Intervista a mons. Cordileone nuovo arcivescovo di San Fransisco

(di Michael Drake) Il 14 novembre 2008, giorno delle elezioni presidenziali in America, si sono tenuti anche diversi referendum popolari. Particolarmente paradossali i risultati nella California e nella Florida, dove il cosiddetto matrimonio omosessuale è stato bocciato dall’elettorato, nonostante questi Stati abbiano votato in maggioranza per Barack Obama, noto sostenitore di queste forme di unioni, a riprova del fatto che l’opinione pubblica americana desiderava un cambiamento politico ma non ideologico.

Ne parliamo col vescovo di Oakland, mons. Salvatore Cordileone, che rivela sia le grandi prospettive per migliorare culturalmente la società che, paradossalmente, i nuovi scenari di emarginazione a cui potranno andare incontro i cattolici di quella grande nazione.

Nei riguardi dei referendum sul matrimonio, specialmente in Califomia, un sondaggio sulla Proposizione 8 (quella che si opponeva alle unioni civili fra omosessuali, ndr.) ha rivelato che il maggiore cambiamento di opinione è avvenuto nella fascia di età al di sotto dei 25 anni. Come mai?

Questo cambiamento si è verificato in una doppia dimensione: temporale e spirituale. Nella dimensione temporale è cominciato dopo l’ avvio della campagna pubblicitaria sui media con annunci, comunicati e via dicendo. Lì la gente si è accorta di cosa realmente fosse in gioco, vale a dire che la Proposizione 8 proteggeva i veri diritti umani, non li cancellava.

Spiritualmente, ci sono state molte persone di fede che si sono uniti in quaranta giorni di digiuno e preghiera. Il digiuno è iniziato proprio una o due settimane prima del cambiamento di tendenza. Pensiamo che questo sforzo spirituale abbia avuto a che fare col risultato.

Che lezioni possiamo trarre da questa campagna, visto che simili posizioni in passato avevano ottenuto un appoggio del 60-61% dell’ elettorato e, questa volta, la percentuale è stata del 52%?

Il calo è preoccupante; la corretta comprensione del problema si è un po’ erosa. È un fatto reale, ma non così grave come potrebbe sembrare. Gli analisti dicono che si sono persi almeno tre punti percentuali, ma probabilmente di più, secondo alcuni 7 e persino lO punti percentuali, a causa della confusa formulazione della domanda. È stata la formulazione ideale per sconfiggere una iniziativa che “eliminava un diritto”. Se ciò non fosse accaduto, avremo potuto raggiungere almeno il 55%.

Tuttavia è sempre un calo ed è preoccupante. Ma per rispondere alla sua domanda, giacché ci sono

molte lezioni da imparare, abbiamo potuto verificare che c’è molta gente di fede, persino in California, e che la fede ha ancora il potere di trasformare la cultura.

Esiste un legame diretto fra la mentalità anticoncezionale degli anni Sessanta in poi e questa offensiva per promuovere unioni sterili fra persone dello stesso sesso?

Sicuramente ci sono legami filosofici. Coloro che studiano questa materia sanno che all’inizio dell’erosione della famiglia ci fu la mentalità anticoncezionale, separando la procreazione dall’ atto coniugale. Il sesso si va riducendo a qualcosa inteso esclusivamente per il piacere.

Anche recentemente ho letto alcuni autori che sottolineano esplicitamente questo. Uno in particolare ha criticato fortemente i mormoni, perché neppure loro accettano gli anticoncezionali. Questo autore semplicemente trovava inconcepibile che qualcuno veda il sesso come qualcosa altro del solo piacere. E se esiste solo per il piacere, non ci sono limiti. Qualsiasi cosa dia piacere è lecita.

Che dire davanti agli episodi di violenza contro coloro che hanno sostenuto il matrimonio tradizionale? Come si risponde?

Ci dovrebbe essere una risposta all’ odio e alla violenza. C’è molto da dire al riguardo. Ci preoccupa che cosa vuole davvero l’altra parte. Loro sono quelli che più chiedono tolleranza, ma quando le cose per loro non vanno per il verso giusto, diventano sopramodo intolleranti. Si dicono privati da un diritto fondamentale; ma come può un diritto creato e mai esistito prima essere fondamentale?

Poi un’ altra cosa: mai questo diritto è stato ottenuto con un processo democratico. In ogni Stato dove [il “matrimonio” omosessuale, ndr] è stato legalizzato, lo è stato grazie al voto di quattro giudici delle Supreme Corti statali. Noi abbiamo invece usato un processo democratico. Abbiamo tolto il potere di decidere ad alcuni e lo abbiamo rimesso nelle mani della gente, in modo da farla decidere su che tipo di società vogliono.

