In Argentina il cambio di sesso è ora a carico dei contribuenti

operazioneUna notizia davvero triste: in virtù di un dispositivo della legge sull’identità sessuale, votata tre anni fa, dal 29 maggio scorso gli Argentini che lo vogliano, possono “cambiar” sesso del tutto gratuitamente. Pagano i contribuenti. L’approvazione da parte del Ministero della Sanità di un apposito regolamento, ha fatto sì che tutto – dall’intervento chirurgico ai trattamenti ormonali – sia a carico dello Stato, cioè di tutti. Ciò permette a trans e travestiti non solo di dichiarare liberamente la pretesa del proprio sesso «autopercepito», ma anche di cambiare di conseguenza il proprio stato civile, sia pure senza il consenso di un medico o di un giudice.

Questo conferma il Paese natale di papa Francesco nel triste ruolo di leader nel “settore”. L’Argentina fu il primo Stato dell’America Latina ad autorizzare le “nozze” omosessuali nel 2010, il primo a consentire l’adozione di bambini da parte di coppie del medesimo sesso ed ora questo nuovo, azzardato, devastante omaggio alla lobby Lgbt. Non a caso Esteban Paulon, portavoce della Falgbt, la federazione che riunisce lesbiche, gay, bisessuali e trans, ha commentato esultante la notizia all’Afp-Agence France-Presse: «Le operazioni, ma anche i trattamenti ormonali che permettono al corpo di corrispondere all’identità autopercepita, fan parte del regime di cura obbligatorio – sostiene – Le spese dovranno pertanto essere coperte a livello sociale, ospedali pubblici e cliniche private». Passaggio per nulla indolore, né tanto meno innocuo, questo: quel riferimento alle strutture sanitarie private, rende evidente sin d’ora il proposito di dar battaglia a tutti gli istituti cattolici, che, per motivi confessionali, si rifiutassero di assicurare i trattamenti previsti dalla normativa sul gender.

Tra gli interventi gratuiti figurano, per intenderci, l’espansione del busto, l’asportazione del seno e degli organi genitali, ricostruzioni e protesi dei medesimi, ora fruibili in Argentina anche senza autorizzazioni di sorta, da parte di chicchessia, giudice, medico, amministrazione o ente pubblico.

A parte tutte le considerazioni di carattere morale, è evidente la discriminazione tra chi, realmente malato, si trovi a dover sopportare i costi delle cure, benché necessarie, a proprio carico e chi viceversa abbia l’incredibile opportunità di vedersi soddisfatto un proprio “capriccio” coi soldi dei contribuenti.

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