“In principio Dio creò”. Una guida al trattato teologico De Deo Creante di san Tommaso

(Emmanuele Barbieri) Il Trattato su Dio creatore dovrebbe avere un posto eminente nella confusione attuale, ma oggi è raramente approfondito negli studi teologici. Il padre Arturo Ruiz Freites, sacerdote dell’Istituto del Verbo Incarnato (IVE), autore di saggi teologici e spirituali, ci presenta una utile guida allo studio della Somma di Teologia di san Tommaso d’Aquino, I, 44-49, in cui il Dottore Angelico affronta lo studio di Dio come Creatore e delle sue creature. Un trattato che ha una priorità speculativa, perché la creazione è il primo fondamento e ragione dell’essere e dell’operare di tutte le cose fuori da Dio (“In principio Dio creò.” Trattato Teologico De Deo Creante, Edizioni ED.IVI, Segni 2019, pp. 512, euro 38).

L’interpretazione di san Tommaso a cui padre Ruiz Freites si richiama è quella del padre Cornelio Fabro (1911-1995), di cui i religiosi del Verbo Incarnato stanno pubblicando le Opere complete (www.corneliofabro.org). Il “tomismo essenziale” di Fabro, costituisce oggi un prezioso strumento per confutare le teologie e le filosofie che si rifanno al “principio di immanenza”, in particolare quelle che discendono dalla linea Heidegger-Rahner.

Padre Ruiz riafferma la distinzione reale fra Creatore e Creatura, preambulum fidei fondamentale, definito come verità dal Magistero della Chiesa, esaminando, sulla scorta della Somma teologica, la prima causa di tutti gli enti (quaestio 44); il modo in cui le cose procedono dal primo principio (q. 45); l’inizio della durata delle cose create (q. 46). Di particolare importanza il capitolo dedicato alla molteplicità delle cose e alla loro distinzione, che in nulla contraddice l’unità di Dio e della Creazione (q. 47). San Tommaso afferma che Dio produsse molte e varie creature, perché quello che manca ad una per ben rappresentare la divina bontà sia supplito da altra; la bontà infatti che in Dio è allo stato di semplicità e di unità, si trova nelle creature in modo complesso e frammentario. «Perciò più perfettamente partecipa e rappresenta la divina bontà tutto l’universo, che qualsiasi particolare creatura» (Somma di Teologia, I, q. 47, a. 1).

Tale unità e diversità dell’universo creato è negata dai sistemi monisti e panteisti, per i quali tutte le cose sono in fondo un’unica realtà divina. Tra questi sistemi spicca lo gnosticismo, ma anche certe visioni ecologiche come quella che sembra soggiacere al recente Documento preparatorio per il Sinodo dei Vescovi sull’Amazzonia. “Olismo” è la denominazione che oggi viene attribuita a quella teoria di “totalità” di tutte le cose, interconnesse tra di loro, che una volta veniva definita “monismo”.

Dalla distinzione delle cose, scaturisce infine la distinzione del bene e del male (qq. 48-49), che costituiscono un dualismo morale, ma non ontologico, come il sistema dei manichei, antichi e moderni. L’opposizione tra bene e male è, come spiega san Tommaso, “privativa”.

Dopo aver esposto la teologia di san Tommaso sulla creazione l’autore confuta due autori ai quali risalgono gran parte degli errori contemporanei: Pierre de Teilhard de Chardin (pp. 243-282) e Karl Rahner (pp. 283-349). Il padre Freites dimostra come il primo, falso scienziato e cattivo filosofo, risente del panteismo e dell’evoluzionismo; il secondo è figlio dell’immanentismo idealista, che sostituisce Dio con l’assoluto della coscienza soggettiva. Entrambi hanno riproposto sotto nuove vesti il modernismo condannato da san Pio X nell’enciclica Pascendi Dominici Gregis dell’8 settembre 1907.

In Teilhard manca la distinzione fra enti corporei e spirituali; manca la distinzione reale fra gli enti per partecipazione e l’ente per essenza che ne è la causa, Dio creatore, Ipsum esse subsistens, che comunica per creazione l’atto di essere (esse) agli enti per partecipazione; manca l’affermazione e definizione della sostanzialità degli enti creati. Vi è dunque una radicale confusione fra mondo, uomo e Dio” (p. 278).

Rahner, a sua volta, traduce nel hic et nunc umano nel mondo la finitezza relativista esistenzialistica di Heidegger e/o la coscientizzazione dialettica storicista più che l’Assoluto dell’idealismo di Hegel. «Il Geist in Welt, formula sintetica di Rahner, comporta la mondanizzazione immanentistica della ragione e della fede sciogliendo nella gnosi del divenire dialettico storicista progressista la verità sul Creatore e Salvatore» (p. 337).

Il volume si conclude con una serie di appendici (pp. 353-481), dedicate a testi di Giovanni Paolo II (in particolare l’enciclica Fides et Ratio), di san Tommaso, di sant’Ignazio di Loyola, di padre Cornelio Fabro. Sarebbe stato utile riportare anche qualche passaggio della Pascendi, definita dal padre Fabro come il «documento fra i più decisivi del supremo magistero e, fra tutti gli atti di Pio X, il monumento più insigne del suo pontificato» (Modernismo, in Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, col, 1190).

L’opera, corredata da un’ampia bibliografia, è pensata sia per lo studente di teologia che per il profano che si avvicina per la prima volta allo studio del testo dell’Angelico, ma il linguaggio non è sempre accessibile al lettore comune e chi trarrà maggior beneficio dalla lettura di queste pagine saranno soprattutto gli studiosi e i sacerdoti

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