Il primo martire cristiano in terra d’Europa

FranciaQuesta mattina alle nove, a Saint-Etienne- du-Rouvray, nei pressi di Rouen, in Normandia, durante la Santa Messa, due jihadisti appartenenti all’Isis, armati di coltelli, hanno fatto irruzione nella chiesa parrocchiale, durante la S. Messa, ed, al grido di «Daesh» ed «Allah akbar», hanno sgozzato il sacerdote celebrante, dopo averlo preso in ostaggio con due fedeli e due suore. Una terza religiosa è riuscita a sfuggire agli attentatori ed a dare l’allarme.

La vittima, don Jacques Hamel, aveva 86 anni, ed era stato ordinato sacerdote nel 1958. Era collaboratore nella parrocchia retta da un sacerdote di colore, don Auguste Moanda-Phuati. Può essere considerato il primo martire cristiano in terra d’Europa.

Le teste di cuoio hanno fatto irruzione nell’edificio sacro, “neutralizzando” ovvero eliminando i due criminali, per liberare gli ostaggi. Il bilancio è di tre morti e tre feriti, uno dei quali in modo gravissimo.

Uno dei due assalitori l’anno scorso aveva tentato di unirsi alle fila della jihad in Siria, ma era stato bloccato alla frontiera turca: dopo avere scontato un anno di galera, era stato rilasciato il 22 marzo in libertà vigilata col braccialetto elettronico. Pare che anche il suo complice fosse noto alle forze dell’ordine.

La rivendicazione dell’Isis relativa all’agguato compiuto è stata confermata anche dal presidente francese, François Hollande. Le indagini sono ora affidate alla Procura antiterrorismo. Nel frattempo, l’arcivescovo di Rouen, mons. Dominique Lebrun, è rientrato da Cracovia, dove si trovava per la Giornata Mondiale della Gioventù assieme ai partecipanti della sua Diocesi, che ha invitato a «non arrendersi di fronte alle violenze». Da parte sua intende stare accanto alle famiglie delle vittime e dei feriti, nonché accanto alla comunità parrocchiale sotto choc dopo l’accaduto.

I tragici eventi di oggi e dei giorni scorsi, in Francia ed in Germania, non hanno tuttavia mutato la linea della Commissione europea, la cui portavoce, Margaritis Schinas, ha ribadito che le porte dell’Unione «resteranno aperte a chi fugga dalla guerra e dalle persecuzioni ed a quanti cerchino asilo», nonostante sia ormai più che evidente come tra loro si celino gli jihadisti pronti a compiere attentati. Don Christian Delorme, delegato episcopale per le relazioni interreligiose nella Diocesi di Lione, in un’intervista a L’Express on line, è giunto a dire: «La nostra salvezza giungerà dalla nostra solidarietà con la comunità musulmana, essa stessa vittima di tutta questa barbarie». Anche il Vescovo di Saint-Denis, mons. Pascal Delannoy, ha ribadito come, nonostante tali atti, il «dialogo islamo-cristiano» ed il «cammino dell’incontro e della fraternità» debbano continuare. Vedremo presto gli esiti di quest’immutata politica di accoglienza tout court.

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