In Belgio ora la jihad si finanzia con l’estorsione

BelgioCi sono tanti modi, per finanziare la jihad. Il primo, quello più semplice, consiste nello sfruttare le risorse naturali, di cui son ricche le terre conquistate dalla violenza delle milizie islamiche. Il secondo consiste nel sollecitare le offerte, anche tramite Internet e social network. Il terzo modo si chiama estorsione.

E’ accaduto in un ufficio sito nel quartiere di Cureghem, ad Anderlecht, Comune belga nei pressi della Capitale. Qui un malvivente ha fatto irruzione, percosso il titolare e, col coltello già puntato alla gola, ha minacciato di decapitarlo, se, subito all’indomani, non gli avesse dato 50 mila euro da destinare ai miliziani islamici in Siria: la vittima, un uomo d’affari, ha però sporto subito denuncia presso gli uffici della Polizia Giudiziaria federale, puntando il dito in modo chiaro ed a colpo sicuro contro uno «jihadista di Bruxelles»: con quello che ha passato, impossibile sbagliare, il volto del suo aguzzino e la sua voce li aveva stampati in mente, lo sentiva ancora mentre gli urlava che «aveva i soldi, quindi doveva pagare». Attimi di puro terrore, con l’adrenalina alle stelle. Ora la vittima è stata nascosta, assieme a tutta la sua famiglia, in una località rimasta rigorosamente top secret, su richiesta dell’autorità giudiziaria.

La notizia, confermata dalla Procura, è però immediatamente rimbalzata nei giorni scorsi sulle prime pagine dei giornali, De Standaard e Het Nieuwsblad in primis. Ciò che stupisce è che un caso come questo sia stato affidato alla sezione che si occupa dei crimini contro la proprietà e le persone, anziché alla sezione antiterrorismo.

Da notarsi come il Belgio abbia il triste primato d’essere il Paese europeo col più alto numero di jihadisti in rapporto alla popolazione totale – circa 300 -, secondo quanto riportato nei giorni scorsi dal quotidiano Il Foglio. Non a caso qui sono già una decina i processi celebrati per terrorismo islamico.

Del resto, il senatore belga Alain Destexhe, liberale, autore del pamphlet Lettre aux progressistes qui flirtent avec l’islam réac, ha ricordato, sulle colonne de Le Figaro, come risiedessero in Belgio ed avessero falsi passaporti belgi i tunisini, che assassinarono in Afghanistan il famoso comandante Ahmad Shah Massoud, soprannominato il «Leone del Panjshir», battutosi prima contro i sovietici, poi contro i talebani. I suoi killer vennero reclutati proprio a Bruxelles dall’emiro Saif Allah Ben Hassine, leader di Ansar al Sharia: «Quell’episodio – ha dichiarato il sen. Destexhe – avrebbe dovuto rappresentare un avvertimento. Ma la maggior parte dei politici ha scelto di non ascoltare i sermoni sempre più radicali, che nelle moschee affermano la superiorità dell’islam sui valori occidentali, e di non dire nulla piuttosto che correre il rischio di stigmatizzare o di inimicarsi una comunità, che ha sempre più peso elettorale». E questi, ora, sono i risultati.

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