Il VII pellegrinaggio del Populus Summorum Pontificum

(di Marco Sgroi) Per la settima volta a partire dal 2012, alla fine della scorsa settimana Roma ha accolto il Populus Summorum Pontificum per l’ormai abituale pellegrinaggio annuale ad Petri Sedem: il devoto cammino dei fedeli, provenienti da ogni parte del mondo, che vivono e manifestano pubblicamente la fede cattolica al ritmo della liturgia tradizionale, e che, in occasione della Festa di Cristo Re secondo il calendario liturgico veteris ordinis, convengono nella città eterna per esprimere la loro vitalità spirituale e la loro piena partecipazione alla Chiesa di Cristo.

Quest’anno, il pellegrinaggio ha conosciuto un sostanzioso aperitivo con l’Incontro Summorum Pontificum 2018, un intenso convegno svoltosi nella giornata del 26 ottobre, in cui i vivi attori dell’applicazione del Motu Proprio ne hanno illustrato lo sviluppo in America latina, in America del Nord, in Africa, in Germania, in Italia, in Francia.

Degne di particolare menzione le relazioni del Card. Raymond Leo Burke, dedicata all’America del Nord, ma senza trascurare uno sguardo più ampio ai ricchi frutti spirituali ed ecclesiali prodottisi ovunque nel decennio di vigenza del Summorum Pontificum; e di Padre Charles Ike, FSSP, un giovane sacerdote nigeriano che ha illustrato con toni appassionati la vitalità della Messa tradizionale in Africa, ma anche le difficoltà che la sua celebrazione –in Africa come ovunque – essa continua ad incontrare.

Padre Ike ha anche celebrato, nel pomeriggio dello stesso 26 ottobre, la Messa inaugurale del pellegrinaggio, nella chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini. «In che modo il nostro Pellegrinaggio si può legare all’espressione di Cristo “Prenda la sua Croce e Mi segua”?», si è chiesto p. Ike nella sua omelia.

«Una Croce richiede pazienza, e non si può trasportare se non con l’amore trasmesso dalla Carità. Siamo nella stessa situazione del popolo di Israele che, fuggito dall’esilio in Egitto, si mette sulla strada per raggiungere la Terra Promessa. Cosa succede loro, nel momento in cui cominciano a lamentarsi? Il loro cammino si prolunga smisuratamente. Lo stesso succede al nostro cammino di Fede, che è il cammino verso il Paradiso, nel corso del quale è necessario esercitare la Virtù della Carità per diventare capaci di praticare tutte le altre Virtù. Infatti, senza la Virtù della Carità, tutti gli sforzi che si faranno nel corso di questi tre giorni di Pellegrinaggio e Penitenza, potrebbero non andare a buon fine».

In questo profondo clima spirituale il pellegrinaggio ha proseguito il suo programma, culminando, more solito, sabato 27 ottobre con la grande processione per le vie di Roma e il Pontificale in San Pietro, celebrato, quest’anno, da mons. Czeslaw Kozon, Vescovo di Copenaghen, che ha accolto l’invito del CISP (Coetus Internationalis Summorum Pontificum) – il comitato organizzatore – di presiedere il pellegrinaggio 2018; l’omelia è stata tenuta dal Card. Angelo Comastri, Arciprete della Basilica.

Assistevano in coro il Card. Burke e Mons. Pozzo, che ha dato lettura del messaggio benedicente del Sommo Pontefice. Nel pomeriggio, si sono tenuti i Vespri Solenni della Festa di Cristo Re, presieduti nella chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini da Mons. François Bacqué, Nunzio Apostolico, e l’indomani, domenica 28 ottobre, Festa di Cristo Re, dopo una prima S. Messa celebrata nella chiesa di Gesù e Maria, il Pellegrinaggio è terminato con il pontificale conclusivo, di nuovo nella chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini, da Mons. Kozon, che ha tenuto anche l’omelia.

Con i saluti dell’abbé Claude Barthe, Cappellano del Pellegrinaggio, il Populus Summorum Pontificum si è dato appuntamento all’edizione 2019, che – come è stato poi annunciato – si terrà dal 25 al 27 ottobre, guidata da mons. Dominique Rey, vescovo di Fréjus-Toulon.

I sette anni di vita del Pellegrinaggio ci hanno insegnato che ogni edizione si ricorda per un qualche aspetto particolare. Se l’edizione 2017 – quella del decennale del Motu proprio –si segnalò per il grande afflusso di pellegrini, quella di quest’anno rimarrà memorabile per la massiccia presenza dei giovani, sia tra il clero, sia tra i laici.. È stato commovente anche vedere in San Pietro tante giovani famiglie con i loro bambini, talora quasi neonati.

In quest’ottica è davvero significativo – oseremmo dire provvidenziale – che il Pellegrinaggio Summorum Pontificum, svoltosi esattamente in coincidenza con la chiusura del Sinodo dei Giovani, abbia fatto risuonare a Roma, nel cuore della cattolicità, la voce di quella vasta platea giovanile che pare non abbia trovato ascolto nell’aula sinodale, ma che non cessa di chiedere alla Chiesa il nutrimento della saldezza dottrinale, della purezza liturgica, del vivo e fruttuoso radicamento nella Tradizione. Il Pellegrinaggio, dunque, ha potuto dare evidenza ad un’effervescente realtà giovanile che, talora inspiegabilmente trascurata da parte della gerarchia, costituisce l’auspicio più promettente per il futuro della Chiesa. (Marco Sgroi)

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