In progetto a Lecce la prima università islamica d’Italia: il no della popolazione

LecceNon più soltanto centri culturali e luoghi di culto. Mentre nei Paesi islamici si distruggono chiese e si massacrano i cristiani, nella cattolicissima Italia si sta pensando di inaugurare al più presto la prima università musulmana (nella foto, il progetto). Se dal Ministero per l’Università fosse concesso il via libera – ed in tal senso pare vi siano i presupposti -, nell’ottobre del 2017 potrebbe aprire i battenti con sede a Lecce. Al centro prevede una moschea, poi campus, mensa, residenze ed impianti sportivi. Il tutto per almeno 5 mila studenti iscritti. Lo sponsor accademico dovrebbe essere l’Università al-Azhar del Cairo. A formare il Comitato Scientifico dovrebbero essere invece chiamati 6 docenti italiani non musulmani, 4 convertiti all’islam, 5 provenienti da atenei musulmani esteri e 3 esperti del mondo imprenditoriale ed ambientalista. Vi si insegnerebbe di tutto, dalla Teologia alla Filosofia, dalle Lettere alle Scienze agrarie ed ambientali, dalle Scienze umanistiche al diritto italiano, sia pure con taglio ed ispirazione rigorosamente islamici. E, nell’autunno del 2018, dovrebbe partire anche la facoltà di Medicina.

A volerla con tutte le proprie forze, è il Presidente della Fondazione dell’Università islamica, Giampiero Khaled Paladini: 56 anni, ha abiurato ed è diventato islamico tre anni fa. Uomo d’affari salentino, è a capo di Confime, il Consorzio Imprese del Mediterraneo, specializzato nei rapporti commerciali tra Italia e Medio Oriente. Lui ha fretta, sostiene di essere già in ritardo: per questo le classi di teologia conta di farle partire già ad ottobre nella stessa sede della Fondazione, mentre a gennaio dovrebbero essere attivati due master – Diritto di Economia e finanza islamica, in concorso con centri bancari del Barhain, e Scienze delle costruzioni, con l’appoggio delle grandi compagnie finanziarie arabe -.

Paladini riteneva di aver trovato un sito potenziale per l’ateneo presso un’ex-fabbrica di tabacco, abbandonata dal 1980: ma l’accordo con la proprietà dell’immobile, una società milanese, è sfumato poco prima della firma. Ora pare si possa puntare o sull’area della superstrada Lecce-Brindisi, che tuttavia richiederebbe varianti urbanistiche, oppure su un terreno in Comune di Monteroni, dove il cantiere potrebbe partire già nel giro di un anno. Nel caso tutte queste ipotesi dovessero tramontare, l’iniziativa potrebbe traslocare in Sicilia, dove si dice possa avere maggiori chance.

E’ zelante, Paladini: piano di fattibilità e business plan sono già stati messi a punto, l’atto notarile è già stato firmato. Mancano ancora le autorizzazioni, ma dovrà convincere anche la popolazione, assolutamente contraria al suo progetto, in considerazione anche delle radici e delle tradizioni profondamente cattoliche della zona. «Il Sindaco Paolo Perrone non ha voluto incontrarmi» neppure, ha dichiarato a Il Fatto Quotidiano. Mentre sul Corriere della Sera è stato categorico l’assessore municipale per la Pianificazione Urbana, Severo Martini: «La proposta non ci interessa. In questo momento avviare un progetto di questo genere è quanto meno inopportuno». A preoccuparlo è anche la provenienza dei fondi per finanziare la costosa iniziativa: pare giungano dai Paesi del Golfo, dal Kuwait e dal Qatar in particolare, dall’Opec e dall’Aaoifi ovvero dall’associazione internazionale, che riunisce società private, istituzioni e banche centrali arabe. L’investimento di base dovrebbe essere di 45 milioni di euro, più altri 35 per i costi di gestione annui.

Scettico è anche Luigi Mazzei, consigliere comunale di Forza Italia: a suo dire, con «un campus esclusivamente per musulmani» non si otterrebbe «vera integrazione». Attendista il Pd, benché non pregiudizialmente contrario. Un “no” forte e chiaro è invece già giunto dal leader della Lega, Matteo Salvini.

Donazione Corrispondenza romana