Inghilterra. Per riscaldare gli ospedali si bruciano i bambini abortiti

Addenbrooke's HospitalA quanto pare era una pratica diffusa. Secondo un’inchiesta di Channel 4 sono stati usati come combustibile oltre 15mila bambini abortiti per scaldare 27 ospedali inglesi. I feti venivano presi e, contrariamente ad ogni norma, erano gettati insieme ad altri rifiuti invece di essere seppelliti o cremati.
Dieci strutture sanitarie hanno ammesso di aver “smaltito” i bimbi insieme ad altri rifiuti “
negli impianti usati per riscaldare le strutture”. Due aziende sanitarie hanno aggiunto che i feti sono “finiti separatamente – senza altri materiali di scarto – in speciali forni il cui calore veniva poi utilizzato per fornire calore ai reparti ospedalieri”.
Una deriva incredibile che non solo non riconosce alcun diritto all’innocente, ma che lo tratta alla stregua di spazzatura, di materiale riciclabile per gli scopi più diversi.
Certo il ministro della Sanità, Dan Poulter, è intervenuto subito e ha vietato “immediatamente” la procedura, definendola “del tutto inaccettabile”. E di certo la pratica è avvenuta nella perfezione burocratica e politicamente corretta del XXI secolo, con il consenso ignaro e scritto delle famiglie. Esattamente come è successo nell’Addenbrooke’s Hospital di Cambridge: lì 797 feti sono stati distrutti nell’impianto di termovalorizzazione, ma le madri pensavano che fossero stati cremati. Eppure già nel 2006 l’ospedale aveva ammesso di aver bruciato i resti insieme a siringhe e ad altri oggetti da buttare.
Giustamente Giulio Meotti de “Il Foglio” chiude il pezzo con: “
Non è che hanno ragione i pro-life a paragonare l’aborto di massa a un Olocausto silenzioso?”.

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26 marzo 2014
In Inghilterra si bruciano bambini abortiti per riscaldare gli ospedali
La denuncia del programma di Channel 4 “Dispatches”. Il ministro della Salute: “Inaccettabile”

Sembra un capitolo del romanzo “Il mondo nuovo” di Aldoux Huxley. Più di 15 mila bambini abortiti sono stati bruciati in quanto “rifiuti” e usati da 27 ospedali inglesi per il riscaldamento delle strutture. Lo ha scoperto il programma di Channel 4 Dispatches, costringendo il ministro della Salute Dan Poulter a definire questa prassi “totalmente inaccettabile”. Gli ospedali britannici, fra i più noti e importanti del Regno Unito, hanno ammesso di usare senza il consenso delle famiglie i resti dei feti nei rispettivi impianti “waste-to-energy” per produrre calore. Siamo nella nazione del controllo capillare delle nascite e del primo aborto legale, dove si azzera una vita liberamente fino al settimo mese e dove i primi esperimenti clandestini di fecondazione in vitro si facevano già negli anni Trenta. Uno degli ospedali più celebri, l’Addenbrooke di Cambridge, ha bruciato 797 bambini. Non è che hanno ragione i pro-life a paragonare l’aborto di massa a un Olocausto silenzioso?

Giulio Meotti

Fonte: Il Foglio
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28 marzo 2014
Aborto, quindicimila feti inceneriti per riscaldare gli ospedali inglesi

Il governo chiede di “sospedere subito la pratica”
Le asl inglesi ammettono: “Accadeva da anni”

 

L’Inghilterra da due giorni si interroga di nuovo – e profondamente – sulla questione dell’aborto. Alcune aziende sanitarie, sollecitate dalla stampa, hanno ammesso che nel corso degli ultimi anni oltre quindicimila feti sono stati bruciati insieme ad altri rifiuti negli impianti per il riscaldamento degli ospedali. Le strutture che hanno adottato quella che viene definita “una pratica di smaltimento” sarebbero, in tutto il Regno Unito, ventisette. Il che, considerando il numero delle grandi città britanniche, significa praticamente ovunque. La notizia sull’aborto e sui feti bruciati che sta scuotendo il Regno Unito è uno scoop del Daily Telegraph e della emittente televisiva Channel 4. Dieci Health Trusts – le nostre Asl – hanno rivelato di aver fatto “smaltire” resti umani insieme ad altri rifiuti “negli impianti usati per riscaldare le strutture”. Due aziende sanitarie hanno aggiunto che i feti sono finiti separatamente – senza altri matariali di scarto – in speciali forni il cui calore veniva poi utilizzato per fornire calore ai reparti ospadalieri”.

In Inghilterra, secondo gli ultimi dati disponibili, vengono eseguiti circa 220 mila aborti all’anno (105 mila in Italia). Di questi, nonostante le leggi estremamente elastiche, circa 98 mila vengono praticati illegalmente. Uno studio del Governo ha dimostrato che nel 54 per cento dei casi il medico non vede neppure la paziente una volta prima dell’interruzione di gravidanza. Lord David Steel, padre della legge che governa la materia – l’Abortion Act del 1967 – si è detto “pentito” per le decisioni di un tempo definendo “deplorevole quello che avviene, perché questo (il numero altissimo degli aborti) non era lo spirito della legge”.

Lo scandalo dei feti bruciati nelle caldaie per il riscaldamento è arrivato in un momento in cui il dibattito sull’intrruzione di gravidanza si è fatto nuovamente rovente. Il ministero della Sanità è intervenuto vietando “immediatamente” la procedura. Uno dei sottosegretari del governo Cameron l’ha definita “totalmente inaccettabile”. Le norme prevedono che i feti abortiti vengano eliminati “in modo umano”: seppellliti o cremati, ma mai insieme ad altri rifiuti.

La stampa inglese non ha potuto far a meno di sottolineare che un “costume” così diffuso – 15 mila feti sono una enormità – dimostra quale tipo di deriva si è fatta strada nel mondo sanitario e nella gestione degli aborti. Le nuove polemiche sembrano solo all’inizio. Uno studio appena pubblicato dal quotidiano The Indipendent sostiene che nel Regno Unito, in base alle statistiche, mancano all’appello ben 5 mila bambine. Il giornale non ha dubbi: l’aborto selettivo in Inghilterra è ormai “una pratica diffusa quanto in India”.

Fonte: Il Mattino

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