Ho ricevuto stamattina una email di un amico, sacerdote della mia diocesi. Mi allegava il trafiletto che ha scritto per il suo bollettino, paragonando quanto accaduto nella Kristallnacht della Germania nazista del 1938, quando furono attaccati gli ebrei, le loro istituzioni e i loro negozi. Nessuno protestò. Lo stesso sta succedendo adesso ai mormoni e nessuna personalità pubblica sta protestando, semplicemente perché i mormoni si sono pronunciati in un processo democratico in favore di quello che ritengono essere il bene comune, come del resto, anche noi. E non per diffondere il loro particolare punto di vista religioso.

Se questo “matrimoni d’ fra persone dello stesso sesso venisse un giorno attuato per legge, come potrebbe incidere sulla Chiesa, sulle associazioni legate alla Chiesa, e sulle organizzazioni non-profit, per esempio?

Non è una questione di “vivi e lascia vivere”. Ciò che sta accadendo nella nostra società è che ci sono due concezioni del matrimonio reciprocamente escludentisi.

Un’ idea è quella del matrimonio come è sempre esistito nella società dagli albori della civiltà, cioè l’unione per tutta la vita fra un uomo e una donna in vicendevole fedeltà per la procreazione e l’educazione della prole, e anche per il bene comune dei coniugi. La società e lo Stato ne traggono un beneficio, perché per poter fiorire, i suoi cittadini devono essere virtuosi. E i figli imparano la virtù innanzi tutto nelle loro famiglie, poi nelle comunità di educazione e di fede. Questa è l’idea di matrimonio che è sempre esistita. Ed è perciò che ha uno status particolare nella legge.

L’altra concezione del matrimonio è quella che sostiene che matrimonio è qualsiasi cosa si voglia definire tale. Pertanto non c’è differenza morale fra cosiddetti “matrimoni” omosessuali o matrimoni eterosessuali e, quindi, chiunque la pensi diversamente è un fanatico e merita di essere trattato come tale.

L’IRS [Ufficio per le entrate, ndr] ha revocato lo status non-profit a un’ associazione metodista in Ocean Grove (NJ). Quest’ associazione ha un padiglione sulla spiaggia che affitta per celebrazioni matrimoniali, ma è stato rifiutato a una coppia lesbica che voleva celebrarvi la loro unione civile, dopo che il New Jersey aveva approvato la legislazione.

E così, tanti altri casi. Per esempio, le associazioni di carità dell’arcidiocesi di Boston. Ci sono anche casi individuali di coscienza, come il fotografo trascinato in tribunale nel New Mexico. Nella contea di San Diego, nella mia diocesi, un ginecologo è stato processato per essersi rifiutato di inseminare artificialmente una lesbica. Non a causa dell’orientamento sessuale, ma perché non era sposata. C’erano poi nella clinica altri dottori disposti a farlo. Quindi, lei vede come si potrà essere emarginati e stigmatizzati.

Prevede che ci possano essere problemi con i programmi scolastici?

Nonostante ciò che dicono i pubblici ufficiali, l’evidenza e l’esperienza parlano chiaro: le scuole potrebbero essere costrette a insegnare la parità tra “matrimonio” omosessuale e matrimonio eterosessuale. Ciò già accade nel Massachusetts, ed è perfettamente logico le scuole non devono insegnare il fanatismo, e se verrà ritenuta una forma di fanatismo la credenza generale della società che il matrimonio fra marito e moglie è qualcosa di unico, al punto di escludere il “matrimonio” omosessuale, le scuole saranno costrette; insegnare la parità fra le due modalità di unione. È perfettamente concepibile che tutte le scuole, persino le scuole private, dovranno adattare il loro programma per ricevere i sussidi statali.

Le nostre scuole cattoliche non potranno accettare questo. Che succederà allora se verremo costretti chiudere le nostre scuole? E che succederà quando verremo costretti a chiudere i nostri ospedali?

C’è stato già un caso di un ospedale cattolico a San Francisco a cui si è chiesto di fare un intervento di cambiamento di sesso. Non c’è modo che lo Stato possa gestire la situazione in caso di una eventuale chiusura de gli ospedali cattolici. La Chiesa Cattolica fornisce un quarto dell’assistenza sanitaria in questa nazione.

Lei prevede che si possa mettere una sorta di bavaglio alla Chiesa perché non insegni o predichi dal pulpito o in una qualsiasi altra maniera la sua opposizione al “matrimonio” omosessuale?

Non sembra molto probabile. Ma non lo riterrei impossibile. È già accaduto in Svezia. Un pastore luterano è stato arrestato e mandato in galera per aver predicato su questo dal pulpito. Almeno un vescovo canadese è stato costretto a ritirare dal sito web diocesano una lettera pastorale sulla santità del matrimonio. Si invocheranno contro di noi le leggi d’incitamento all’odio. Giungeranno fino al pulpito? Non direi che è sicuro, ma è possibile.

(su Radici Cristiane N.44, maggio 2009)

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