Il Novus ordo cinquant’anni dopo: quale bilancio?

(di Mauro Faverzani) Era esattamente il 3 aprile 1969, quando uscì la costituzione apostolica Missale Romanum, con cui Paolo VI promulgò il Novus Ordo della Messa. Son trascorsi cinquant’anni da allora. Ma quale bilancio, se ne può trarre? Intende rispondere a questa domanda il prezioso dossier del numero d’aprile della rivista Radici Cristiane.

Già i cardinali Ottaviani e Bacci presentarono all’allora Pontefice ed all’opinione pubblica una dettagliata analisi, compiuta da un gruppo di teologi, della costituzione Missale Romanum. Il loro testo fu accompagnato da una lettera, in cui i due porporati denunciavano «un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa», formulata dal Concilio Tridentino, che, «fissando definitivamente i “canoni” del rito, eresse una barriera invalicabile contro qualunque eresia, che intaccasse l’integrità del Magistero». Radici Cristiane ripropone il testo integrale di questa lettera, che non ha affatto perso d’attualità.

I timori dei cardinali Ottaviani e Bacci hanno trovato purtroppo conferma nei fatti, come rilevato in un proprio articolo da don Claude Barthe, cappellano del pellegrinaggio Summorum Pontificum, autore di numerose opere riguardanti l’attuale crisi della Chiesa, la liturgia romana e l’esegesi mistica della liturgia, tra cui Storia del Messale Tridentino (Solfanelli 2018) ed il recente La Messa del Vaticano II, un dossier storico (non ancora tradotto in italiano).

Così la «riforma liturgica conseguente al Vaticano II – scrive don Barthe – ha brutalmente disperso la favolosa ricchezza della liturgia latina, per cercare di far meglio intendere la Chiesa agli “uomini di questo tempo” mediante un messaggio rinnovato. Essi sono d’altronde rimasti sordi a questo messaggio, mentre gli stessi fedeli hanno iniziato a lasciare le chiese».

Perché? Cosa è cambiato? Circa i contenuti, «il nuovo rito produce un effetto di minore senso della trascendenza del mistero eucaristico, d’indebolimento della dottrina della Messa come sacrificio sacramentale, di minor adorazione della presenza reale di Cristo, di mitigazione della specificità del sacerdozio gerarchico».

Non poco… Ciò nonostante, pur con tutti i suoi comprovati limiti, papa Francesco ha presentato la riforma liturgica, varata dal Vaticano II, come «irreversibile», quindi definitiva, durante il discorso del 24 agosto 2017 rivolto ai partecipanti alla 68ma Settimana liturgica italiana. Eppure, ricorda don Barthe, «a tappe (nel 1984, nel 1988, nel 2007), le celebrazioni “selvagge” del culto tradizionale sono finalmente divenute di pieno diritto, di modo che il nuovo rito coesiste oggi con quello antecedente».

D’altronde, solo col ritorno alla tradizione ed alla fede cattolica autentica dalle rovine dell’esperimento conciliare sarà possibile fronteggiare la crisi nella Chiesa, che stiamo attraversando: è quanto afferma in un’intervista su Radici Cristiane, il dott. Peter Kwasniewski, docente di filosofia, teologia e profondo conoscitore del pensiero di San Tommaso.

Il demonio odia la Messa in rito antico, perché «l’usus antiquior è come un esorcismo perpetuo al diavolo ed indica continuamente il trionfo di Dio incarnato sull’antico nemico della natura umana. Il fatto stesso che la nuova liturgia abbia abolito o abbreviato gli esorcismi ovunque siano stati trovati – nel rito del Battesimo, in varie benedizioni, nel rito stesso dell’esorcismo – parla da sé».

La professoressa Maria Guarini, nel contributo che ha dato al dossier della rivista, non esita a parlare di pesanti minacce e di un colpo di spugna promosso contro il Summorum Pontificum: di recente, ad esempio, tramite concetti quale quello di «collegialità» oppure tramite la modifica, introdotta dal Motu Proprio Magnum principium, al can. 838 del Codice di diritto canonico sulle competenze della Santa Sede, delle Conferenze episcopali e dei Vescovi diocesani nell’ordinamento della liturgia.

In seno alla Conferenza episcopale italiana alcuni Vescovi caldeggiano la soppressione del Summorum Pontificum, mentre il teologo Andrea Grillo auspica l’abrogazione del documento applicativo Universae Ecclesiae, vanificandone l’efficacia: «Non finirà dunque mai – si chiede la professoressa Guarini – la stagione postconciliare dell’assorbimento acritico o passivo di scelte teo-ideo-logiche, imposte in nome del Concilio con l’autoritarismo delle avanguardie agguerrite, che decenni fa hanno cominciato a enfatizzare la “democrazia” nella Chiesa e che oggi – che stiamo per arrivare al punto di non ritorno – si è trasformato in una tirannide ormai difficilmente estirpabile? Almeno umanamente parlando».

Il dossier contiene infine un’intervista di Aurelio Porfiri a don James Jackson della Fraternità San Pietro, in cui il sacerdote americano risponde ad alcune delle domande più frequenti su questo argomento.

Un numero davvero da non perdere, dunque, quello di aprile del mensile Radici Cristiane, per capire come i timori di ieri siano puntualmente diventati gli incubi liturgici di oggi. Ma anche per le molte, altre notizie contenute nella rivista su altri temi di particolare attualità e di eguale interesse. Si parla, ad esempio, di morte cerebrale e di Isis, più vicino a casa nostra di quanto si possa immaginare. Ed ancora, interviste a nomi illustri del giornalismo nazionale, come quello del vaticanista Aldo Maria Valli. Tutto questo e molto altro su Radici Cristiane. È possibile acquistarlo on line o sottoscrivendo un abbonamento, cliccando su www.radicicristiane.it

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