Il valore della famiglia a cura di Giorgia Brambilla

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CADMO: E di chi è quella testa che tieni in grembo?
AGAVE: Di un leone… me lo ha detto chi lo ha ucciso insieme a me.
CADMO: Guarda bene: guardare costa poco.
AGAVE: Cosa vedo, ahimè! Cosa reggono queste mie mani?
CADMO: Guardalo bene, e ti sarà ben chiaro.
AGAVE: Oh me infelice! Che atroce dolore!
CADMO: Ti pare che assomigli a un leone?
AGAVE: No! Questo è il capo di Peteo, povera me!
CADMO: Io lo piangevo, e tu non lo conoscevi!
AGAVE: Chi l’ha ucciso? Perché è tra le mie mani?
CADMO: È triste la verità, se giunge inopportuna!
AGAVE: Parla! Mi balza il cuore nel petto, nell’attesa!
CADMO: L’uccidesti tu con le tue sorelle.
AGAVE: Dove fu ucciso? Nella reggia? O dove?
CADMO: Dove le cagne già sbranarono Atteone.
AGAVE: E perché al monte andò lo sventurato?
CADMO: Per fare oltraggio al dio, e ai vostri riti.
AGAVE: E perché noi, qui, piombammo su di lui?
CADMO: Bacco rese folli voi e tutta Tebe.
AGAVE: Ora comprendo! Dioniso ci ha ingannato!

Questo, tratto da Le baccanti di Euripide, è probabilmente uno dei brani più importanti dell’intera letteratura europea; in poche righe è contenuta una tale densità di concetti che è difficile ritrovare altrove. La grandezza dei Greci.

Qui c’è una madre che ha accettato, con altre, la liberazione sessuale; ossia ha rifiutato le leggi morali e religiose che regolano la sessualità. Il risultato è l’aborto: la madre che uccide il suo stesso figlio. L’ha fatto ispirata da Dioniso, un dio dall’aspetto innocuo e rassicurante, che l’ha spinta all’ebbrezza dei sensi. Ha insegnato alle donne di Tebe a rifiutare la ragione (il Logos) come comandante la persona; e a sostituirlo con le passioni, la materialità corporale, i sensi. E ora, finito il baccanale, si ritrova con le macerie della sua vita in mano ed esclama «Dioniso ci ha ingannato!» Troppo tardi, Agave; troppo tardi. Penteo è morto, fatto a pezzi dalla propria madre; fatto a pezzi dalle donne di Tebe, da coloro che dovrebbero generare e accudire la vita. Penteo è morto, e non tornerà più in vita. Le donne genereranno, nei secoli che seguiranno, altri figli; mai più un Penteo. Penteo, come ogni essere umano, è unico e irripetibile. Ci saranno ragazzi che gli somiglieranno fisicamente; altri che avranno un carattere simile. Ma non saranno Penteo, mai più. Ciò che è perso, è perso per sempre. Ogni essere umano che muore, che viene ucciso o che non nasce, è una perdita incommensurabile per il mondo.

Basterebbe questo per svelare l’inganno moderno: distruggiamo l’esistente imperfetto, insoddisfacente; poi, sulle macerie, ricostruiremo meglio. È il massonico «ordo ab chao», il cabalistico «tikkun olam» che ci viene riproposto in sempre nuove varianti. Biden ha utilizzato, per la sua campagna elettorale, lo slogan «Build Back Better» (BBB); il World Economic Forum ha lanciato il Great Reset; Macron ha promesso di ricostruire Notre-Dame «più bella di prima»! No. Non funziona così. Se progetteranno una nuova Notre-Dame, sarà una nuova Notre-Dame. Potrà essere (dubito) più bella della precedente; ma la precedente sarà persa per sempre. La modernità si basa sull’assunto progressista, rivoluzionario di Darwin, di Hegel: ciò che viene dopo è meglio di ciò che viene prima. Questo assunto è la premessa del BBB: distruggiamo pure con leggerezza, ricostruiremo meglio di prima. Forse sbaglio, ma credo che sia semplicemente una scusa per distruggere, una rassicurazione che «è per il nostro bene». Nulla sarà ricostruito; tanto meno «meglio di prima». Semplicemente, perderemo il risultato di migliaia di anni di lavoro, fatica e sofferenze. Penteo non era il frutto dell’unione di Echione e Agave: era il frutto di innumerevoli generazioni che l’hanno preceduto. Il distillato di migliaia di unioni carnali; l’intreccio unico e irripetibile di intrecci di filamenti di DNA; l’esito di accudimenti e insegnamenti che non si ripeteranno mai più. Se per educare un bambino ci vuole un villaggio, quanti villaggi devono precedere ciascun abitante del villaggio? Come potrà ripetersi quella magica catena di relazioni ed eventi, quella irripetibile concatenazione di luoghi, storia e cultura? Non potrà. Oggi sembra possibile disfarsi con leggerezza dei «costrutti culturali»: il genere, la famiglia… Credo che sia un errore, forse il peggiore che una generazione possa compiere.

In questo sfondo culturale emerge, come uno scoglio nel mezzo di un naufragio, il libro curato dalla professoressa Giorgia Brambilla e intitolato Come olio di nardo. Il valore della famiglia nel mondo contemporaneo (IF Press; Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, 2022). La curatrice, importante bioeticista, è Professore aggregato presso l’Ateneo Pontificio «Regina Apostolorum» e incaricato presso la Pontificia Università Lateranense, già Professore invitato all’Università «Sapienza» e Cultore della materia all’Università di Roma «Tor Vergata». Per quest’opera di architettura intellettuale, la professoressa ha coinvolto docenti e collaboratori dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (Marcelo Bravo Pereira, Angela Tagliafico, Grazia Solferino, Michael Ryan, Michela Pensavalli, Barbara Costantini, Matteo Vozza), docenti di altre facoltà (George Woodall, Aldo Vitale, Massimo Losito, Laura Paladino) e autori esperti dell’ambito, con varie professionalità (Furio Pesci, Luigi Zucaro, Cristina Tamburini, Rachele Sagramoso, Giuliano Guzzo, Luisa Lodevole). Il tutto impreziosito da una prefazione del filosofo polacco Stanisław Grygiel e un invito alla lettura di Giovanna Abbagnara, direttore responsabile della rivista Punto Famiglia. Il lavoro è strutturato in quattro sezioni: la prima, filosofica e sociologica; la seconda, teologica e delle scienze religiose; la terza, bioetica; la quarta, psicologica e pedagogica. Il risultato è un libro ponderoso (ben 532 pagine), densissimo e zeppo di contenuti a sostegno di una tesi che emerge con coerenza nei vari interventi: «La famiglia è proprio come l’olio di nardo: è un bene prezioso per l’individuo e per la società, che è diffusivo, non chiuso in sé stesso, perché costituito dall’amore, quello vero, che genera e che resiste alle inevitabili intemperie della vita» (Dalla Introduzione, p. 16). Il riferimento è, ovviamente, al Vangelo: Maria di Betania apre un flacone di preziosissimo unguento e Gesù. I discepoli vedendo ciò si sdegnarono e dissero: «Perché questo spreco? Lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri!» (Mt 26, 8-9). Come si vede, già a quei tempi si usavano le buone intenzioni (il pauperismo, in questo caso) contro l’ordine naturale: con l’olio si unge il Messia.

Si tratta di una summa del sapere sulla famiglia, tanto ricca quanto necessaria; della quale ci si augura la massima diffusione.

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