Il Natale festa dello sguardo

Il Cristianesimo si configura come la religione dello sguardo. Il Cattolicesimo (che è il Cristianesimo autentico) ancora di più si presenta come tale, grazie all’enorme importanza che esso dà alla devozione mariana. Prima di tutto diciamo in che senso si può e si deve parlare del Cristianesimo come religione dello sguardo. 

Guardare qualcosa vuol dire porsi dinanzi ad essa e adeguare la propria intelligenza conformemente ad essa. Il guardare non rimanda tanto ad una pretesa di comprensione (nel senso di “cum-prehendere”, ovvero di “prendere con sé – portare dentro di sé – portare nella propria mente”) quanto ad un verificare conservando lo stupore e la meraviglia che non dovrebbero mai abbandonare la conoscenza

Guardare non vuol dire limitarsi a constatare freddamente o –peggio- a ridurre la conoscenza ad una semplice percezione sensibile; vuol dire piuttosto coinvolgere l’intelligenza affinchè questa colga la ragionevolezza o meno di ciò che le sta dinanzi, ma nella convinzione che se tutto può essere conosciuto non tutto può essere compreso.  La definizione tradizionale cattolica della fede come “assenso dell’intelletto alle verità rivelate” sintetizza bene ciò che abbiamo appena detto. Nell’atto di fede l’intelligenza è coinvolta, ma essa deve assentire, ovvero non solo è chiamata a capire ma anche a inchinare se stessa dinanzi al vero.

Tutto questo rimanda ad un importantissimo significato che attiene al guardare ed è la convizione che l’approccio alla verità non possa ridursi alla dimensione intellettuale, ma piuttosto debbasostanziarsi sull’amore. La verità, infatti, non solo va conosciuta, va soprattutto amata…ed è relativamente a questo amore che l’uomo raggiunge la salvezza.

Dicevamo che il Cristianesimo è l’unica religione dello sguardo e a maggior ragione lo è il Cattolicesimo.  I motivi sono molto più semplici di quanto possiamo immaginare. L’originalità di un dio che arriva a farsi veramente uomo e su cui innestare la propria vita nella necessità di partecipare alla sua vita (la Grazia); e ancora: di una Madre a cui affidare le proprie pene e la propria salvezza… fanno del Cattolicesimo la vera e l’unica religione dello sguardo, nel senso che abbiamo indicato finora.Tra il guardare e il leggere vi è una grande differenza. Il leggere è un accostarsi all’oggetto di studio con la convinzione che esso (l’oggetto di studio) sia esauribile dalla propria mente o addirittura possa essere suscettibile di una rielaborazione.

Non è così il guardare, che implica sì il desiderio di conoscere, ma nella consapevolezza che ciò che si osserva è “dato”, ha una natura intoccabile che è offerta all’uomo e che non può da questi essere riscritta. Questa consapevolezza dello sguardo come vero criterio della ricerca teologica è sempre stata presente nei grandi teologi, inesistente invece nei pessimi teologi. I grandi teologi hanno sempre organizzato il loro studio sull’esperienza della preghiera, affidando ad essa il senso e l’eventuale successo del loro lavoro. San Tommaso d’Aquino (siamo ai vertici della teologia) soleva studiare e scrivere dinanzi al Santissimo Sacramento.

Ogni tanto, soprattutto nei momenti di difficoltà di comprensione o di scrittura, alzava lo sguardo e contemplava il Signore. Siamo al Natale. Questa festa -lo sappiamo- non è tanto la festa dell’Incarnazione (essendo l’Annunciazione la vera festa dell’Incarnazione, perchè fu in quel momento che il Verbo s’incarnò) quanto dell’epifania, ovvero della manifestazione di Dio. Ragioniamo.

Di per sé è più importante il momento in cui è avvenuta l’Incarnazione del Verbo oppure quando il Verbo incarnato è venuto alla luce? E’ evidente che è più importante il primo momento; eppure giustamente si dà più importanza al Natale. Perchè? Perchè Il Verbo, con la sua nascita, si è fatto guardare e ha permesso la sua sequela. Nei dipinti che ritraggono la Natività c’è una caratteristica che non manca mai: i personaggi hanno lo sguardo sul Bambino. Anche la Vergine e il suo castissimo Sposo. Cosa insegnano queste raffigurazioni? Proprio l’atteggiamento giusto dinanzi la Verità: lo sguardo. Siamo qui –sembrano dire tutti i personaggi della Natività- perché siamo venuti a contemplare, adorare e…mendicare quella Verità che serve al nostro cuore e alla nostra vita.

Questo è anche il motivo per cui nella pietà popolare cristiana è nato il desiderio di riprodurre la Natività anche plasticamente. Il presepe fonda se stesso sul desiderio del fedele di contemplare, ma anche di far sì che questa contemplazione si agganci allo sguardo di un reale in cui il Mistero si realizza. Costruire il presepe ogni anno vuol dire che il Mistero non è solo storicamente dato ma si presenta ancora qui ed ora dinanzi a me nel desiderio di poter penetrare e albergare nel mio cuore.

Il presepe: un Mistero reale ed attuale che deve essere rappresentato nei minimi particolari. Non a caso un grande maestro di spiritualità, sant’Ignazio di Loyola, per la meditazione invita ad un’opportuna “composizione di luogo”: cercare di scorgere tutto nel Mistero che si realizza, anche il particolare più insignificante…coinvolgere tutta la sensibilità per guardare e avvertire dentro di sé la meraviglia che il Signore ha vissuto e ha preparato per ognuno.   Auguri nella Grazia del Signore Gesù e nella Sua tenerissima Madre.

………………………………………..
Chi volesse leggere le circolari precedenti, può andare al sito  www.itresentieri.it  In questo stesso sito, cliccando sulla scritta ‘I Tre Sentieri’, si possono leggere le ragioni per cui è nato questo cammino

…………………………………….

I Tre SentieriDio è Verità, Bontà e Bellezza

·        Alla Bontà va amata corrisponde il Primo Sentiero: Preghiera e Vita di Grazia

·       Alla Verità va conosciuta corrisponde il Secondo Sentiero: L’apologetica per dimostrare la verità del Cattolicesimo

·      Alla Bellezza va gustata corrisponde il Terzo Sentiero: Conoscere ed esprimere il fascino irresistibile della verità cattolica che sola può appagare il cuore dell’uomo
·      Il Raduno: prima però di intraprendere un viaggio bisogna esser convinti dei motivi per cui si deve partire, ovvero: l’uomo non può vivere senza un senso che gli faccia capire di non essere gettato nel mondo ma frutto di un progetto di amore

 

Donazione Corrispondenza romana