Il rapporto del Gruppo di Studio n. 9 del Sinodo sulla Sinodalità

Il rapporto del Gruppo di Studio n. 9 del Sinodo sulla Sinodalità
FONTE IMMAGINE: Libertà e Persona Blog (https://www.libertaepersona.org/)

Riportiamo qui di seguito una lettera scritta dal Presidente della John Paul II Academy for Human Life and the Family, dott. Thomas Ward insieme alla vice-Presidente, Christine Vollmer e a Tesoriere, Steven Mosher, indirizzata a Sua Eminenza il Cardinale Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, riguardo il rapporto del Gruppo di Studio n. 9 del Sinodo sulla Sinodalità.

«Ma anche se noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema» – Gal. 1,8

Eminenza Reverendissima,

A nome della John Paul II Academy for Human Life and the Family, scriviamo per esprimere la nostra profonda preoccupazione riguardo all’inclusione del rapporto del Gruppo di Studio n. 9 sulle controverse questioni dottrinali, pastorali ed etiche tra i documenti destinati alla Fase III dell’attuazione del Sinodo sulla Sinodalità. Con rispetto, ma anche con fermezza, chiediamo che tale rapporto venga ritirato dalla discussione.

La nostra preoccupazione non è semplicemente disciplinare o prudenziale; essa tocca l’integrità stessa della fede cattolica. Il “cambiamento di paradigma” metodologico proposto nel rapporto sembra implicare una concezione della Rivelazione divina incompatibile con la dottrina cattolica. La Chiesa cattolica ha sempre insegnato che la Rivelazione pubblica è completa in Gesù Cristo e si è conclusa con la morte dell’ultimo Apostolo. Qualsiasi suggerimento secondo cui lo Spirito Santo possa ispirare risposte dottrinali o morali contrarie all’insegnamento perenne della Chiesa rischia di far rivivere errori storicamente associati al Modernismo teologico, ripetutamente respinti dal Magistero. L’autentico sviluppo della dottrina approfondisce la comprensione della verità rivelata; non sovverte verità già insegnate in modo definitivo.

Altrettanto preoccupante è l’implicazione secondo cui la dottrina morale cattolica dovrebbe essere adattata ai costumi culturali dominanti. La missione della Chiesa non è mai stata quella di conformarsi allo spirito del tempo, ma di proclamare la verità in ogni occasione opportuna e non opportuna. La legge morale, fondata sulla Rivelazione divina e sulla legge naturale, non può essere modificata secondo le pressioni sociali o le sensibilità contemporanee.

Siamo inoltre profondamente preoccupati dalle proposte che, in nome della cura pastorale, separano l’inclusione ecclesiale dalla responsabilità morale. La carità cristiana esige che ogni persona sia accolta con dignità e attenzione pastorale; tuttavia, un autentico accompagnamento pastorale non può ignorare le realtà morali individuate dalla Chiesa, specialmente nei casi che implicano comportamenti pubblici oggettivamente contrari all’insegnamento cattolico. La misericordia senza verità cessa di essere misericordia.

In particolare, la dottrina cattolica tradizionale ha sempre insegnato che le relazioni sessuali al di fuori dell’alleanza matrimoniale tra un uomo e una donna sono gravemente disordinate. In particolare, il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che: «Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta gli atti di omosessualità come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”» (§2357; cfr. Gen. 19, 1-29; Rm. 1, 24-27; 1 Cor. 6,10; 1 Tm. 1,10). Approcci pastorali che sembrano normalizzare o benedire relazioni contrarie a tale insegnamento rischiano di provocare grave confusione tra i fedeli e di compromettere la testimonianza della Chiesa sia alla verità sia alla carità.

Ancora più preoccupante è il fatto che il rapporto finale del Gruppo di Studio n. 9 osi trattare in maniera positiva la questione dei bambini adottati e cresciuti in tali unioni, fondate su atti sessuali depravati. La dignità dei bambini e la tutela della loro innocenza si oppongono nel modo più forte possibile anche alla minima concessione in questo ambito.

Inoltre, il rapporto non riflette le convinzioni della maggioranza dei cattolici praticanti nel mondo, che continuano a aderire all’insegnamento morale perenne della Chiesa. Al contrario, appare chiaramente provenire da ambienti ecclesiali che da decenni cercano una sostanziale revisione dell’insegnamento cattolico sulla sessualità e sulla vita familiare.

Questa convinzione è rafforzata dall’evidente selettività delle testimonianze incluse nel rapporto, in particolare dal fatto che le due principali testimonianze provengano da stretti amici di padre James Martin, il cui approccio pastorale e teologico alle questioni dell’omosessualità contraddice apertamente l’insegnamento e la disciplina tradizionali della Chiesa. Tali scelte redazionali rafforzano la persuasione che il rapporto finale non sia il frutto di un ampio discernimento ecclesiale, ma di un processo ideologicamente predeterminato.

Osserviamo inoltre che i temi e le proposte avanzati nel rapporto presentano una notevole somiglianza con posizioni già affrontate e respinte dal Magistero, in particolare attraverso gli interventi della Congregazione per la Dottrina della Fede durante il pontificato di Giovanni Paolo II, sotto la prefettura del Cardinale Joseph Ratzinger.

Infine, dobbiamo esprimere una grave preoccupazione riguardo al più ampio processo sinodale stesso, qualora il “camminare insieme” dovesse giungere a significare accomodamento all’ambiguità dottrinale o capitolazione alle correnti ideologiche dell’epoca presente. La sinodalità può portare frutto solo se rimane saldamente ancorata alla fedeltà alla Sacra Scrittura, alla Sacra Tradizione e al Magistero perenne della Chiesa.

Per queste ragioni, chiediamo con rispetto ma con urgenza il ritiro del rapporto del Gruppo di Studio n. 9 dal corpus documentale della Fase III. I fedeli meritano chiarezza, continuità e la certezza che il deposito della fede affidato alla Chiesa sarà custodito senza compromessi.

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