Intervento di S. E. mons. Antonio Suetta, vescovo di Sanremo-Ventimiglia

suetta
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Un cordiale e affettuoso saluto a tutti i presenti, a chi condivide questo momento da lontano e ai sostenitori di questa iniziativa.

Nella persona del Presidente Virginia Coda Nunziante saluto e ringrazio gli organizzatori di questa Marcia per la Vita e tutti coloro che hanno fattivamente collaborato per questa edizione 2021.

Sono qui innanzitutto per condividere con tutti voi la gioia e la festa della vita e per testimoniare l’impegno della Chiesa, dei credenti e di tante persone di buona coscienza a favore, a servizio e a tutela della vita umana dal suo sorgere fino al suo naturale chiudersi, in tutta la varietà delle sue espressioni, soprattutto di quelle maggiormente segnate da fragilità, sofferenza e fatica.

Sono qui per offrire la forza della mia voce e del mio cuore a tutte quelle persone che, anche in condizione di estrema difficoltà, hanno detto e dicono sì alla vita: le mamme coraggiose, che non si sono arrese di fronte a grandi problemi, i medici, le donne e gli uomini di scienza, che spendono competenze, coraggio e impegno per promuovere il dono della vita, i volontari di tutti gli ambiti, che con generosità e profondo senso di responsabilità accompagnano tante persone e la società tutta a pensare e a compiere scelte giuste e coerenti in rapporto a questo grande dono di Dio.

Sono qui pensando anche a Ilaria, mia giovane cognata, morta tre anni or sono per leucemia, che ha speso tante energie e tanto cuore a sostegno della vita in un generoso volontariato, ricco di fede.

Questo tradizionale appuntamento spinge il nostro sguardo a considerare il dono della vita in tutte le sue espressioni e specialmente a sostenere e promuovere quelle più fragili e indifese in tutti i modi possibili: accompagnando, supportando spiritualmente e materialmente, diffondendo cultura e pensiero buoni, con la preghiera, la testimonianza, la ricerca, il volontariato e l’impegno socio-politico.

La data coincide con la triste ricorrenza dell’approvazione della sciagurata ed ingiusta legge 194, che ha introdotto anche nel nostro Paese la possibilità di praticare l’aborto in forma ritenuta legale, a cura del servizio sanitario e a spese di tutti i cittadini, anche dei tantissimi giustamente contrari.

È dunque ben giusto che lo scopo principale di questa manifestazione sia ancora una volta di dire con chiarezza, con coraggio e con perseveranza instancabile che chiediamo la abrogazione di questa legge iniqua, rigettando con forza la convinzione perversa che tanto i singoli quanto lo Stato abbiano il diritto di sopprimere la vita umana. Il rispetto della legge naturale, scritta nel cuore umano da Dio, è ancora vivo in diversi paesi del mondo, e altri stanno opportunamente riflettendo e compiendo passi concreti per recuperare una giusta concezione della drammatica diffusione dell’aborto e di altre aggressioni alla vita, diventate ormai prassi egoistiche e disumane per il superamento di situazioni gravose, e assurte purtroppo al rango di conquiste di civiltà e di diritti individuali da riconoscere e garantire.

Noi ancora una volta diciamo che tutto questo è profondamente ingiusto, disumano e contrario al disegno di Dio e alla sua legge. Non dimentichiamo l’efficace immagine usata da Papa Francesco: «Non si può, non è giusto far fuori un essere umano, benché piccolo, per risolvere un problema. È come affittare un sicario» (Udienza generale 10.10.2018).
Lo diciamo affinché una parola di verità illumini i cuori e le coscienze e, come un buon lievito, muova le persone di buona volontà, le istituzioni e gli scienziati a ritrovare una via di venerazione e di fedeltà alla sacralità della vita umana.

Assistiamo con profondo dolore, ma anche con adeguata capacità di lettura, allo scempio che i crimini contro la vita producono in seno alla umana società, devastandola e privandola di speranza e di futuro.

Soprattutto la famiglia, culla della vita e luogo naturale per il suo sviluppo nel vigore e la sua custodia nella fragilità, viene costantemente e ferocemente minacciata, abbandonata e manipolata nella sua bellezza e vitalità originali. Mi domando come sia possibile parlare di futuro e quindi di natalità, elemento essenziale ed imprescindibile di tale prospettiva, senza denunciare e rigettare la principale causa del cosiddetto freddo inverno demografico, che stiamo attraversando; la convinzione, cioè, che la vita umana sia da una parte considerata come un bene di consumo o un diritto – quasi un capriccio – da pretendere a piacimento e ad ogni costo, e dall’altra venga offesa, calpestata e soppressa quando, con malvagia e miope attitudine egoistica, disturba l’assurda pretesa di una vita comoda. Purtroppo, la principale causa della denatalità che spegne e mortifica soprattutto il mondo occidentale è la piaga dell’aborto, e non soltanto per i numeri – cifre da paura e da autentico genocidio -, ma anche per la mentalità da esso presupposta e, purtroppo, ulteriormente incrementata, una mentalità individualistica, edonista e priva di prospettiva verso un autentico orizzonte antropologico e un effettivo bene comune.

