Il messaggio al nostro tempo di santa Maria Goretti

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(Cristina Siccardi) Alla pontificia basilica della Madonna delle Grazie di Nettuno, comune della città metropolitana di Roma, sono costanti i pellegrinaggi per pregare e venerare le spoglie di santa Maria Goretti, la martire della purezza, chiamata affettuosamente dai suoi devoti «Marietta», la cui memoria liturgica cade il 6 luglio. Il santuario, intitolato anche a lei, è retto dai Padri Passionisti, congregazione religiosa che sta celebrando il suo Giubileo, in occasione del 300° anniversario della sua fondazione: dal 22 novembre 2020 fino al 1° gennaio 2022.

L’Istituto venne eretto nel 1720 da san Paolo della Croce (1694-1775) nel convento del monte Argentario; la Regola, approvata da papa Benedetto XIV il 15 maggio 1741, obbliga i Passionisti (che indossano una tonaca nera, stretta in vita da una cintura di cuoio, e portano sul petto un distintivo con l’effigie del Sacro Cuore sormontato da una croce bianca con la scritta Jesu XPI Passio) ad un quarto voto, che si fonda sulla propagazione della devozione alla Passione di Gesù per mezzo di missioni e altri sacri ministeri.

In un’epoca in cui il pudore e la modestia femminile sono valori calpestati e dilaniati da una propaganda femminista ed una “cultura” libertina, sfacciata e tracotante, il santuario di Nettuno conserva i resti mortali di una ragazza dodicenne che ha preferito la morte piuttosto che, per amor di Dio, perdere la verginità. Per difendere la propria castità, venne uccisa a colpi di pugnale dal diciottenne Alessandro Signorelli, che Marietta invitò a fermarsi nel suo intento, per non andare contro Dio e all’Inferno, inoltre, le sue ultime parole furono di totale perdono per lui. Beatificata il 27 aprile 1947 da papa Pio XII e canonizzata dallo stesso Pontefice il 24 giugno 1950 alla presenza della mamma Assunta, Marietta continua a richiamare l’attenzione, la pietà e l’affetto dei fedeli, in particolare dei nettunesi, dei laziali, dei marchigiani e dei campani.

Il culto dei martiri, nei primi secoli cristiani, è iniziato proprio dalle loro tombe. I luoghi di sepoltura sono da sempre il centro vitale della comunione dei santi in terra e della devozione cattolica, epicentro dell’amore per gli autentici testimoni del Vangelo, ai quali si ricorrere per chiedere, attraverso la loro intercessione, grazie e miracoli. Marietta viene invocata, in particolare, dalle madri di famiglia, ma, in quest’epoca, anche da tutti coloro, uomini e donne, che comprendono l’ora delle tenebre sperimentata e vissuta dal mondo dell’infanzia: da chi non può neppure nascere, a causa di genitori e governi che decidono la sua soppressione; a chi non può non avere un padre ed una madre perché costretto a vivere con due donne o due uomini; a chi non può godere di un nido familiare a conduzione normale, dovendo periodicamente fare i bagagli per andare dalla casa della madre a quella del padre e vice versa, passare le vacanze col padre e poi con la madre, “familiarizzare” con l’amante della madre e/o con l’amante del padre…


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La fede, la speranza, la carità, l’assiduità nella preghiera, la frequentazione dei sacramenti (era disposta a rinunciare a ore di sonno pur di poter partecipare alla Santa Messa domenicale a Campomorto, distante diversi chilometri da casa sua) e la recita del Rosario, non vennero mai meno nella piccola originaria di Corinaldo nelle Marche, neppure nel faticoso lavoro domestico per sostituire la presenza dei genitori nei campi, neppure quando le morì il padre di malaria. Affabile, generosa, pura di cuore, visse fino alla fine nell’innocenza, quell’innocenza ai nostri giorni violentemente attaccata dalla cultura e dalla politica dominanti, che si indignano di fronte al governo ungherese che vieta di parlare e di dibattere di gender, di omosessuali, di lesbiche, di transessuali… con i minori.

Gli innocenti sono proprio i puri di cuore, coloro che entreranno in Paradiso: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18, 3). Ma la malizia, oggi, a motivo della latitanza familiare, della classe insegnante fagocitata nel trasmettere messaggi travianti, della presenza di psicologi allineati per lo più con il pensiero unico, della sfrenata attività minorile sui social, è diventata vera e propria “maestra di vita”. Ecco, allora, che le preghiere formulate di fronte a Maria Goretti assumono in questa nostra epoca una valenza gigantesca: non solo più si ricorre a lei per intercedere presso Nostro Signore al fine di ottenere personali favori spirituali e materiali, ma anche per fermare l’eccezionale maremoto che si è abbattuto sugli infanti e gli adolescenti, lasciati “liberi” di vagare nel confuso e folle pensiero occidentale, che non ha più parametri di saggia autorevolezza. 


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