ad impiccare i minorenni o quanti sono stati condannati a morte per un omicidio compiuto da minorenni. La precisazione proviene dal vice procuratore generale dello Stato, Hossein Zebhi. Giorni addietro lo stesso vice procuratore generale aveva suscitato speranze per l’abolizione della pena capitale per i minori, asserendo che, in base ad una «direttiva» dell’apparato giudiziario, essi dovevano essere condannati al massimo all’ergastolo.

La «direttiva», ha sottolineato Zebhi il 20 ottobre scorso in dichiarazioni pubblicate dal quotidiano Kargozaran, non si applica alla legge del taglione (in arabo: Qesas), che è quella seguita in Iran per punire i colpevoli di omicidio. «Il Qesas – ha precisato – non è sotto l’autorità dello Stato, ma un diritto alla punizione privata riconosciuto alle famiglie (degli uccisi) secondo la legge islamica. Quindi solo se le famiglie perdonano l’omicida egli può avere salva la vita». Indipendentemente, dunque, dal fatto che il colpevole fosse minorenne al momento del delitto.

Nasrin Sotudeh, avvocatessa iraniana impegnata nella difesa dei diritti umani, ha sottolineato comunque che la direttiva, emessa dal capo dell’apparato giudiziario, ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, «non è cosa nuova» e i giudici non sono obbligati a seguirla. Negli anni passati Shahrudi ha preso altri provvedimenti simili per sospendere sia le esecuzioni dei minorenni sia le lapidazioni, ma senza riuscire a fermare queste pratiche.

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