Intervista sul Catholic Herald agli organizzatori del convegno «De Maria numquam satis»

Intervista sul Catholic Herald agli organizzatori del convegno «De Maria numquam satis»
FONTE IMMAGINE: The Catholic Herald (https://thecatholicherald.com/)

Pubblichiamo la traduzione in italiano dell’intervista realizzata dal giornalista inglese Michael Haynes per il Catholic Herald l’11 settembre scorso.

Michael Haynes – Mancano ormai poche settimane al convegno De Maria numquam satis. Quali sono le ragioni che vi hanno spinto a organizzare questa iniziativa?

Organizzatori– Abbiamo scelto come titolo del convegno De Maria numquam satis, «Di Maria non si dirà mai abbastanza». Questa espressione della tradizione cristiana, attribuita a san Bernardo di Chiaravalle, riassume una convinzione profondamente radicata nella fede della Chiesa: la ricchezza del mistero della Madonna non potrà mai essere esaurita, perché è intimamente legata al mistero stesso di Cristo e all’opera della Redenzione.

Maria non è un elemento marginale del cristianesimo, né una figura relegata alla sola sfera devozionale. Ella si trova al centro del disegno divino. San Luigi Maria Grignion de Montfort apre il suo Trattato della vera devozione a Maria con queste parole: «È per mezzo della Santissima Vergine Maria che Gesù Cristo è venuto nel mondo, ed è ancora per mezzo di Lei che deve regnare nel mondo».

Quanto più approfondiamo la conoscenza della persona, dei privilegi e della missione di Maria, tanto più comprendiamo le verità fondamentali della nostra fede: l’Incarnazione, la Redenzione, la grazia, la Chiesa, la comunione dei santi e la vocazione soprannaturale dell’uomo.

Riprendendo l’espressione De Maria numquam satis, Paolo VI ricordava che della Madonna «non si dirà mai abbastanza», purché si rimanga saldamente ancorati alla verità dottrinale e al Vangelo. Aggiungeva inoltre una considerazione molto bella: l’autentica devozione mariana conduce sempre ad amare e seguire più profondamente Gesù Cristo.

È proprio questo lo spirito con cui desideriamo promuovere il convegno.

Tornare a Maria non significa distogliere lo sguardo da Cristo, come se esistesse una qualche forma di rivalità tra il Figlio e la Madre. Al contrario, significa comprendere più profondamente il posto che Dio stesso ha voluto assegnare a sua Madre nel mistero di Cristo e della Chiesa.

Michael Haynes – Il programma presenta una notevole varietà di relatori, con numerosi esperti appartenenti sia al clero sia al laicato. Una scelta che testimonia il livello del dibattito teologico, ma anche l’universalità della devozione mariana nella Chiesa e la ricchezza del suo insegnamento tradizionale. Quali risultati vi attendete dal convegno?

Organizzatori– È vero: i relatori provengono da Paesi, discipline accademiche e contesti culturali differenti. Vi saranno cardinali, vescovi, sacerdoti, teologi, mariologi, storici e studiosi laici.

Questa diversità rappresenta una ricchezza. Il convegno offrirà un messaggio polifonico, ma unitario nei suoi fondamenti. La pluralità delle prospettive consentirà di mostrare come la mariologia non sia una disciplina isolata, ma sia profondamente connessa con la cristologia, l’ecclesiologia, la teologia della grazia, la liturgia, la spiritualità e la storia della Chiesa. Ogni verità mariana illumina un aspetto dell’ordine soprannaturale.

Il nostro intento, tuttavia, non è semplicemente quello di organizzare un incontro accademico. Desideriamo certamente offrire un contributo serio sul piano teologico e storico, ma vorremmo anche che questa riflessione suscitasse un rinnovato amore verso la Madonna e una più profonda consapevolezza del ruolo che Ella svolge nella vita della Chiesa e di ogni cristiano.

La vera teologia mariana non rimane confinata nelle aule degli studiosi: illumina la fede, alimenta la vita spirituale e orienta l’azione.

Auspichiamo inoltre che il convegno possa incoraggiare nuovi studi e nuove collaborazioni internazionali.

Esiste oggi un mondo cattolico, spesso poco conosciuto, che continua ad amare e studiare la Madonna secondo la grande tradizione della Chiesa. Vorremmo contribuire a far incontrare queste energie, favorire la conoscenza reciproca e sviluppare un lavoro comune che possa proseguire anche dopo la conclusione del convegno.

Michael Haynes – Lo scorso anno il Vaticano ha pubblicato Mater Populi Fidelis, un documento che ha preso le distanze dall’insegnamento tradizionale della Chiesa, opponendosi all’uso del titolo di Corredentrice. Il testo, tuttavia, non è arrivato a dichiarare erroneo tale titolo e il cardinale Fernández avrebbe successivamente affermato, in privato, che i cattolici possono continuare a utilizzarlo nella devozione personale. Il convegno intende affrontare la dottrina della Corredenzione mariana?

