In una scuola di Firenze profanato il Presepe

PresepeA Firenze vi sono scuole, come i comprensivi Beato Angelico e Barsanti, che il Presepe lo allestiscono senza problemi. Altre, invece, lo profanano: come nel caso della Natività approntata presso la scuola “Cadorna” di Firenze, dove Gesù Bambino è stato sostituito da un topolino, dai canti è stato espulso Gesù e, quando proprio costretti a parlarne, al Pargol Divin si preferisce Babbo Natale. “Novità” per niente gradite ai genitori, che infatti hanno subito manifestato pubblicamente il proprio dissenso. Anche perché, in questo caso, viene evidentemente meno il pretestuoso mantra del rispetto delle altre religioni, visto che la prima a non esser rispettata, anzi ad esser calpestata è proprio quella cattolica: «Anche quest’anno non si può parlare del Natale», hanno scritto in una lettera al quotidiano La Nazione alcune famiglie, suscitando la piccata replica delle maestre, che tuttavia, negando, hanno confermato: «Non è vero che non parliamo del Natale – hanno scritto – L’argomento lo affrontiamo, ma non nel suo aspetto cattolico», che, guarda caso, del Natale è il cuore, il senso e la ragione. Altrimenti che Natale è? Di chi si celebrerebbe la Nascita? Ma Gesù è nozione, che loro dicono di aver relegato all’ora di religione.

La professoressa Eda Bruni, preside del Beato Angelico, ha apertamente criticato tale scelta sulle colonne dello stesso giornale: «Siamo in Italia e le nostre fondamenta sono cattoliche». Anche il suo collega Marco Menicatti, alla guida del Barsanti, ha evidenziato come nel suo «Comprensivo il Presepe venga presentato quale segno di unità culturale e sociale». L’assessore comunale Giachi è sulla stessa linea: chi nega il Presepe non educa ma mistifica e non sa trasmettere da dove veniamo.

«Una situazione grottesca, che disconosce completamente le tradizioni del nostro Paese e racconta ai piccoli una realtà completamente diversa da quella che è», ha commentato Giovanni Donzelli, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, esprimendo così anche «vicinanza e solidarietà alle mamme, che hanno denunciato questo episodio. Se la scuola non riconosce il Natale per quello che è, allora sia coerente e rinunci a chiudere l’istituto, vada a lavorare, magari per studiare un po’ di civiltà italiana».

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