Indonesia: i giovani radicali islamici sono potenziali terroristi

(di Emanuele Gagliardi) Il Setara Institute ha pubblicato una ricerca sul campo, effettuata a Yogyakarta e in Central Java nell’ultima metà del gennaio scorso, da cui risulta che numerosi attivisti islamici nelle città del Central Java sono passati alla Jihad. Ciò significa, a detta del Setara Istitute, che folti gruppi radicali sono «incubatori» del movimento jihadista e, in seguito, potrebbero «produrre» terroristi reali in Indonesia.

La ricerca è stata condotta sulla scia degli attacchi sucidi di aprile e settembre 2011 contro la sede della polizia di Cirebon (West Java) e  ai danni della chiesa protestante di Gbis, a Surakarta. Gli specialisti in terrorismo forniscono un importante indizio: entrambi gli autori degli attacchi non erano membri di gruppi terroristici noti nel Paese, ma attivisti di organizzazioni giovanili islamiche.

La ragione del passaggio dall’attivismo al terrorismo – spiega lo studio del Setara Institute – sarebbe l’odio verso chi non è musulmano (rectius: cristiano) e verso le forze dell’ordine. Prima dell’attentato fatale contro la polizia e contro la chiesa protestante, numerosi giovani radicali islamici erano sono coinvolti in una serie di violenti raid contro locali notturni e contro la pornografia.

Se non si verificherà un radicale cambiamento in Indonesia, sostiene la ricerca, è plausibile che le organizzazioni radicali giovanili – che nutrono pure profonda avversione per gli Stati Uniti – useranno la violenza per raggiungere i loro scopi politici e far applicare la Shari’a. Costanti i loro sforzi per far proseliti: secondo il Setara Institute, i più vulnerabili alla propaganda sono gli studenti di livello secondario e i giovani disoccupati.

Il 52% degli intervistati ha risposto ai ricercatori che negli ultimi cinque anni il numero dei nuovi affiliati è cresciuto a dismisura, facilmente reclutati in particolare quando si tratta di campagne antipornografiche e sottoposti ad un vero e proprio lavaggio del cervello anche nei luoghi di preghiera, laddove il “mentore” incontra i giovani e instilla idee jihadiste. (Emanuele Gagliardi)

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