Desidero soprattutto rimarcare come non sia coerente, soprattutto per i credenti, credere possibile il sovvertimento dell’ordine naturale, scritto nel cuore dell’uomo a fondamento della sua esistenza e della sua dimensione sociale; il comandamento divino “non uccidere” è istanza insopprimibile che non può essere abrogata o sospesa né dalla pretesa di autodeterminazione né da leggi ingiuste e quindi illegittime. La disobbedienza al comandamento di Dio è purtroppo foriera di una serie di sovvertimenti, che sotto le inadeguate e mentite spoglie delle libertà personali e dei diritti individuali, minacciano uno dei capisaldi della umana convivenza: la famiglia. Il dibattito in corso sul ddl Zan ne è amara conferma.

E noi, come diceva San Giovanni Paolo II, non staremo a guardare, ma ci alzeremo in piedi: «Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata. Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un’emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio. Ci alzeremo quando l’istituzione del matrimonio viene abbandonata all’egoismo umano, e affermeremo l’indissolubilità del vincolo coniugale. Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche, e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell’individuo ma anche per quello della società» (Omelia a Washington 07 ottobre 1979).
Guardo con affetto e con fiducia a questo popolo, di cui mi sento parte, che, come lo stesso San Giovanni Paolo II affermava nella Evangelium Vitae, «è il popolo della vita» (cfr. Ev n. 79) e che, come tale, è chiamato a comportarsi.

Come vescovo della Chiesa di Cristo, sento forte la responsabilità incombente sui pastori: «consapevoli del ruolo ad essi spettante, non si assumano mai la grave responsabilità di tradire la verità e la loro stessa missione esponendo idee personali contrarie al Vangelo della vita quale il Magistero fedelmente ripropone e interpreta» (EV n. 82); per questa ragione oggi sono qui a dare testimonianza, forte di un coraggio che non viene da me, ma da Cristo e anche da voi, popolo della vita. Davvero «il Signore ha un popolo numeroso in questa città» (cfr. At 18, 10).

Vi esorto ad avere fiducia e coraggio nel combattimento di questa buona e pacifica battaglia, ho fiducia che in tanti, e sempre di più, ciascuno con le proprie competenze e nella responsabilità che la vita affida, sapremo rispondere al bisogno e al dovere di difendere e promuovere la vita, sempre, comunque e in qualunque circostanza.
Non dobbiamo temere di affrontare una cultura di morte dilagante, di annunciare i tesori della nostra fede e della sana ragione, di contrastare anche i poteri più forti con tutti i mezzi… e, neppure tanto sommessamente, ricordo: anche con il nostro voto. Evangelium Vitae richiama fortemente a tale responsabilità e diritto del cittadino, così come esorta i politici cattolici a non tradire il primato della coscienza e della verità di Dio. Lo ribadisce con altrettanta chiarezza la Nota Dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica della Congregazione della Fede del 2002: «quanti sono impegnati direttamente nelle rappresentanze legislative hanno il preciso obbligo di opporsi ad ogni legge che risulti un attentato alla vita umana»; e aggiunge: «per ogni cattolico vige l’impossibilità di partecipare a campagne di opinione in favore di simili leggi né ad alcuno è consentito dare ad esse il suo appoggio con il proprio voto» (n. 4). Con buona pace, anzi con salutare tormento, di chi tanto in Europa come oltreoceano si arrampica sugli specchi per conciliare fede cattolica con sostegno all’aborto o ad altre situazioni contrarie alla legge di Dio!

Può sembrare una battaglia impari, e umanamente magari lo potrebbe anche essere; non dimentichiamo però la storia di Golia e Davide: «Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l’asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti» (1 Sam 17, 45).

Ci assistano e ci accompagnino la Beata Vergine Maria e San Giuseppe, che, docili alla guida di Dio, si sono sobbarcati anche la dolorosa e dura fatica dell’esilio, per sottrarre il Bambino Gesù alla furia omicida di Erode. Ci insegnino a smascherare ogni falsa idea di progresso e di libertà e a capire che chi vorrebbe condurci contro la verità di Dio non vuole il nostro bene, ma piuttosto i nostri beni, la nostra libertà e la nostra sottomissione. Di personaggi come Erode è piena la storia ed è pieno il mondo, e noi possiamo guardarli con lo sguardo limpido e sereno di chi sa che “non praevalebunt”. Concludo salutandovi con affetto e dicendovi come parola di benedizione un passaggio del libro del Siracide: «Lotta sino alla morte per la verità, il Signore Dio combatterà per te» (4, 28).

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