Il “metacristiano”

(di Francesco Agnoli su Il Foglio del 08-11-2012) Il 9 e 10 novembre, presso la Pontificia Università Gregoriana, si terrà un grande convegno dal titolo: “Sfide antropologiche di oggi, una lettura di Pierre Teilhard de Chardin per una evangelizzazione rinnovata a 50 anni dal Concilio Vaticano II”. Quasi per caso ho sotto gli occhi da giorni alcuni testi di questo gesuita che in certi ambienti viene presentato come un uomo di grande fede e, nello stesso tempo, un esimio scienziato (mentre altri lo bollano come un pessimo scienziato, e un ottimo eretico). Ebbene, per provare a capirci qualcosa, partirò citando alcune sue riflessioni.

Vediamo prima lo scienziato: “Sotto il peso di testimonianze convergenti raccolte presso uomini molto diversi, vedo crescere la possibilità di un’altra ipotesi: che i cinesi cioè siano dei primitivi arrestati, degli ‘infantili’ la cui stoffa antropologica sarebbe inferiore alla nostra. Inoltre la loro massa emana un’insuperabile forza di livellamento e di ‘dissoluzione’. Tra loro, tutto ciò che tende a elevarsi viene immediatamente riportato a zero.

Tutto ciò che vive a lungo in mezzo a loro è psicologicamente sminuito, snervato… Né l’atteggiamento cristiano dell’amore di tutti gli uomini, né le speranze umane di una società organizzata debbono farci dimenticare che lo ‘strato umano’ non è,
forse, omogeneo. In tal caso bisognerebbe trovare per i cinesi, come per i negri, una funzione speciale che forse non è (per impossibilità biologica) quella dei bianchi”.

Sinceramente, leggendo uno che parla di “stoffa antropologica” e amenità simili, è difficile non sposare, anche un po’ alla cieca, il giudizio assai negativo sulle conoscenze scientifiche di Teilhard de suo contemporaneo e biologo francese Jean Rostand. Passiamo al sacerdote e teologo, cui dovremmo affidarci per una “evangelizzazione rinnovata”. Sempre nell’opera citata (“Lettere inedite, 1926-1952”, il Saggiatore), scrivendo ad amici vari, Teilhard rivendica una “nostra visione moderna di Dio” che si oppone a una “enciclica abbastanza fondamentalista” (si riferisce alla “Humani generis” di Pio XII) così come al dogma dell’Assunzione di Maria.

Qui occorre aprire una piccola finestra sulla concezione teologica del sacerdote francese, che non esita a presentarsi come l’uomo che Roma dovrebbe ascoltare per capire davvero, per giungere finalmente al “metacristianesimo”. Le critiche della chiesa al gesuita Due pensatori cattolici come E. Gilson e J. Maritain, senza lasciarsi ingannare dal “bel vocabolario”, dalla “grande favola”, dai “neologismi patetici” e immaginifici del gesuita (“Cristo Cosmico”, “punto Omega del divenire” ecc.) non esitano a definire le dottrine di
Teilhard “gnosi teilhardista” e “theologyfiction”.
In particolare Maritain riporta un passo significativo di una sua lettera a Leontine Zanta: “Ciò che sta dominando i miei interessi e le mie preoccupazioni interiori, lei lo sa già, è lo sforzo di stabilire in me, e diffondere intorno a me, una religione nuova (chiamiamola pure un migliore cristianesimo), in cui il Dio personale cessi di essere il gran padrone neolitico di un tempo per divenire l’anima del Mondo che il nostro stadio religioso e culturale invoca”. “Religione nuova”, “anima del Mondo”: quale legame con la
dottrina di un Creatore trascendente che si è Incarnato per salvare l’uomo dal
peccato? Scrive ancora Teilhard nel 1953: “Ciò che fa vivere il Cristianesimo non è il senso della Contingenza del creato, bensì quello del mutuo completarsi del mondo e di Dio”.
Difficile, alla luce di questa e di mille altre dichiarazioni dal sapore evidentemente panteista, non concordare con il cardinal Alfredo Ottaviani, secondo il quale il gesuita identifica Gesù Cristo con il cosmo, mescolando panteismo, evoluzionismo in salsa metafisica e tematiche hegeliane (del tipo: “Senza il mondo Dio non è Dio”). Quanto alle altre verità di fede, continua Maritain (richiamandosi allo studio di Claude Tresmontant “Le Père Teilhard de Chardin et la Théologie”, alle confidenze con Gilson e ad alcuni scritti del cardinal Journet), Teilhard “estrapola dal linguaggio scientifico una pseudo filosofia e una pseudo teologia”.
Teilhard non accetta pienamente il concetto di creazione, fa nascere l’anima dall’evoluzione, a opera della materia. Il gesuita definisce erroneamente l’Incarnazione come una “immersione nel molteplice”, unisce in un vincolo necessario, negando la gratuità della salvezza, accantona l’idea tradizionale di peccato, stravolge l’idea di redenzione – al che un Cristo che si lascia crocifiggere in un mondo che procede esso stesso verso il punto Omega? –, spinge i cristiani all’idolatria del progresso, a “inginocchiarsi davanti al mondo” dimenticando l’esistenza del male e il ruolo di Satana nella storia… Teilhard viene sospeso dall’insegnamento nel 1926. Nel 1927 la Santa Sede nega l’imprimatur al suo “Milieu divin” e nel 1939 bolla come eterodosso il suo “L’Energie humaine”. Seguiranno altri quattro provvedimenti contro le sue dottrine, tra il 1947 e il 1955. Teilhard per una nuova evangelizzazione. No grazie, ha già dato.
(Francesco Agnoli)

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