Il potere delle lobby gay negli Stati Uniti

(di Danilo Quinto) “Yes, we can”. Cecilia Malmstrom, commissaria europea incaricata per gli affari interni, ha salutato così le dichiarazioni del Presidente americano Obama a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso. E si capisce perché. Il Parlamento europeo è in prima linea nel sostenere il matrimonio omosessuale.

Nell’ultima delle risoluzioni, approvata il 13 marzo scorso, il Parlamento “si rammarica  dell’adozione da parte di alcuni Stati membri di definizioni restrittive di famiglia con lo scopo di negare la tutela giuridica alle coppie dello stesso sesso e ai loro figli; ricorda che il diritto dell’UE viene applicato senza discriminazione sulla base di sesso o orientamento sessuale, in conformità della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”.

Nella stessa data, sono stati approvati i passaggi del rapporto in cui si chiede alla Commissione di elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni omosessuali tra gli Stati membri che già le ammettono “al fine di garantire un trattamento equo per quanto concerne il lavoro, la libera circolazione, l’imposizione fiscale e la previdenza sociale, la protezione dei redditi dei nuclei familiari e la tutela dei bambini”.

Le potenti lobby omosessuali stanno vincendo, dall’Europa all’America. Già nel mese di febbraio, il Presidente degli Stati Uniti comunicò di non voler più difendere il Defense Marriage Act – cambiando la sua posizione rispetto al 2008, quando difendeva il matrimonio naturale con queste parole: “è un beneficio per tutti i membri della società che l’istituzione del matrimonio fra uomo e donna si conservi per servire il bene comune” –  il che significa imporre alla Corte degli Stati Uniti di accettare i ricorsi di quelle statali nel caso chiedano il riconoscimento del matrimonio tra persone delle stesso sesso.

Ora, con le elezioni che si avvicinano, Obama forza la mano per ingraziarsi coloro che contano a livello elettorale. Lo fa subito dopo il voto che in Carolina del Nord ha approvato un emendamento alla Costituzione che proibisce il matrimonio tra omosessuali. La Carolina del Nord si è così unita agli altri 28 Stati americani che hanno già inserito il divieto, mentre le nozze tra gay sono consentite in Massachusetts, Iowa, Vermont, New Hampshire, Connecticut, New York e District of Columbia. Maryland, New Jersey e Washington hanno approvato quest’anno una legge che consente il matrimonio omosessuale.

Obama giustifica la sua posizione dicendo che ne ha discusso con moglie e figlie, che “sono a proprio agio con le coppie dello stesso sesso. Malia e Sasha hanno amici i cui genitori sono dello stesso sesso. Alcune volte io e Michelle ci sediamo a tavola e parliamo con Malia e Sasha dei loro amici e dei loro genitori e a loro non viene neanche in mente che dovrebbero essere trattati diversamente. Per loro non ha senso e e francamente questo è qualcosa che cambia la prospettiva”. Certo che cambia la prospettiva, quella dell’antropologia umana.

La questione paradossale è rappresentata dal fatto che i dati a disposizione – ad esempio un sondaggio accreditato della Gallup dell’anno scorso – dimostrano la prevalenza omosessuale nella popolazione degli Stati Uniti pari all’1-4%, mentre gli americani mediamente credono invece che sia omosessuale il 25% della popolazione. Risultati analoghi si otterrebbero anche nei Paesi europei. Una piccola minoranza, molto ben finanziata e potente, riesce ad imporre tematiche e modelli di comportamento che dilagano nelle opinioni pubbliche occidentali.

Questo fenomeno non si arginerà se la politica non ripristinerà il principio della vera natura del matrimonio: un patto tra persone che vogliono generare, nell’ambito di una famiglia stabile, dove i bambini vengono educati e fatti crescere così come la natura, e non la Chiesa, stabilisce.(Danilo Quinto)

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