Organizzatori – Il tema della cooperazione di Maria all’opera della Redenzione rientra certamente nell’orizzonte del convegno. Non si tratta di una sensibilità teologica recente, ma di una questione che affonda le proprie radici nella Tradizione più antica della Chiesa.

Cristo è, naturalmente, l’unico Redentore e l’unico Mediatore necessario tra Dio e gli uomini. La cooperazione di Maria è interamente subordinata, dipendente e derivata dai meriti infiniti di suo Figlio. Ma proprio perché Cristo è l’unico Redentore, Egli ha potuto liberamente associare sua Madre alla propria opera salvifica in un modo unico e irripetibile.

Sebbene Mater Populi Fidelis si presenti come una Nota dottrinale, le riserve che esprime si fondano soprattutto su considerazioni di carattere pastorale e prudenziale, che per loro natura sono legate a determinate circostanze storiche.

Il documento non condanna la dottrina tradizionale della cooperazione di Maria alla Redenzione. La sua valutazione circa l’opportunità di utilizzare determinati titoli non può dunque essere interpretata come un giudizio assoluto e definitivo sulle questioni teologiche sottostanti.

La Nota stessa lascia spazio a ulteriori ricerche e al dibattito teologico. Le sue restrizioni riguardano soprattutto l’uso ufficiale di determinate espressioni, ma non impediscono che esse vengano studiate e approfondite in incontri scientifici come il nostro.

Il convegno non pretende di parlare ufficialmente a nome della Chiesa, ma riunisce studiosi che desiderano esaminare la questione alla luce delle fonti, della storia del Magistero e della riflessione dei grandi mariologi.

Michael Haynes – La devozione mariana sembra oggi essere oggetto di una forma di sottile attacco da parte di alcuni organismi ufficiali della Chiesa, comprese accademie mariane di lunga tradizione. Poiché siete impegnati attivamente nella promozione di una devozione mariana seria e fedele alla Tradizione, come spiegate questo atteggiamento di disprezzo o derisione?

Organizzatori – Crediamo che alla radice di questo atteggiamento vi sia soprattutto una crisi della visione soprannaturale.

Quando la fede viene ridotta a etica sociale, dialogo culturale o impegno umanitario, diventa difficile comprendere la profondità del mistero mariano. La Madonna, al contrario, ci richiama alle realtà della grazia, del peccato, della Redenzione, del sacrificio e della vita eterna.

In un bel volume recentemente pubblicato in Italia dalle Edizioni Fiducia, Maria Mediatrice, il teologo gesuita spagnolo José Antonio de Aldama Bover osserva che uno dei motivi per cui la definizione dogmatica della Mediazione mariana aveva subito un ritardo era, paradossalmente, l’assenza di una forte opposizione all’interno della Chiesa.

Quelle pagine, scritte nel clima mariologico della prima metà del Novecento, acquistano oggi un significato quasi profetico.

L’emergere di un certo minimalismo mariano potrebbe infatti trasformarsi in un’occasione per una nuova presa di coscienza, spingendo teologi e fedeli a riscoprire le fonti e a formulare con maggiore precisione ciò che la Chiesa ha sempre creduto.

Le controversie, quando vengono affrontate con serietà, possono favorire lo sviluppo dottrinale. Nel corso della storia della Chiesa, molte verità sono state approfondite proprio nel momento in cui venivano messe in discussione.

L’attuale tentativo di ridimensionare alcuni titoli mariani potrebbe dunque suscitare una risposta positiva: non una reazione puramente emotiva, ma un rinnovato impegno nello studio, nella testimonianza e nella devozione.

Michael Haynes – Il convegno si svolgerà negli stessi giorni dell’incontro convocato da Leone XIV in Vaticano, dal 7 al 14 ottobre, con i capi delle Chiese cattoliche orientali e i presidenti delle Conferenze episcopali, in occasione del decimo anniversario dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia. Si tratta di una semplice coincidenza?

Organizzatori – Sì, si tratta di una coincidenza del tutto fortuita. Le date del nostro convegno erano state stabilite diversi mesi prima.

Non conosciamo i dettagli del programma dell’incontro convocato dal Papa, ma poiché si svolgerà in Vaticano, a breve distanza dall’Augustinianum, saremmo lieti se alcuni dei partecipanti a quell’assemblea potessero trovare il tempo di intervenire anche al nostro convegno.

Maria non appartiene a una particolare corrente teologica o sensibilità ecclesiale. È la Madre di Dio e la Madre della Chiesa.

Ci auguriamo pertanto che De Maria numquam satis non rimanga soltanto il titolo di un convegno, ma diventi l’espressione di un programma per la Chiesa del nostro tempo: riscoprire in Maria la via più sicura per giungere a Cristo, recuperare la pienezza della verità cattolica e preparare, attraverso la preghiera, lo studio e la testimonianza, quel trionfo del suo Cuore Immacolato che la Madonna ha promesso a Fatima.

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